Gentile Direttore,
va bene che si dice che gli italiani abbiano la memoria corta (leggere qui una interessante riflessione politica al riguardo), ma così corta è davvero troppo. Mi riferisco a quella che viene chiamata spesso la “lezione della pandemia”, quella che ci avrebbe dovuto insegnare tante cose, a partire da una diversa politica del personale. Ma di quella lezione avrebbero dovuto tenere conto anche i piani di riorganizzazione dei servizi del Ssn, comprese le reti ospedaliere e dentro le reti ospedaliere le reti delle terapie intensive e semintensive. Difficile dimenticare l’angoscia di quei primi mesi del 2020 in cui le terapie intensive nelle Regioni colpite dalla pandemia si erano rapidamente saturate portando a scelte in grado di aumentare la disponibilità di letti di area critica in qualunque modo. Tra le tante opzioni alcune Regioni, tra cui le Marche, scelsero la creazione ex novo al di fuori della rete ospedaliera esistente di strutture mobili. Nel caso delle Marche venne scelta la sede della Fiera di Civitanova Marche con 84 posti letto di cui 42 intensivi e 42 semintensivi.
L’Italia si scoperse impreparata anche in termini di programmazione ospedaliera e si decise una sorta di iniezione con “dosi da cavallo” di posti letto di terapia intensiva e semintensiva con il DL 34/2020 che ha previsto un incremento dei posti letto sia di terapia intensiva che semintensiva. In base alle linee di indirizzo ministeriali per l’applicazione del Decreto ne erano stati previsti 3.500 in più di intensiva (in modo da arrivare a 8.679) e 4.225 in più di semintensiva. E’ evidente che si trattava di una risposta emergenziale e che a regime ogni Regione avrebbe dovuto riprogrammare la propria rete di terapie intensive e semintensive e (magari o meglio addirittura) creare una rete clinica ad hoc magari tenendo conto di modelli nuovi di area critica che tengano conto di un interessante documento a circolazione semiclandestina del Consiglio Superiore di Sanità di cui ho parlato qui su Qs.
Al pari delle altre Regioni anche le Marche riprogrammarono di corsa in un contesto emergenziale la loro rete dei posti letto di area critica. La DGR 751/2020 in applicazione del DL 34/2020 decise di collocare i posti letti aggiuntivi di terapia intensiva negli ospedali delle Marche soprattutto presso l’allora AOU “Ospedali Riuniti” di Ancona (38 di cui 7 isolati e 2 pediatrici, presso l’allora AO “Marche Nord” (41 di cui 14 isolati presso lo stabilimento di Pesaro) e altri 14 presso l’allora Azienda Sanitaria Unica Regionale (14 a Fermo e 5 a San Benedetto del Tronto).
Nello stesso anno di questo atto la Regione Marche cambiò governo (alle elezioni di settembre del 2020)e iniziò a governare il centrodestra che cambiò completamente strada per quanto riguardava la programmazione ospedaliera. Mentre il centrosinistra stava completando l’adeguamento delle rete ospedaliera alle indicazioni del DM 70 con la integrazione strutturale di 3 coppie di ospedali con un DEA di primo livello vicinissimi tra loro (Pesaro e Fano, Macerata e Civitanova Marche, Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto), la nuova Giunta sin dai suoi primi atti e in coerenza con il suo programma elettorale decise che il DM 70 non esisteva. Impostazione convalidata, purtroppo, dal Ministero della Salute che assieme a quello della Economia e delle Finanze ha convalidato interventi di edilizia sanitaria incoerenti col DM 70. Ma di questo ho già scritto qui e diciamo che mi sto sforzando di farmene una ragione.
Quello di cui non riesco a farmene una ragione è che se il DM 70 per la Regione Marche non esiste, non esiste nemmeno la lezione della pandemia sulle terapie intensive, visto che le scelte fatte nel programma di edilizia ospedaliera non tengono in alcun modo conto della eventuale riaccensione del rischio pandemico. Il “menù” del programma di edilizia ospedaliera della Regione Marche prevede sei nuove palazzine destinate a ospitare in altrettanti ospedali il DEA degli ospedali di Urbino, Fano, Senigallia, Fabriano, Civitanova Marche e Ascoli Piceno e i tre nuovi ospedali di Pesaro, Macerata e San Benedetto del Tronto. Questo programma di edilizia ospedaliera non è mai stato sostenuto da un atto programmatorio della Giunta che si è limitata a recepire le scelte dell’Assessorato ai lavori pubblici e dei suoi uffici. Tutto l’impianto del programma di edilizia ospedaliera della Regione si regge sui due cosiddetti Masterplan oggetto di due delibere del 30 luglio 2021 (Delibera 967) il primo e del 14 febbraio 2022 (Delibera 140). In nessuna delle due delibere compare una valutazione di compatibilità programmatoria, economica e organizzativa (personale) della Agenzia Regionale Sanitaria e del Dipartimento Salute. Nessuna delle due delibere è stata sottoposto al vaglio del Ministero della Salute. Ma soprattutto, questo è oggi il punto, nessuno dei due atti tiene conto della esigenza di rendere coerente la rete degli ospedali e delle terapie intensive e semintensive delle Marche con il rischio pandemico.
In questa vicenda si inserisce quella del nuovo DEA di Civitanova Marche, la città del Covid Hospital in fiera, dove si fa una palazzina nuova per il DEA dopo avere finito da pochi anni una nuova ala dell’ospedale che lo ospitava.
In sintesi le Marche si troveranno:
molti più DEA di quelli compatibili col DM 70: 13 o 14 (gli atti non sono chiari) anziché 10;
molti più DEA rispetto alle risorse economiche e di personale necessarie per gestirli;
tanti DEA e nessuna risposta organizzata in caso di recrudescenza pandemica.
La motivazione di queste scelte è semplice: se la politica governa in funzione elettorale e nessuno controlla, succede questo e di peggio. I tecnici e l’apparato direzionale? Anche loro assenti a lezione, pare. O se la sono dimenticata.