I buoni consigli del Consiglio Superiore di Sanità: il caso delle aree critiche. Ma chi ne tiene conto?

I buoni consigli del Consiglio Superiore di Sanità: il caso delle aree critiche. Ma chi ne tiene conto?

I buoni consigli del Consiglio Superiore di Sanità: il caso delle aree critiche. Ma chi ne tiene conto?

Gentile direttore,
nella mia ricerca di dati e materiali sulla questione ospedali e posti letto (di cui quasi tutti lamentano i tagli e di cui io segnalo la frequente ridondanza e dispersione), mi sono imbattuto in un documento molto interessante dal titolo “Sviluppo organizzativo e gestionale dell’area

critica e percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA) nel SSN” del Consiglio Superiore di Sanità (CSS). L’incipit dell’Executive Summary chiarisce benissimo lo scopo del documento. Lo fa talmente bene che lo riporto quasi integralmente

“Il DECRETO-LEGGE 19 maggio 2020, n. 34, ha introdotto un incremento “strutturale” dei posti letto di terapia intensiva di almeno 3500 posti letto tale da raggiungere a regime una dotazione pari a 14 posti letto ogni 100.000 abitanti. A questi si aggiungono 4225 posti letto di terapia semi-intensiva derivanti dalla riqualificazione di posti letto di area medica, di cui il 50% trasformabili in postazioni di terapia intensiva. Superato il quadro emergenziale legato alla pandemia di Covid-19, la implementazione di tale programma di aumento dei posti letto di terapia intensiva e di terapia semi-intensiva nei diversi Servizi Sanitari Regionali ha posto problemi di appropriatezza e sostenibilità.

Al fine di contribuire alla risoluzione di tali problemi, la Sezione I del CSS ha ritenuto opportuno sviluppare una proposta di meta-modello organizzativo per la gestione dell’Area Critica (AC) le cui principali finalità sono:

  • fornire gli elementi per valutare l’appropriatezza dell’investimento necessario ad implementare l’aumento dei posti letto di terapia intensiva e di terapia sub-intensiva;
  • definire un meta-modello organizzativo da adottare progressivamente da parte delle Regioni e delle Province autonome che consenta la sostenibilità dell’aumento dei posti letto di terapia intensiva e di terapia sub-intensiva;
  • fornire linee di indirizzo alle Regioni e alle Province autonome per identificare i requisiti infrastrutturali, tecnologici e professionali necessari per rispondere ai fabbisogni assistenziali in area critica.”

Il documento è del febbraio 2023 ed è quindi giunto in ritardo per i programmi regionali di intervento edilizio sui posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva in più previsti dal DL 34, programmi che avevano già scelto la loro collocazione, ma ancora in tempo per orientare i modelli organizzativi per la loro gestione. In questa sede non sono tanto interessato a entrare nei dettagli delle analisi e delle proposte del documento di cui mi limiterò a sottolineare l’utilità e qualche limite, quanto a sottolineare l’anomalia di come un documento di così alto profilo abbia una circolazione semiclandestina, verosimilmente analoga a quella delle altre pubblicazioni del CSS.

Il principale pregio del Documento è quello di fornire alcuni spunti molto utili nel (ri)disegno delle reti delle terapie intensive in Italia puntando sul modello della area definita come “sistema organizzato per erogare le cure necessarie a pazienti in condizioni di diversa criticità, attraverso assistenza medica ed infermieristica con capacità di modulare il monitoraggio e le molteplici modalità di supporto delle insufficienze d’organo”. Il documento fornisce poi indicazioni su come tradurre nelle realtà aziendali questo modello che prevede ad esempio la confluenza in quest’area delle unità di terapia intensiva cardiologica (UTIC) e delle stroke unit a gestione cardiologica e neurologica. Altro pregio è quello di dedicare una specifica attenzione alle aree critiche in ambito pediatrico, ambito in cui si registrano in Italia forti carenze.

Il principale limite invece del documento è, a mio parere, che non fa alcun collegamento con il DM 70 e che quindi non formula alcuna proposta sulla tipologia di ospedali in cui collocare queste aree e quindi sul numero di strutture a doverne esserne dotate in rapporto alla popolazione e alla tipologia e ai volumi di attività. Indicazioni fondamentali se si vuole, ed è certo questa l’intenzione del CSS, che il riordino delle aree critiche degli ospedali sia anche compatibile con le risorse a disposizione. Magari questa attività di intreccio tra il “nuovo” modello di area critica e gli standard programmatori e organizzativi degli ospedali avrebbe dovuto farlo qualcun altro, ad esempio quell’ormai mitico gruppo di lavoro ministeriale su DM 70 e DM 77.

Nel frattempo cosa sta succedendo nel mondo reale? Come sempre mi appoggio come esempio alla realtà delle Marche che conosco bene:

  • vanno avanti Piani Sanitari che prevedono molti più ospedali con terapia intensiva rispetto a quelli compatibili col DM 70 (nelle Marche 14 tra esistenti o programmati contro i 10 da DM 70) con molte terapie intensive di dimensioni sub-ottimali (almeno 8 posti letto);
  • si stanno approvando progetti edilizi di nuovi DEA che non tengono conto del modello di area critica del CSS e si stanno dimenticando dei posti letto “di riserva” che servono in caso di recrudescenza pandemica;
  • non vi è stato un benchè minimo avvio dei percorsi formativi necessari alla realizzazione di un’area critica secondo il CSS.

Insomma, il Documento forse non lo ha letto nemmeno il Ministero (o se lo ha fatto lo ha solo sfogliato e comunque non ne ha tenuto conto) e certamente non lo hanno letto gran parte delle Regioni, come le Marche che i posti letto sub-intensivi per la gestione del post-operatorio li hanno previsti anche in un Ospedale di area disagiata. Ho cercato l’elenco delle pubblicazioni del CSS e l’ho trovato pieno di spunti interessanti, come nel caso di quella con le linee guida sulla chirurgia robotica (dentro ci sono anche quelle sulla Intelligenza Artificiale), argomento su cui, sempre nelle Marche, ad esprimersi è soprattutto l’Assessore, che stabilisce dove collocarla in assenza di alcun documento tecnico regionale di supporto.

Se tutti i Documenti del CSS fanno la fine di questo davvero buono sulle aree critiche, non ci si può stupire poi che la loro produzione si sia così diradata (uno nell’ultimo anno). Un peccato e uno spreco, mi pare.

Claudio Maria Maffei
Coordinatore Tavolo Salute Pd Marche

07 Maggio 2024

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