Via libera dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato all’acquisizione di Farmacie Italiane da parte di Lidea, la holding italiana del gruppo Dr. Max. L’Antitrust, con il provvedimento n. 32035 adottato il 28 luglio 2026, ha infatti deliberato di non avviare un’istruttoria, ritenendo che l’operazione non sia in grado di ostacolare in maniera significativa la concorrenza nei mercati interessati né di determinare la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante.
L’operazione prevede l’acquisizione da parte di Lidea dell’intero capitale sociale di Farmacie Italiane e, dunque, del suo controllo esclusivo.
Lidea fa capo al gruppo Dr. Max, presente nella gestione di catene di farmacie in sei Paesi europei – Repubblica Ceca, Romania, Polonia, Slovacchia, Serbia e Italia – e controllato a sua volta da Penta Investment. In Italia Dr. Max dispone già di circa 238 farmacie e gestisce anche una rete di distribuzione all’ingrosso di medicinali e prodotti sanitari.
Farmacie Italiane, attualmente partecipata per il 72,64% da F2i, per il 26,91% da Farmacrimi e per lo 0,45% da Medeopart 5, controlla invece 48 punti vendita, di cui 44 farmacie e 4 parafarmacie, operativi con il marchio Farmacie Italiane e, in alcuni casi, con le denominazioni Farmacrimi e Parafarmacrimi.
Con il perfezionamento dell’operazione, dunque, il perimetro complessivo delle attività retail riconducibili al gruppo acquirente potrebbe arrivare a 286 punti vendita, considerando le 238 farmacie già presenti nel portafoglio Dr. Max e i 48 esercizi del gruppo acquisito.
Per l’Agcm nessun rischio significativo per la concorrenza
L’Autorità ha analizzato gli effetti della concentrazione su tre mercati: la distribuzione all’ingrosso di specialità medicinali e prodotti parafarmaceutici, la vendita al dettaglio di prodotti farmaceutici e quella di prodotti parafarmaceutici.
Per quanto riguarda la distribuzione, l’Agcm sottolinea che Farmacie Italiane ha cessato da maggio 2026 la propria attività all’ingrosso, avviando contestualmente le procedure per la revoca della relativa autorizzazione, mentre Dr. Max svolge tale attività sostanzialmente a favore delle farmacie e parafarmacie appartenenti allo stesso gruppo. Per questo motivo l’operazione non è ritenuta in grado di modificare in maniera apprezzabile le dinamiche concorrenziali a monte.
Anche sul fronte della vendita al dettaglio l’Antitrust non individua particolari criticità. L’analisi è stata svolta sia considerando come mercato geografico il territorio comunale, sia utilizzando bacini più ristretti costruiti sulla base di tempi di percorrenza di 15 minuti in auto intorno ai singoli punti vendita.
Secondo i dati forniti dalla società notificante, le quote di mercato dell’entità risultante dalla fusione rimarranno sempre inferiori al 20% nei diversi mercati considerati. Una situazione che resta sostanzialmente invariata anche restringendo ulteriormente l’analisi a isocrone di 10 minuti di guida. Inoltre, nelle diverse aree interessate risultano presenti numerose altre farmacie concorrenti.
Da qui la conclusione dell’Autorità: l’acquisizione non produce significative sovrapposizioni orizzontali né criticità verticali tali da giustificare l’apertura di un’istruttoria.
Antitrust mette un limite al patto di non concorrenza
L’Agcm interviene invece sulle clausole accessorie previste dal contratto di acquisizione. L’accordo stabilisce infatti patti di non concorrenza e di non sollecitazione a carico di F2i e Farmacrimi per 36 mesi dal perfezionamento dell’operazione.
Per l’Autorità, tuttavia, tali vincoli possono essere considerati direttamente connessi e necessari all’operazione soltanto a determinate condizioni: devono essere limitati a due anni, circoscritti ai prodotti e servizi e alle aree geografiche nelle quali opera l’impresa acquisita e non devono impedire l’acquisto o la detenzione di partecipazioni a soli fini di investimento finanziario.
L’Antitrust si è inoltre riservata la possibilità di valutare separatamente gli eventuali patti che dovessero andare oltre questi limiti.
Con il provvedimento l’Autorità ha quindi chiuso l’esame preliminare dell’operazione, deliberando di non procedere con l’istruttoria prevista dalla legge sulla concorrenza. La decisione sarà comunicata alle imprese coinvolte e al Ministro delle Imprese e del Made in Italy.