“Un bambino non è un adulto in miniatura, non si può trattare con le stesse modalità”. Con queste parole nette il ministro della Salute Orazio Schillaci ha risposto ieri in Aula a un’interrogazione sulla neuropsichiatria infantile, presentata da Simona Loizzo (Lega), affrontando un tema che ha definito “delicato e urgente”.
Nel suo intervento, Schillaci ha confermato i dati allarmanti sull’aumento dell’uso di psicofarmaci in età evolutiva, ma ha anche illustrato le misure previste dal Piano di azione nazionale per la salute mentale 2025-2030 e le risorse stanziate per i prossimi anni.
I numeri: consumo di psicofarmaci in crescita dopo la pandemia
Schillaci ha citato l’ultimo rapporto OsMed, secondo il quale dal 2016 è aumentato sia l’uso sia il consumo di psicofarmaci in età evolutiva. “Il dato è coerente con quello internazionale, anche se in Italia rimane al di sotto della media europea”, ha precisato, sottolineando che “dopo la pandemia si è accentuato questo fenomeno”. Il ministro ha però avvertito: “Non siamo davanti a un’ondata emotiva post-Covid, perché i numeri ci dicono altro: è un incremento strutturale della complessità clinica”. Spesso, ha aggiunto, “il disagio arriva all’osservazione medica quando è in fase acuta, troppo tardi”.
Le criticità: frammentazione dei dati, disparità territoriali, carenza di posti letto
Schillaci ha elencato le principali criticità del sistema:
– Frammentazione dei dati: “Abbiamo sviluppato un sistema informativo della salute mentale in età evolutiva, ma dobbiamo tracciare l’intero percorso con ambulatori e servizi semiresidenziali”.
– Disparità territoriali: “Al Centro e al Sud la carenza di posti letto specialistici costringe a ricoveri impropri, con ragazzi in reparti per adulti o in pediatrie generaliste. Questo non è accettabile”.
– Prevenzione insufficiente: “L’Istituto superiore di sanità sta rafforzando la rete, che parte dal riconoscimento precoce dei disturbi del neurosviluppo. Intercettare prima significa curare meglio”.
– Mancanza di équipe multidisciplinari: “Servono specialisti con competenze specifiche non solo per gestire l’emergenza, ma per garantire progetti terapeutici a lungo periodo”.
Le risposte: il Piano nazionale e i fondi stanziati fino al 2029
Il ministro ha ricordato che con la legge di bilancio 2026 sono stati stanziati fondi dedicati al Piano di azione nazionale per la salute mentale 2025-2030, “un Piano atteso da 13 anni”. Il Piano prevede un capitolo intero dedicato ai minori, con interventi che coinvolgono anche la scuola per la prevenzione del bullismo e il riconoscimento precoce del disagio.
“Questi sono i numeri”, ha detto Schillaci: 80 milioni di euro per il 2026, 85 per il 2027, 90 per il 2028 e 30 milioni l’anno dal 2029. Di questi, 30 milioni all’anno sono vincolati ad assunzioni a tempo indeterminato di medici, psicologi, educatori e professionisti formati. “Le regioni riceveranno queste risorse con modalità di monitoraggio stringenti”, ha assicurato il ministro.
L’appello: “Ora le risorse ci sono, serve l’impegno di tutti”
Schillaci ha concluso con un appello: “Abbiamo ragazzi che soffrono, famiglie allo stremo, professionisti che vanno incentivati a lavorare meglio e non possiamo più permetterci di guardare dall’altra parte. Ora le risorse ci sono, c’è il Piano e gli strumenti di monitoraggio anche. Serve l’impegno di tutti: del Ministero nel controllare, delle regioni nell’attuare, dei professionisti nel curare con appropriatezza e delle famiglie nel non aver paura di chiedere aiuto”.
E ha aggiunto, con tono fermo: “Un ragazzo che soffre di disagio mentale non è un fallimento, è una persona che ha diritto ad essere curata e deve essere curata bene e in tempo”.