L’atto nasce in considerazione del crescente aumento degli accessi in pronto soccorso dell’Ospedale San Donato, del fenomeno del sovraffollamento degli spazi dedicati (overcrowding e boarding), nonché della carenza di personale medico nel settore della medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza. Condizioni che, si legge nella delibera, “stanno interferendo seriamente con il regolare funzionamento della struttura, ponendo a rischio la qualità delle cure rese e l’esperienza maturata dai pazienti che vi accedono, soprattutto per quanto attiene le fasi dell’accoglienza degli utenti e la presa in carico dei codici a bassa priorità clinica”.
Da qui la necessità di attuare “nell’immediato” rimedi “tempestivi e flessibili, che consentano una gestione differenziata dei percorsi di accoglienza al pronto soccorso dell’Ospedale San Donato di Arezzo e di presa in carico dei codici a bassa priorità nelle 12 ore diurne, migliorando l’efficienza e l’appropriatezza complessiva del sistema, anche attraverso il ricorso alle forme di sussidiarietà orizzontale”, quali “collaborazioni che possono garantire sostegno, integrazione e complementarietà al Pronto Soccorso, ridistribuendo il carico assistenziale e migliorando la qualità complessiva del sistema”.
La soluzione, tuttavia, non trova il sostegno di NurSind e Cisl Arezzo.
“Il messaggio sotteso – per il segretario Nursind Claudio Cullurà – per noi è grave, perché certifica che il servizio pubblico sta abdicando al privato, dal momento che non è più in grado di mantenere adeguati livelli di servizi e assistenza”. “Un bando che ci preoccupa – aggiunge Cullurà – perché di fatto esternalizza il servizio e al tempo stesso non fa alcuna menzione al tipo di personale che sarà utilizzato per tale servizio. L’incontro del direttore generale con i sindacati di comparto e della dirigenza, che doveva essere convocato prima della pubblicazione della delibera e non dopo, non è stato chiarificatore. Anzi ha fatto aumentare dubbi e perplessità. Di fatto ci siamo trovati di fronte a una proposta preconfezionata, senza nessuna possibilità di confrontarci prima con l’Azienda, che ci ha messi di fronte al classico fatto compiuto. Quali saranno le figure che andranno a gestire il servizio? Cosa si intende con ‘esperienza significativa’? Come verranno impiegate questi 570mila euro, data la natura del volontariato? Di chi sarà la responsabilità reale della presa in carico dei pazienti? E in caso di complicazioni?”.
“Come sindacato – conclude il segretario NurSind Arezzo – non abbiamo niente contro il volontariato. Al contrario ne riconosciamo il valore insostituibile, visto che spesso sanitari e volontari si trovano a lavorare fianco a fianco. La nostra perplessità è tutta nei confronti dell’Azienda, che evidentemente non sa più come riuscire a garantire adeguati livelli di servizi e assistenza”.
“Fortemente perplessi” anche Maurizio Milanesi, segretario generale Cisl Funzione Pubblica Arezzo e Mauro Cerofolini segretario Ust Arezzo. “Siamo consapevoli delle difficoltà strutturali del Pronto Soccorso e avevamo auspicato un confronto serio sulle soluzioni possibili e invece abbiamo ricevuto una delibera già definita, senza alcuna informazione preventiva alle organizzazioni sindacali. Una modalità che non condividiamo”, aggiungono.
“Parliamo di un servizio delicatissimo – sottolineano Milanesi e Cerofolini – inserito nel cuore dell’emergenza sanitaria. Non si tratta di mensa, pulizie o trasporti. Si tratta dell’accoglienza e della gestione dei codici minori all’interno del Pronto Soccorso, cioè della prima interfaccia tra cittadino e sistema sanitario in un momento di fragilità e bisogno. È una funzione strategica, parte integrante del servizio pubblico, che ora si decide di delegare all’esterno”.
Secondo la Cisl Fp, la strada scelta dall’azienda rischia di aprire questioni non solo economiche ma anche organizzative e di responsabilità. “Il Pronto Soccorso è una struttura complessa, dove operano medici, infermieri, Oss, tecnici e personale amministrativo che lavorano h24 con grande professionalità. Inserire un soggetto esterno in questo contesto richiede una perfetta integrazione organizzativa, che non può essere improvvisata. Da anni come organizzazioni sindacali chiediamo di reinternalizzare alcune attività, convinti che si possa risparmiare e migliorare la qualità del servizio, come nel caso dei Cup. Oggi invece si sceglie la strada opposta, con un costo stimato di almeno 570.000 euro. Vigileremo con la massima attenzione sulle progettualità che verranno presentate – concludono Milanesi e Cerofolini – chiederemo immediatamente un confronto. La tutela dei lavoratori del Pronto Soccorso e la qualità del servizio offerto ai cittadini devono restare la priorità assoluta. Le emergenze sanitarie non possono diventare terreno di sperimentazioni organizzative”.
La precisazione della Asl
La Asl Toscana Sud Est, da parte sua, ha precisato, rispondendo anche alle preoccupazioni già espressa da Fp Cgil, che non è in atto “nessuna privatizzazione. La manifestazione è rivolta agli organismi di volontariato. L’avviso si inserisce in un contesto più ampio che vede l’Azienda impegnata sul fronte della sanità territoriale e della riorganizzazione della rete dei pronto soccorso e dell’emergenza territoriale”.
“Il pronto soccorso del San Donato – prosegue la replica della Asl – vive una cronica carenza di personale, in particolare medico, che, nonostante tutte le modalità di reclutamento esperite dall’Azienda, non ha consentito di reclutare nemmeno una unità aggiuntiva. Preso atto dell’esito negativo di tutti i tentativi fatti, la Asl Toscana sud est ha avviato una progettualità aziendale per riorganizzare tutti i pronto soccorso e avviare il nuovo modello di sanità territoriale a partire dalle Case di Comunità Hub”.
“Tuttavia, nel caso specifico del pronto soccorso aretino, la persistente mancanza di medici ha spinto a individuare una soluzione ponte per ridurre i disagi all’utenza e al personale, esplorando la strada di una collaborazione con organismi di volontariato per svolgere congiuntamente sia le attività dei codici minori, sia quelle dell’accoglienza. In attesa di ricevere eventuali manifestazioni di interesse da parte delle organizzazioni di volontariato, la Asl porterà avanti ogni iniziativa per far comprendere meglio la finalità dell’avviso pubblicato e il percorso più ampio avviato”, conclude la Asl.