Gentile direttore,
in Italia si discute da mesi dell’indennità professionale riconosciuta agli infermieri e negata alle altre professioni sanitarie. Molti la considerano una questione economica. In realtà è molto di più: è il sintomo di un sistema che ha perso equilibrio, che non riconosce la pluralità delle competenze che lo sostengono e che rischia di indebolire la qualità delle cure.
La scelta di attribuire un’indennità specifica a una sola categoria, mentre tutte le altre sono state inserite in un contenitore “generico”, ha creato una frattura identitaria che oggi non può più essere ignorata.. È una questione di equità, coerenza normativa e sostenibilità del SSN. La decisione politica di riconoscere un’indennità specifica agli infermieri ha creato un precedente che oggi pesa su tutto il sistema. Non perché gli infermieri non meritino quel riconoscimento. Ma perché un SSN che valorizza una sola professione indebolisce tutte le altre.
Le conseguenze sono evidenti:
- demotivazione delle professioni tecniche
- perdita di attrattività delle professioni non infermieristiche
- squilibrio nei modelli organizzativi
- sovraccarico degli infermieri, già sotto gli standard ISTAT
- indebolimento della qualità diagnostica e assistenziale
Le professioni sanitarie italiane vivono ancora dentro un quadro normativo costruito negli anni ’90:
- D.M. 14 settembre 1994 – profili professionali
- Legge 42/1999 – superamento del mansionario
- Legge 251/2000 – dirigenza delle professioni sanitarie
- Legge 3/2018 – Ordini TSRM-PSTRP
Norme importanti, ma oggi inadeguate mentre il mondo sanitario è radicalmente cambiato. I profili del 1994 non contemplano:
- digital health
- telemedicina
- diagnostica avanzata
- big data
- tecnologie emergenti
- ruoli ibridi
- competenze trasversali
Il sistema sta implicitamente chiedendo agli infermieri di colmare ogni gap assistenziale, diagnostico e tecnologico. Ma questo è normativamente scorretto, organizzativamente insostenibile e clinicamente rischioso.
Il rischio sistemico: tanta produzione, poca qualità
La pressione sui volumi, il recupero delle liste d’attesa e la spinta verso modelli aziendalistici stanno trasformando le strutture sanitarie in fabbriche di prestazioni.
Se il pubblico non garantisce qualità e tempi, i volumi migrano verso il privato. E questo genera:
- disuguaglianze
- indebolimento del SSN
- perdita di fiducia dei cittadini
- rischio di prestazioni ad alto volume
Le analisi OCSE, OMS e i modelli europei sono chiarissimi: il futuro non è la centralità di una sola professione, ma la multi professionalità avanzata.
Europa (Germania, Olanda, Francia)
- Ruoli avanzati per i tecnici sanitari
- Ampliamento delle competenze diagnostiche
- Integrazione nei PDTA
- Responsabilità condivise
Regno Unito e Canada
- Team multiprofessionali strutturati
- Clinical Scientist e Clinical Technologist come ruoli chiave
- Forte integrazione tra diagnostica e assistenza
USA e Australia
Nuove figure ibride:
- Digital Diagnostic Officer
- Telehealth Coordinator
- Data Health Specialist
Ruoli tecnici centrali nella digitalizzazione dei processi clinici.
OCSE: formazione modulare e micro-credenziali
Il futuro è nella formazione:
- modulare
- flessibile
- basata su micro-certificazioni
- orientata alle competenze reali
Un modello che permette ai professionisti tecnici di acquisire nuove competenze senza rifare interi percorsi universitari.
Cosa serve in Italia: una revisione normativa e contrattuale coraggiosa
Aggiornare i profili professionali (D.M. 1994)
Serve una revisione che includa:
- competenze digitali
- diagnostica avanzata
- telemedicina
- gestione dei dati clinici
- tecnologie emergenti
Definire le competenze trasversali
Attività come:
- prelievo ematico
- telemonitoraggio
- diagnostica di base
- gestione dei dati
Rivedere le indennità
Serve un sistema che:
- riconosca le competenze tecniche
- valorizzi la prevenzione
- includa la riabilitazione
- premi la multiprofessionalità
Normare i modelli multiprofessionali
La multiprofessionalità deve essere:
- definita
- normata
- finanziata
- misurata
Il SSN non può reggersi su una sola professione. Non può chiedere agli infermieri di fare tutto. Non può ignorare le competenze tecniche, tecnologiche, diagnostiche, riabilitative e di prevenzione.
Il futuro del SSN è:
- multiprofessionale
- tecnologico
- integrato
- normativamente aggiornato
- equo nelle indennità
- coerente nei ruoli
Un SSN che riconosce una sola professione è un SSN fragile. Un SSN che riconosce tutte le professioni è un SSN forte, moderno e sostenibile.