Meningite in Uk, l’infettivologo Andreoni: “Nessun rischio per l’Italia, ma il focolaio può allargarsi”

Meningite in Uk, l’infettivologo Andreoni: “Nessun rischio per l’Italia, ma il focolaio può allargarsi”

Meningite in Uk, l’infettivologo Andreoni: “Nessun rischio per l’Italia, ma il focolaio può allargarsi”

Il focolaio di meningite in Inghilterra, originatosi dall'Università di Kent, è arrivato a due vittime e 29 casi di cui 13 riconosciuti come di sierotipo B. Con il prof. Massimo Andreoni, ordinario di Malattie Infettive all'Università di Tor Vergata, parliamo del rischio per l'Italia e delle misure di contenimento da mettere in atto. 

In Inghilterra salgono ancora i numeri di casi di meningite meningococcica nel Kent. Il focolaio, originatosi intorno al campus dell’Università del Kent, è arrivato a 29 infettati e ha causato due decessi. Sui 18 casi confermati in laboratorio, tredici sono stati individuati di sierotipo B.

“Si tratta di una malattia altamente diffusibile e trasmissibile” spiega a Quotidiano Sanità Massimo Andreoni, Professore Ordinario di Malattie Infettive dell’Università di Roma Tor Vergata. “Un fenomeno, quello dell’alta trasmissibilità – continua – legato al fatto che esistono alcuni soggetti che sono portatori sani, che quindi albergano il meningococco nella loro faringe e possono infettare le altre persone senza sapere di avere e di essere portatori di meningococco”.

La natura del focolaio epidemico è legata proprio alla grande prossimità dei soggetti. Quando si realizza in contesti “molto ristretti, come sta accadendo in Inghilterra, quindi in una comunità che abbia rapporti molto ravvicinati, riesce effettivamente a determinare questi focolai epidemici”. Proprio per questo i soggetti colpiti sono spesso i bambini e i giovani adulti, in contesti come scuole, dormitori, centri sportivi e università.

Il meningococco, delinea ancora il prof. Andreoni, è un’infezione sistemica: “Oltre a determinare un quadro clinico neurologico, poi ha anche un quadro di diffusione a tutti gli organi apparati, con danni estremamente rilevanti e con un tasso di letalità che comunque rimane molto, molto importante”.

La meningite meningococcica (dal batterio Neisseria meningitidis) si manifesta inizialmente con febbre alta, vomito, letargia, rigidità nucale e fotofobia; può però evolvere in complicanze molto gravi come encefalite o mielite, in casi estremi può arrivare alla sepsi e quindi alla morte. Nello specifico, la meningite di sierotipo B è letale per 10-15 persone su 100.

La famiglia di una delle due vittime, Juliette Kenny di 18 anni individuata come meningite di sierotipo B, ha lanciato un appello per una campagna di vaccinazione di massa. Da tempo la Meningitis Research Foundation richiede di estendere l’accesso alla vaccinazione contro la meningite B anche ad adolescenti e giovani adulti tramite il Servizio sanitario nazionale inglese (NHS).

Come sta evolvendo la campagna di contenimento del focolaio

Dopo l’individuazione del focolaio, l’Università del Kent ha aperto uno spazio di vaccinazione nel campus di Canterbury, che è stato chiuso nelle ultime ore per “problemi di capacità”. Il governo ha assicurato che verranno aperte altre strutture per la profilassi. Per ora i dati parlano di 8.500 antibiotici e 1.600 vaccini somministrati.

In una nota dell’Uk Health Security Agency si legge: “Sebbene gli antibiotici preventivi rimangano l’intervento chiave per proteggere le persone e arrestare la diffusione dell’infezione, la vaccinazione viene offerta come misura aggiuntiva. Data l’attuale domanda sul mercato privato del vaccino contro il meningococco B, 20 mila dosi saranno rese disponibili dall’NHS per garantire la continuità dell’offerta privata, consentendo a un massimo di 2.000 farmacie di ricevere i vaccini nelle prossime 48 ore”.

“Questi casi – spiega Andreoni – servono a testimoniare l’importanza della prevenzione tramite vaccinazione. In questo momento sono sottoposti al trattamento con antibiotici tutte le persone che sono state a contatto con i casi indice, cioè con i casi di soggetti infetti e malati. Nel frattempo viene avviata una campagna di vaccinazione che serve comunque a interrompere la diffusione di questo microrganismo”.

Non ci sono rischi per l’Italia

Il focolaio potrebbe allargarsi ancora in Inghilterra, ma il prof. Andreoni esclude rischi per l’Italia. “Normalmente i focolai epidemici rimangono isolati nelle sedi dove si sviluppa il focolaio – chiarisce –, quindi si può più o meno allargare, ma non diventa mai un problema di un’intera nazione o addirittura di un intero continente”.

“Certamente non dobbiamo temere che questo focolaio si possa estendere ulteriormente anche all’Italia. Nel nostro Paese abbiamo ogni anno circa 200 casi di meningite, quindi è una malattia che conosciamo bene, ma questi casi ci dimostrano che non va abbassata l’attenzione. Bisogna continuare a consigliare fortemente la vaccinazione, ma anche e soprattutto i richiami”.

Gloria Frezza

20 Marzo 2026

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