La sfida della sanità: come l’Italia può guidare una nuova cultura della cura

La sfida della sanità: come l’Italia può guidare una nuova cultura della cura

La sfida della sanità: come l’Italia può guidare una nuova cultura della cura

L'Italia sta affrontando le sfide sanitarie con una riforma strutturale che punta a un sistema centrato sulla persona, sostenibile e umanizzato, posizionandosi anche nel dialogo internazionale come modello di riferimento.

La sanità rappresenta oggi uno dei principali banchi di prova per le democrazie avanzate. L’invecchiamento della popolazione, la crescita delle patologie croniche, la carenza di personale sanitario e l’aumento dei costi stanno mettendo sotto pressione i sistemi di welfare occidentali. In questo scenario complesso, l’Italia ha scelto di affrontare la sfida non soltanto in chiave emergenziale, ma avviando un percorso di riforma strutturale che rimette al centro la persona, la qualità dell’assistenza e l’umanizzazione delle cure.

Un segnale politico chiaro è arrivato con l’approvazione, a inizio 2026, della legge delega per la riforma del Servizio sanitario nazionale. Il provvedimento introduce standard nazionali per l’assistenza territoriale e domiciliare, per la presa in carico delle cronicità e delle fragilità, rafforzando l’integrazione socio-sanitaria e il riferimento ai principi della bioetica. L’obiettivo è superare una visione frammentata della sanità e costruire un sistema realmente orientato alla persona, anche in vista dell’adozione dei decreti attuativi entro il 2026.

Questo indirizzo si inserisce in un quadro normativo organico e coerente. Il decreto-legge n. 73 del 2024 ha affrontato in modo strutturato il tema delle liste d’attesa, introducendo strumenti di governance, monitoraggio e innovazione tecnologica; il decreto legislativo n. 29 del 2024 ha posto al centro dell’azione pubblica le politiche per la fragilità e l’invecchiamento attivo. In continuità con questo percorso si colloca il regolamento del Ministro della Salute, da adottarsi ai sensi dell’articolo 1, commi 360, 361, 362 e 363, della legge 30 dicembre 2024, n. 207, volto a definire i criteri organizzativi e qualitativi per l’umanizzazione della cura e i modelli organizzativi delle strutture ospedaliere.
Non interventi isolati, dunque, ma tasselli di una strategia complessiva.

In questo processo assume un ruolo rilevante il lavoro dell’Intergruppo parlamentare Sanità e Ripresa, da me presieduto, che contribuisce a orientare il confronto istituzionale verso modelli di sanità più sostenibili, accessibili e aderenti ai bisogni reali dei cittadini. La sfida non riguarda solo l’allocazione delle risorse, ma la capacità di riorganizzare il sistema, valorizzare il personale sanitario e governare l’innovazione senza smarrire la dimensione umana della cura.

Su queste basi nasce la missione istituzionale negli Stati Uniti promossa dall’Intergruppo Sanità e Ripresa e dall’Intergruppo parlamentare Progetto Italia, presieduto dall’on. Erica Mazzetti. Un’iniziativa che va oltre la dimensione esplorativa o commerciale e si configura come una vera azione di diplomazia istituzionale e sanitaria, finalizzata a posizionare l’Italia come interlocutore politico credibile nel dialogo internazionale sui modelli di cura, sull’innovazione sanitaria e sulle infrastrutture per la salute.

Il confronto con gli Stati Uniti — dove si concentrano investimenti, sanità digitale, ricerca e grandi piattaforme tecnologiche — rappresenta un passaggio strategico per valorizzare l’esperienza italiana del servizio sanitario pubblico, della sanità territoriale e della presa in carico delle fragilità. Come ha osservato Tino Ruta, CEO di Knights Care USA, “l’Italia può giocare un ruolo di leadership nel dialogo internazionale sulla sanità proprio perché unisce innovazione e cultura della cura. L’umanizzazione delle cure non è un elemento accessorio, ma una scelta strategica che rafforza i sistemi sanitari”.

A rafforzare ulteriormente questo percorso si registra anche l’attenzione della Santa Sede, da tempo impegnata nel promuovere una visione della sanità fondata sulla dignità della persona, sulla solidarietà e sull’accesso equo alle cure. In questo contesto si colloca il ruolo di Mons. Hilary Franco, Consigliere della Missione Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, figura di primo piano nel dialogo multilaterale in ambito sociale e sanitario. La sua attività negli Stati Uniti rappresenta un riferimento autorevole nella promozione di modelli di cura che sappiano coniugare innovazione, responsabilità istituzionale e attenzione alle fragilità, in coerenza con l’insegnamento sociale della Chiesa.

La sensibilità dimostrata da Mons. Franco sui temi sanitari e umanitari conferma come la sanità non possa essere ridotta a una questione meramente tecnica o organizzativa, ma debba essere considerata una dimensione centrale della testimonianza civile ed etica delle istituzioni. In questo quadro, Knights Care emerge come un modello di riferimento capace di integrare assistenza sanitaria, innovazione e cultura della cura, ponendo l’umanizzazione come elemento strutturale dei sistemi sanitari e non come semplice complemento.

La sanità, dunque, non è soltanto una politica di settore, ma una vera infrastruttura istituzionale del Paese. Se riforme, lavoro parlamentare, iniziativa internazionale e dialogo con attori etici globali come la Santa Sede procederanno in modo coordinato, l’Italia potrà non solo rafforzare il proprio Servizio sanitario nazionale, ma proporsi come guida europea di una nuova cultura della cura, capace di coniugare sostenibilità, innovazione e centralità della persona.

On. Simona Loizzo (Lega)
Commissione Affari Sociali della Camera


Simona Loizzo

19 Gennaio 2026

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