Steatosi epatica, una sfida emergente per la sanità pubblica. Istituzioni, clinici e pazienti: “Diagnosi precoce e percorsi uniformi per ridurre mortalità e costi”

Steatosi epatica, una sfida emergente per la sanità pubblica. Istituzioni, clinici e pazienti: “Diagnosi precoce e percorsi uniformi per ridurre mortalità e costi”

Steatosi epatica, una sfida emergente per la sanità pubblica. Istituzioni, clinici e pazienti: “Diagnosi precoce e percorsi uniformi per ridurre mortalità e costi”

La steatosi epatica, soprattutto nelle sue forme più aggressive, rappresenta una sfida crescente per la sanità pubblica italiana. Diagnosi tardive e gestione non strutturata della malattia comportano costi sanitari e sociali elevati. Al Senato un confronto tra istituzioni, comunità scientifica e associazioni di pazienti rilancia la necessità di rafforzare la diagnosi precoce, uniformare i percorsi di cura e riconoscere il ruolo centrale dell’epatologo nella presa in carico.

La steatosi epatica sta emergendo come una delle principali sfide per la sanità pubblica italiana. Una patologia spesso silente, che può evolvere in forme più gravi fino alla cirrosi o al tumore del fegato e che, proprio per la difficoltà di intercettarla precocemente, genera un impatto sanitario, sociale ed economico sempre più rilevante. Del tema si è discusso a Roma, presso il Senato della Repubblica, durante un tavolo di confronto promosso dalla senatrice Ylenia Zambito, Segretario della X Commissione, che ha riunito istituzioni, comunità scientifica e associazioni di pazienti per riflettere sulle strategie di diagnosi e presa in carico della malattia.

“La steatosi epatica è una patologia che può essere affrontata efficacemente attraverso un percorso multidisciplinare, ma la condizione fondamentale è che il paziente venga preso in carico il più precocemente possibile”, spiega Zambito. Per questo motivo è necessario aumentare la consapevolezza nella popolazione. “È importante che i pazienti si rivolgano al medico appena compaiono segnali di rischio o fattori predisponenti. Parlare di questa patologia serve proprio a questo: favorire una diagnosi precoce e un intervento tempestivo”, aggiunge la senatrice. Zambito sottolinea inoltre la gravità delle possibili complicanze: “Se non viene riconosciuta e trattata per tempo, la steatosi epatica può evolvere in malattie molto più gravi, come la cirrosi o il tumore del fegato. Nei casi più avanzati può rendersi necessario anche il trapianto di fegato, con un impatto molto pesante sia per i pazienti sia per il sistema sanitario”. Per questo, servono strumenti organizzativi chiari. “La politica può fare molto, soprattutto oggi che si stanno affacciando nuove terapie. È necessario coordinare le attività delle strutture sanitarie e costruire percorsi diagnostico-terapeutici nazionali che definiscano chiaramente come deve avvenire la presa in carico del paziente, il percorso di cura e il follow-up”, evidenzia la senatrice.

Dalla steatosi alla cirrosi: come evolve la malattia

Dal punto di vista clinico, la steatosi epatica consiste nell’accumulo anomalo di grasso nelle cellule del fegato, gli epatociti. Una condizione che può rimanere stabile ma che, in una parte dei pazienti, può evolvere verso forme più gravi. “La steatosi epatica è una condizione caratterizzata dall’accumulo anomalo di lipidi nelle cellule del fegato – spiega Giacomo Germani, Segretario dell’Associazione italiana per lo studio del fegato (AISF) e direttore dell’Unità trapianto multiviscerale dell’Azienda ospedale-Università di Padova -. Questa condizione può dare origine a diversi quadri clinici, che tendono a peggiorare se la malattia non viene riconosciuta e trattata in modo adeguato”. L’evoluzione della patologia può essere progressiva. “In alcuni casi, però, si sviluppa un processo infiammatorio che porta alla cosiddetta epatite. Con il tempo può comparire la fibrosi, cioè la formazione di tessuto cicatriziale, che nei casi più avanzati evolve in cirrosi. Su un fegato cirrotico può poi svilupparsi il carcinoma epatico”.

Per questo la diagnosi precoce è determinante. “Riconoscere la malattia nelle fasi iniziali, soprattutto nei pazienti che presentano già segni di fibrosi, è fondamentale per evitare la progressione verso stadi avanzati che possono richiedere anche il trapianto di fegato”, aggiunge il Segretario AISF. Secondo Germani, la dimensione epidemiologica della patologia è significativa. “Sappiamo ormai che la steatosi epatica rappresenta una delle principali cause di trapianto di fegato nel mondo occidentale e può portare a complicanze gravi, fino al decesso”. Anche la stima dei pazienti resta complessa. “In Italia abbiamo condotto una survey che ha coinvolto 43 centri specialistici, con una media di circa 300 pazienti seguiti per ciascun centro. All’interno di questa popolazione, i pazienti con fibrosi di grado intermedio, quindi F2 o F3, rappresentano una quota relativamente piccola ma molto importante, perché sono quelli che potrebbero beneficiare maggiormente dei nuovi trattamenti farmacologici”.

Il ruolo centrale dell’epatologo

Di fronte a una patologia complessa e legata a diversi fattori metabolici, il ruolo dello specialista diventa determinante. “L’epatologo è una figura fondamentale nella presa in carico del paziente con steatosi epatica – continua Germani -. È lo specialista che può garantire una diagnosi corretta e un trattamento appropriato, soprattutto in una fase in cui stanno arrivando nuovi farmaci”. Secondo l’esperto, la gestione della malattia deve essere necessariamente multidisciplinare. “Il percorso di cura deve coinvolgere anche altri specialisti che si occupano delle patologie metaboliche, come diabetologi, internisti e cardiologi. Tuttavia, la diagnosi precoce, la valutazione del rischio e l’individuazione dei pazienti che devono essere indirizzati ai centri specialistici devono passare attraverso l’epatologo”. In questo contesto anche le società scientifiche svolgono un ruolo importante. “Le società scientifiche, come l’AISF, rappresentano interlocutori fondamentali per le istituzioni nella definizione delle strategie di presa in carico, dei percorsi diagnostico-terapeutici e dell’introduzione delle nuove terapie”, dice Germani.

Il peso della malattia per i pazienti

Accanto agli aspetti clinici emerge anche l’impatto della malattia sulla vita quotidiana dei pazienti. “Per una persona che convive con la steatosi epatica metabolica il peso della malattia può essere molto invalidante – spiega Massimiliano Conforti, neo Presidente dell’associazione EpaC -. Si tratta, infatti, di una patologia spesso silente e asintomatica, che molte volte viene scoperta tardi”. Una volta diagnosticata, però, cambia la percezione della propria salute. “Chi riceve questa diagnosi si trova ogni giorno a dover affrontare una nuova realtà. Non si tratta solo della dimensione clinica, ma anche delle conseguenze nella vita personale, nel lavoro, nei rapporti familiari e nello stress quotidiano”. Secondo Conforti, l’arrivo di nuove terapie potrebbe cambiare il futuro di molti pazienti: “Disporre di trattamenti efficaci – assicura – può migliorare molto non solo la gestione clinica della malattia ma anche la qualità di vita delle persone”. Le associazioni chiedono però più informazione. “Una delle richieste principali riguarda le attività di sensibilizzazione su questa patologia emergente. Molte persone hanno poche informazioni e spesso ricorrono all’automedicazione con integratori o prodotti fitoterapici”, dice Conforti. Il neo Presidente dell’associazione EpaC è convinto che sia necessario costruire una rete di collaborazione, “un lavoro comune tra istituzioni, società scientifiche e associazioni di pazienti per garantire diagnosi precoce, presa in carico appropriata, follow-up e cure adeguate”.


Diagnosi precoce e accesso uniforme alle cure

Sul piano delle politiche sanitarie resta centrale anche il tema delle disuguaglianze territoriali. “Anche per questa patologia dobbiamo garantire equità di accesso alle cure – osserva la senatrice Elena Murelli, componente della Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato e previdenza sociale -. Oggi esistono troppe differenze tra le regioni nei percorsi di diagnosi e trattamento”. La priorità resta la diagnosi precoce. “Intervenire nelle fasi iniziali della malattia è fondamentale. Grazie alla formazione dei medici possiamo riconoscere prima la patologia e intervenire in modo più efficace”. Questo approccio, sottolinea la senatrice. “ha anche ricadute economiche. Curare una malattia nelle fasi iniziali è molto meno costoso rispetto a gestire le complicanze più gravi, come la cirrosi o la necessità di un trapianto di fegato”. Per questo è necessario rafforzare il coordinamento nazionale. “È importante che la malattia epatica venga riconosciuta all’interno dei Livelli essenziali di assistenza e che venga costruito un percorso diagnostico-terapeutico uniforme in tutte le regioni”, spiega Murelli. Infine, resta centrale il tema dell’innovazione terapeutica.

“Quando la ricerca sviluppa nuovi farmaci è fondamentale ridurre i tempi di approvazione e garantire che questi trattamenti siano disponibili rapidamente e in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Molto spesso i farmaci innovativi rappresentano una possibilità concreta di migliorare la sopravvivenza dei pazienti”, conclude la senatrice. In un contesto epidemiologico in continua evoluzione, la steatosi epatica risulta essere una sfida emergente per il Servizio sanitario nazionale. La sfida, concordano istituzioni, clinici e associazioni, è rafforzare diagnosi precoce, presa in carico multidisciplinare e accesso alle innovazioni terapeutiche per ridurre il peso sanitario e sociale della malattia.


Isabella Faggiano

10 Marzo 2026

© Riproduzione riservata

Tubercolosi. L’Oms raccomanda test molecolari vicino al punto di cura e tamponi linguali per ampliare la diagnosi
Tubercolosi. L’Oms raccomanda test molecolari vicino al punto di cura e tamponi linguali per ampliare la diagnosi

In dirittura di arrivo le raccomandazioni aggiornate dall’Oms su nuovi test molecolari near-point-of-care (NPOC) per la diagnosi della tubercolosi (TB); campioni di tampone linguale facili da raccogliere per semplificare e...

Egualia. Riccardo Zagaria (Doc Pharma) eletto alla presidenza 
Egualia. Riccardo Zagaria (Doc Pharma) eletto alla presidenza 

L’Assemblea degli associati ha eletto alla guida dell’associazione Riccardo Zagaria, AD di Doc Pharma, una delle principali aziende italiane specializzate principalmente nella commercializzazione di farmaci equivalenti. Zagaria – manager con...

Colangite Biliare Primitiva, da AIFA ok a rimborsabilità di seladelpar
Colangite Biliare Primitiva, da AIFA ok a rimborsabilità di seladelpar

Via libera dell’AIFA alla rimborsabilità di seladelpar, farmaco di Gilead Sciences, per il trattamento della Colangite Biliare Primitiva (PBC), in combinazione con acido ursodesossicolico (UDCA) negli adulti con risposta inadeguata...

Farmaci. Morra (Ami): “Con importazione parallela possibili risparmi per 239 mln di euro”
Farmaci. Morra (Ami): “Con importazione parallela possibili risparmi per 239 mln di euro”

Ad oggi le importazioni parallele in Italia sono solo l’1 per cento delle vendite complessive di farmaci, a fronte di una media europea del 5 per cento. Aumentando la quota,...