Emergenza-urgenza, in Liguria il nuovo modello sui ricoveri urgenti rischia di trasformare i Pronto soccorso in hub burocratici

Emergenza-urgenza, in Liguria il nuovo modello sui ricoveri urgenti rischia di trasformare i Pronto soccorso in hub burocratici

Emergenza-urgenza, in Liguria il nuovo modello sui ricoveri urgenti rischia di trasformare i Pronto soccorso in hub burocratici

Gentile Direttore, come sezione regionale della Società Italiana della Medicina di Emergenza-Urgenza (SIMEU). Pur condividendo l'obiettivo di abbattere il fenomeno del boarding, sentiamo il dovere di intervenire nel dibattito e non possiamo tacere su alcune criticità tecniche del documento della Liguria

Gentile Direttore,  come sezione regionale della Società Italiana della Medicina di Emergenza-Urgenza (SIMEU), sentiamo il dovere di intervenire nel dibattito sollevato dal recente modello organizzativo per la gestione dei ricoveri urgenti in Liguria (DGR 123-2026). Pur condividendo l’obiettivo di abbattere il fenomeno del boarding, non possiamo tacere su alcune criticità tecniche dei punti 5 e 6 del documento che, se applicate, rischierebbero di trasformare i Pronto Soccorso in semplici “hub di smistamento” burocratico, deprimendo la professionalità del Medico d’Emergenza-Urgenza (MEU) e, soprattutto, mettendo a rischio la sicurezza dei pazienti.

L’autonomia del MEU non è una pretesa corporativa, ma una garanzia di efficienza e professionalità. Il documento regionale ipotizza al Punto 6 un percorso in cui il “il ricovero in area internistica sia disposto e preso in carico direttamente dall’unità operativa di Medicina Interna”. È necessario ricordare che, per legge (DPR 27/3/69 n. 128, art. 14), il medico di guardia ha la piena autonomia e l’autorità di stabilire il ricovero e la destinazione del malato. Subordinare tale decisione a una consulenza obbligatoria non è solo lesivo della dignità di una disciplina specialistica autonoma, ma è operativamente pericoloso. La letteratura scientifica è chiara: ogni passaggio intermedio inutile aumenta il tempo di permanenza e il sovraffollamento, che a sua volta eleva il rischio di mortalità per i pazienti. La consulenza deve servire a definire la terapia o un eventuale percorso e chiesta a discrezione del medico che ha in carico il paziente, non a decidere se un letto spetti o meno a un cittadino in condizioni acute o critiche.

L’obiettivo è di superare le problematiche inerenti le “patologie di confine” con percorsi certi, non con trattative. Il contenzioso sulle cosiddette patologie di confine (colecistiti, diverticoliti non chirurgiche, subocclusioni o pazienti da palliare o non immediatamente candidabili alla chirurgia) non si risolve con una negoziazione caso per caso in Pronto Soccorso, che alimenta solo tensioni e ritardi. La soluzione è la definizione a priori di percorsi clinici basati su criteri oggettivi e gradi di saturazione ospedaliera. Quando l’area medica è satura, il sistema deve prevedere lo spostamento automatico verso aree specialistiche affini. Questo non è “appoggio”, è governo clinico dei flussi che riduce i contenziosi e garantisce dignità al malato.

La Medicina d’Urgenza, inoltre, deve essere vista come un’identità da potenziare, non da ibridare. Esprimiamo forte preoccupazione per le proposte di “gestioni condivise” o ibride della Medicina d’Urgenza (MdU). Il DM 70/2015 è inequivocabile: le degenze di Medicina d’Urgenza sono obbligatorie per i DEA e devono essere assegnate funzionalmente alla SC Pronto Soccorso. La Medicina d’Urgenza ha una mission specifica di stabilizzazione e trattamento semintensivo. Proponiamo per la Liguria un reale potenziamento di queste aree, prevedendo letti di semintensiva specialistica (Codice 94) e riorganizzando i posti letto per acuti dell’area medica per creare cuscinetti assistenziali sicuri tra l’area rossa del DEA e le degenze ordinarie.

L’OBI è un filtro, non una valvola di sfogo per il boarding. Il modello regionale sembra generare confusione sull’utilizzo dell’Osservazione Breve Intensiva (OBI). L’OBI è uno strumento potentissimo per evitare ricoveri impropri, ma solo se usata per pazienti con ipotesi di dimissione entro 24-36 ore e nel rispetto degli standard ministeriali (1 letto ogni 5.000 accessi). Usarla per altri fini significa neutralizzare l’unico vero filtro che il Pronto Soccorso possiede, aggravando ulteriormente il caos.

Inoltre, vorremmo evidenziare, con rammarico, un problema metodologico. Non possiamo non rilevare come un documento tecnico che riguarda quasi esclusivamente il settore dell’emergenza-urgenza sia stato redatto senza un coinvolgimento strutturato dei professionisti del settore. Come società scientifica ci siamo sempre occupati di analizzare e definire standard organizzativi per il

Pronto Soccorso e l’area di Medicina d’Urgenza producendo policy statement che non sembrano essere stati presi in considerazione e non siamo stati interpellati anche solo per un confronto.

SIMEU è, come sempre, pronta al dialogo e si è già fatta avanti con gli organi istituzionali per una collaborazione fattiva e propositiva, ma a patto che si parta dal riconoscimento della Medicina d’Emergenza-Urgenza come pilastro autonomo e specialistico del Servizio Sanitario Nazionale, e non come un’area di servizio subordinata ad altre discipline.

Stefano Sartini

Presidente SIMEU Liguria

Consiglieri del Consiglio Direttivo SIMEU Liguria

Alessandro Riccardi

Presidente Nazionale SIMEU

Daniela Pierluigi

Consiglio Direttivo Nazionale SIMEU

17 Aprile 2026

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