Ebola. Allarme Africa Cdc: “Non è solo un problema della RDC, è una crisi regionale”

Ebola. Allarme Africa Cdc: “Non è solo un problema della RDC, è una crisi regionale”

Ebola. Allarme Africa Cdc: “Non è solo un problema della RDC, è una crisi regionale”

Il direttore Kaseya: “Chi pensa che resti confinato si sbaglierà, come successe con il Covid». Servono 264 milioni di dollari. Colpite soprattutto le donne”.

L’epidemia di Ebola (ceppo Bundibugyo) che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda non può essere considerata un’emergenza locale. È una minaccia regionale, anzi continentale. E va affrontata con la stessa logica di solidarietà che – troppo tardi – imparammo durante la pandemia da Covid-19. È il messaggio chiaro e netto lanciato dal Direttore generale dell’Africa Cdc, Jean Kaseya, al termine di un vertice ministeriale ospitato a Kampala dal presidente Yoweri Museveni.

“Questo focolaio non è un problema della RDC, è un problema regionale – ha dichiarato Kaseya in conferenza stampa -. Coloro che credono che sia solo un problema della RDC verranno sorpresi, come accadde durante il Covid. Dobbiamo considerarlo una questione regionale, persino continentale, e affrontarlo come tale”.

Numeri alla mano, il monito non è esagerato. Secondo il quadro aggiornato presentato durante il vertice, i casi confermati sono 96, con 11 decessi accertati tra RDC e Uganda. Ma a preoccupare i sanitari sono soprattutto gli 867 casi sospetti e i 204 decessi sospetti ancora in attesa di diagnosi definitiva. Numeri che potrebbero far precipitare la situazione nelle prossime settimane.

A complicare il quadro c’è una specificità tecnica di non poco conto: si tratta del ceppo Bundibugyo, per il quale l’accesso a vaccini e terapie approvati è al momento limitato. Un vuoto che rende ancora più cruciale la sorveglianza, il tracciamento dei contatti e le misure di prevenzione ai valichi di frontiera.

Il ministro della Salute della RDC, Roger Kamba, ha spiegato le difficoltà iniziali nella risposta: “Il ritardo è dovuto al fatto che il laboratorio di Bunia non era in grado di rilevare il ceppo Bundibugyo, ed è stato necessario inviare i campioni a Kinshasa”. Un problema logistico non da poco in una regione già segnata da insicurezza e movimenti di popolazioni.

Kamba ha anche rivelato che il governo congolese sta cercando canali diplomatici e di mediazione, anche con partner internazionali, per facilitare l’accesso alle aree sotto il controllo del gruppo armato M23. “Una risposta unificata in tutti i territori colpiti è essenziale per contenere l’epidemia”, ha affermato.

Il vertice di Kampala, che ha riunito i ministri della Salute di RDC, Uganda e Sudan del Sud insieme a Oms, Unicef, Unfpa e altri partner tecnici, ha messo a punto una strategia comune. Il modello è ambizioso: “un team, un piano, un budget e un modello di implementazione unico” sotto la guida del Continental Incident Management Support Team (Imst), coordinato congiuntamente da Africa Cdc e Oms.

Il presidente ugandese Museveni si è offerto di ospitare l’Imst a Kampala, un segnale concreto di leadership regionale.

“Nessuna singola agenzia, nessun singolo Paese può rispondere da solo a un’epidemia di questa portata – ha dichiarato Marie Roseline Belizaire, Emergency Director di Who-Afro -. Coordinamento, solidarietà e collaborazione sono elementi critici per questa risposta”.

Un dato demografico allarma in particolare gli operatori umanitari: oltre il 60% delle persone infette sono donne. A spiegarlo è Lydia Zigomo, direttrice regionale dell’Unfpa. “Le donne rappresentano più del 60% delle infezioni in questa epidemia. Principalmente perché sono loro le prime rispondenti sul campo: a livello domestico, sono loro che assistono i malati”.

Un fenomeno già osservato in altre epidemie africane, ma che qui rischia di acuire le disuguaglianze di genere nell’accesso alla cura e nella protezione dal contagio.

Il vertice non si è concentrato solo sull’emergenza immediata. Etleva Kadilli, direttrice regionale dell’Unicef, ha ricordato un punto cruciale: “Mantenere i servizi essenziali – salute, nutrizione e protezione, specialmente per bambini, ragazze e donne – sarà di fondamentale importanza”. L’epidemia, insomma, non deve costringere a sospendere le vaccinazioni di routine, la lotta al colera e al morbillo (già attive in molte aree della regione) né la frequenza scolastica, dove ancora possibile.

Infine, i numeri della raccolta fondi. Secondo le prime stime illustrate da Kaseya, servirebbero circa 264 milioni di dollari per le operazioni di risposta in RDC e Uganda, ai quali vanno aggiunti 54 milioni di dollari per rafforzare la preparazione nei Paesi limitrofi ad alto rischio, primo fra tutti il Sudan del Sud. “Si tratta ancora di cifre preliminari”, ha precisato il direttore dell’Africa Cdc, in attesa che il piano congiunto venga finalizzato.

L’appello, insomma, è già partito. E la posta in gioco, come ha ricordato Kaseya, è alta: “Dobbiamo affrontare la cosa come una questione regionale, persino continentale”. Stavolta, nessuno vuole farsi trovare impreparato.

26 Maggio 2026

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