Ricerca sanitaria. Dall’IA ai dati fino alla medicina di precisione e alla lotta alle liste d’attesa. Ecco il nuovo Programma nazionale 2026-2028

Ricerca sanitaria. Dall’IA ai dati fino alla medicina di precisione e alla lotta alle liste d’attesa. Ecco il nuovo Programma nazionale 2026-2028

Ricerca sanitaria. Dall’IA ai dati fino alla medicina di precisione e alla lotta alle liste d’attesa. Ecco il nuovo Programma nazionale 2026-2028

Il Ministero della Salute ha trasmesso alle Regioni il nuovo Programma nazionale della ricerca sanitaria. Tra le priorità: intelligenza artificiale con supervisione umana, ricerca organizzativa per ridurre sprechi e tempi d’attesa, medicina personalizzata, valorizzazione dei dati sanitari e riequilibrio territoriale. Cambiano anche le regole del bando di Ricerca finalizzata: spariscono gli Starting Grant, finanziamenti fino a 450 mila euro per ricerca finalizzata e giovani ricercatori e fino a 700 mila per i progetti cofinanziati. IL DOCUMENTO

Un nuovo corso per la ricerca sanitaria italiana, sempre più orientato non solo alla qualità scientifica ma anche alla capacità di produrre risultati concretamente trasferibili nel Servizio sanitario nazionale. È questa l’impostazione del Programma nazionale della ricerca sanitaria (Pnrs) 2026-2028, predisposto dal Ministero della Salute e ora trasmesso alle Regioni, corredato dallo schema del nuovo bando per la Ricerca finalizzata.

Il cambio di passo è esplicitato dallo stesso Comitato tecnico sanitario, che ha approvato all’unanimità il Programma lo scorso maggio. Rispetto al precedente impianto vengono aggiornati il ruolo degli Irccs e delle relative reti, viene rafforzata la medicina personalizzata mentre si ridimensiona la centralità del Covid, e cresce il peso di intelligenza artificiale, dati sanitari, ricerca organizzativa e valutazione delle ricadute effettive sul Ssn. Per il nuovo bando viene inoltre indicata tra le principali novità l’eliminazione della tipologia “Starting Grant”.

Il Programma parte da un principio preciso: la ricerca sanitaria deve essere considerata parte integrante delle attività del Ssn e una leva per garantire una sanità efficace, equa e capace di rispondere ai bisogni reali. Il nuovo triennio viene così collocato nel pieno della transizione digitale, dell’utilizzo crescente dei dati e dell’IA, dello sviluppo dell’assistenza territoriale e di un approccio One Health che tenga insieme salute umana, animale e ambiente.

IA, liste d’attesa e divari territoriali tra le priorità

Cinque le traiettorie strategiche che emergono con maggiore nettezza nello schema del bando. La prima riguarda lo sviluppo e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in sanità, con particolare attenzione a sicurezza, validazione e “doppio controllo umano”. La seconda punta direttamente sull’organizzazione del Ssn: saranno valorizzati studi destinati a migliorare l’efficienza dei processi, riducendo sprechi, duplicazioni di esami, liste d’attesa e disuguaglianze territoriali.

Spazio poi alla collaborazione tra Irccs, con almeno un partner del Mezzogiorno, alla ricerca traslazionale per la medicina personalizzata e di precisione e allo sviluppo di infrastrutture e modelli per l’utilizzo e il riutilizzo dei dati sanitari, anche in collegamento con lo European Health Data Space.

Proprio la ricerca organizzativa diventa una delle leve centrali. Il Piano indica studi sull’attuazione del Dm 77 e sull’evoluzione dell’assistenza territoriale, modelli integrati per cronicità, multimorbidità e fragilità, valutazioni sull’impatto organizzativo di farmaci e tecnologie, integrazione con l’Health Technology Assessment e sviluppo di indicatori di esito, compresi Prom e Prem. L’obiettivo dichiarato è ridurre le differenze territoriali e rendere realmente trasferibili nei servizi le innovazioni prodotte dalla ricerca.

Medicina di precisione, screening genomici e One Health

Grande attenzione viene riservata alla medicina personalizzata. Il Programma descrive il passaggio dalla medicina “per tutti” a quella “per ciascuno”, fondata sull’integrazione di dati omici, clinici, ambientali e digitali, con l’obiettivo di individuare terapie più appropriate per il singolo paziente e garantire, al tempo stesso, equità di accesso alle innovazioni.

Sul fronte della prevenzione entrano esplicitamente tra le traiettorie da sviluppare anche i programmi di screening genetico e genomico, attraverso tecnologie di sequenziamento di nuova generazione, sia nell’ambito della genomica di popolazione sia per lo screening neonatale delle malattie genetiche trattabili.

L’approccio One Health dovrà invece sostenere sorveglianza delle malattie infettive emergenti, ricerca sull’antimicrobico-resistenza, preparedness alle emergenze e integrazione dei dati umani, veterinari e ambientali.

IA sì, ma non potrà sostituire il giudizio umano

Il Pnrs dedica un capitolo specifico all’intelligenza artificiale. Il principio è quello della supervisione umana: l’IA potrà supportare l’analisi di grandi dataset, la modellizzazione predittiva, la gestione documentale e persino alcuni processi valutativi, ma non potrà sostituire il giudizio esperto né determinare autonomamente l’assegnazione dei finanziamenti. Il Ministero punta inoltre a una governance centrale dell’IA nella ricerca sanitaria, evitando applicazioni frammentate e non controllate.

Lo stesso principio viene applicato alla valutazione dei progetti del bando: potranno essere utilizzati strumenti automatizzati basati sull’IA, con il consenso del Principal Investigator, ma esclusivamente come supporto alla peer review internazionale.

Il nuovo bando: fino a 450 mila euro per progetto, 700 mila per i cofinanziati

Tre le categorie previste: Ricerca finalizzata (RF), Giovani ricercatori (GR) e progetti cofinanziati (CO). Ogni progetto avrà durata di 36 mesi. Il finanziamento richiesto potrà andare da un minimo di 150 mila a un massimo di 450 mila euro per RF e GR, mentre per i progetti cofinanziati il tetto salirà a 700 mila euro. In quest’ultimo caso il soggetto privato dovrà garantire un contributo almeno pari a quello richiesto al Ministero.

Cambiano anche le modalità di selezione. L’obiettivo è mantenere il numero complessivo di proposte a livello nazionale attorno a 750 progetti, attraverso una preselezione interna dei destinatari istituzionali. Per le Regioni viene previsto un limite di un progetto ogni 400 mila abitanti, garantendo comunque almeno una proposta ai territori sotto questa soglia.

La peer review assegnerà fino a 30 punti alla qualità scientifica, 25 alla metodologia e fattibilità, 20 all’impatto sul Ssn, 15 al gruppo di ricerca e 10 all’implementazione e trasferibilità. Per essere finanziabile un progetto dovrà ottenere almeno 60 punti su 100 e almeno 10 su 20 nell’impatto sul Servizio sanitario nazionale. Successivamente potrà intervenire un “portfolio balancing”, con una premialità aggiuntiva fino al 10% per coerenza con le priorità del Piano, riequilibrio territoriale, trasferibilità al Ssn ed equilibrio tra le diverse aree scientifiche.

Sul piatto 129 milioni

Sul versante finanziario, la documentazione ministeriale indica uno stanziamento a regime per la Ricerca finalizzata pari a 43 milioni di euro l’anno. Per il nuovo bando da emanare nel 2027 vengono complessivamente programmati 129 milioni di euro, riferiti alle tre annualità finanziarie 2025, 2026 e 2027. A questi si affiancano i 150 milioni relativi al bando RF 2024, per un totale di 279 milioni oggetto di rimodulazione sulla base delle diverse rate di pagamento.

Il Piano dovrà ora superare il confronto con le Regioni. L’obiettivo del Ministero è comunque chiaro: spostare progressivamente il baricentro della ricerca finanziata dal Ssn verso impatto misurabile, trasferibilità, sostenibilità e riduzione delle disuguaglianze, facendo della capacità di tradurre l’innovazione in cure e servizi uno dei criteri centrali nella scelta dei progetti da finanziare.

03 Settembre 2026

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