Tumori della pelle, casi in aumento tra diagnosi tardive, carenza di prevenzione e pazienti sempre più fragili ed esposti ai fattori di rischio

Tumori della pelle, casi in aumento tra diagnosi tardive, carenza di prevenzione e pazienti sempre più fragili ed esposti ai fattori di rischio

Tumori della pelle, casi in aumento tra diagnosi tardive, carenza di prevenzione e pazienti sempre più fragili ed esposti ai fattori di rischio

L’oncologo Guida: “Non tutti i pazienti oggi ricevono una diagnosi tempestiva e cure adeguate”. Sul fronte della prevenzione, Gabriella Masiello di A.I.Ma.Me., sottolinea che “manca ancora una vera cultura della protezione solare nei luoghi di lavoro”, soprattutto per i lavoratori outdoor esposti per molte ore ai raggi UV

I tumori della pelle continuano a crescere e il Servizio sanitario nazionale rischia di non essere pronto a gestire l’aumento delle diagnosi. Ma accanto alla necessità di cure sempre più personalizzate, gli specialisti insistono soprattutto su un altro punto: prevenzione e sensibilizzazione restano le armi più efficaci, in particolare per le categorie maggiormente esposte ai raggi ultravioletti, come i lavoratori outdoor. A fotografare il quadro è Michele Guida, responsabile della UOSD Tumori rari e melanoma dell’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, che parla di una vera e propria “crescita vertiginosa” dei tumori cutanei. “Negli ultimi vent’anni l’incidenza dei tumori cutanei è praticamente raddoppiata – spiega -. Per i tumori cutanei non melanoma siamo passati da circa cento a duecento casi per centomila abitanti, mentre il melanoma è cresciuto da quindici a trenta nuovi casi per centomila abitanti”.

Il sistema sanitario non è pronto

Secondo Guida, il primo nodo riguarda proprio la capacità del Sistema sanitario nazionale di rispondere a numeri sempre più elevati: “Non tutti i pazienti oggi ricevono una diagnosi tempestiva e cure adeguate – sottolinea -. Mancano realtà organizzate in modo uniforme sul territorio nazionale e soprattutto scarseggiano team multidisciplinari strutturati che possano prendere in carico il paziente nella sua complessità. È proprio nel team multidisciplinare che è possibile costruire un confronto continuo tra professionalità diverse, con l’obiettivo di individuare il percorso diagnostico e terapeutico più appropriato per il singolo paziente – osserva Guida -. Solo così si possono garantire cure realmente personalizzate, aggiornate e adeguate alla specifica situazione clinica”.

Non tutti i pazienti sono uguali

Il problema, osserva lo specialista, non riguarda solo l’aumento dei casi, ma anche l’estrema eterogeneità di queste patologie. Si va dai tumori molto frequenti, come carcinoma basocellulare, carcinoma squamocellulare e melanoma, fino a forme molto rare, come il carcinoma a cellule di Merkel o i sarcomi cutanei. A cambiare è anche il profilo dei pazienti coinvolti. Il melanoma interessa spesso persone giovani, talvolta adolescenti, mentre i tumori cutanei non melanoma colpiscono prevalentemente soggetti anziani, spesso fragili e con comorbidità. Esistono inoltre categorie particolarmente vulnerabili, come pazienti immunocompromessi, trapiantati o persone con tumori ematologici. “Ogni tumore ha una sua storia naturale, una sua aggressività e richiede approcci diagnostici e terapeutici differenti – spiega Guida -. Ma è eterogenea anche la popolazione colpita. È importante conoscere bene ogni singolo tumore perché ogni patologia ha una propria biologia, una propria evoluzione clinica e una diversa risposta ai trattamenti”, aggiunge l’oncologo.

Il sole resta uno dei principali fattori di rischio

Sul fronte della prevenzione, Gabriella Masiello, psicologa e psicoterapeuta responsabile dell’helpline di A.I.Ma.Me. – Associazione Italiana Malati di Melanoma e altri tumori della pelle – richiama l’attenzione sui principali fattori di rischio. “I più importanti sono l’esposizione solare e l’utilizzo delle lampade abbronzanti, il fototipo chiaro, la presenza di numerosi nei e la familiarità – spiega -. La pelle è il nostro primo vestito e dobbiamo prendercene cura. È fondamentale imparare a osservare il proprio corpo e prestare attenzione a eventuali modifiche dei nei”. Per Masiello la diagnosi precoce continua a fare la differenza, soprattutto nei soggetti più esposti. “È importante utilizzare protezioni solari adeguate e sottoporsi regolarmente ai controlli dermatologici – sottolinea -. Molte diagnosi arrivano proprio grazie a visite effettuate in tempo”.

I lavoratori outdoor tra i più esposti

Particolare attenzione viene posta sui lavoratori outdoor, cioè tutte quelle categorie professionali che trascorrono molte ore all’aperto esposte al sole. “Molto spesso questi lavoratori non ricevono informazioni sufficienti sui rischi legati all’esposizione prolungata ai raggi UV – osserva Masiello -. Manca ancora una vera cultura della protezione solare nei luoghi di lavoro. Bisogna investire di più su informazione, formazione e controlli dermatologici periodici”. Secondo la psicoterapeuta, molti lavoratori outdoor non hanno ancora piena consapevolezza dei rischi legati all’esposizione prolungata al sole e spesso non ricevono una formazione adeguata sull’utilizzo delle protezioni e dei dispositivi utili a ridurre il danno da raggi UV. Un tema che negli ultimi anni sta entrando sempre più nel dibattito sanitario e occupazionale, anche alla luce dell’aumento delle temperature e dell’esposizione prolungata ai raggi ultravioletti durante le attività lavorative all’aperto.

Nuove terapie e cure sempre più personalizzate

L’aumento dei tumori cutanei si accompagna anche all’arrivo di nuove opzioni terapeutiche che stanno modificando la gestione delle forme più aggressive. Il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’Agenzia Europea dei Medicinali ha espresso parere positivo per cemiplimab come trattamento adiuvante nei pazienti con carcinoma cutaneo a cellule squamose ad alto rischio di recidiva dopo chirurgia e radioterapia. Il parere si basa sui risultati dello studio internazionale di Fase 3 C-POST, presentato all’ASCO 2025 e pubblicato sul New England Journal of Medicine, secondo cui il trattamento ha ridotto del 68% il rischio di recidiva della malattia o di morte rispetto al placebo. Lo studio ha inoltre mostrato una riduzione dell’80% delle recidive locoregionali e del 65% delle metastasi a distanza. Il carcinoma cutaneo a cellule squamose rappresenta una delle forme più diffuse di tumore cutaneo non melanoma e, nei casi ad alto rischio, può andare incontro a recidive e progressione anche dopo chirurgia e radioterapia. Per Guida, l’arrivo di nuove opzioni terapeutiche rende ancora più evidente la necessità di percorsi specialistici strutturati. “Le cure stanno diventando sempre più complesse e personalizzate – sottolinea -. Per questo servono centri organizzati, team multidisciplinari e una reale integrazione tra ospedale e territorio”. Non meno importante il supporto psicologico all’interno di questi percorsi di cura: “Ogni persona vive la malattia in modo diverso, ha una propria sensibilità, un proprio vissuto e un differente approccio alle terapie. Per questo l’attenzione agli aspetti psicologici è parte integrante della presa in carico”, evidenzia l’oncologo.

Il peso psicologico della malattia

La necessità di offrire sostegno psicologico è un tema centrale anche per Masiello, che attraverso la linea di ascolto di A.I.Ma.Me. raccoglie quotidianamente le richieste di pazienti e familiari. “Quando l’associazione è nata, nel 2015, i pazienti chiedevano soprattutto informazioni sulla malattia e sulle possibilità di sopravvivenza – racconta -. Oggi invece il bisogno principale è migliorare la qualità della vita e la gestione degli effetti collaterali delle terapie”. I tumori cutanei, infatti, possono lasciare segni molto visibili sul corpo e avere un forte impatto sull’equilibrio psicologico e relazionale. “Spesso le lesioni o gli esiti delle cure sono in aree del corpo esposte e questo genera disagio, vergogna e isolamento – spiega la psicoterapeuta -. Ci sono persone che smettono di avere relazioni sociali perché fanno fatica ad accettare i propri cambiamenti fisici. Per questo, quando si parla di qualità della vita bisogna considerare anche l’aspetto estetico e relazionale – osserva Masiello -. Anche piccoli aiuti e percorsi di supporto possono aiutare il paziente a sentirsi meglio con sé stesso e ad affrontare con meno disagio gli effetti visibili della malattia e delle cure”. Di conseguenza, il supporto psicologico viene considerato sempre più parte integrante del percorso di cura, non solo per il paziente, ma anche per i suoi cari. “Quando arriva una diagnosi, la malattia diventa una questione di famiglia – aggiunge Masiello -. Anche i caregiver vivono paura, senso di impotenza e fragilità. Hanno bisogno di spazi di ascolto e sostegno psicologico tanto quanto i pazienti”.

Ospedale e territorio ancora troppo distanti

Tra le criticità evidenziate dagli specialisti resta anche la mancanza di continuità assistenziale tra ospedale e territorio. “Manca un collegamento davvero efficace con la medicina territoriale – osserva Guida -. Servirebbe una rete più forte con medici di medicina generale, assistenza domiciliare e strutture territoriali capaci di accompagnare il paziente in tutte le fasi della malattia”. Secondo lo specialista, la continuità assistenziale dovrebbe funzionare in entrambe le direzioni: dall’ospedale al territorio e dal territorio all’ospedale, accompagnando il paziente lungo tutto il percorso di cura. A pesare sono anche le liste d’attesa, aggravate – secondo l’oncologo – dalla carenza di personale e dalla necessità di ottimizzare i percorsi diagnostici e terapeutici. “La soluzione non può essere solo chiedere ore aggiuntive a operatori già sotto pressione – aggiunge – . Bisogna investire nelle strutture pubbliche, aumentare il personale e costruire percorsi più appropriati e integrati”. Lo specialista richiama anche il tema dell’appropriatezza prescrittiva. “Molto spesso vengono richiesti esami poco utili o addirittura inutili. Ottimizzare i percorsi diagnostici – conclude – significa anche utilizzare meglio le risorse disponibili”.

Isabella Faggiano

04 Settembre 2026

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