Liste d’attesa. Gerosa: “In Veneto tempi congrui per la maggioranza, ma possiamo ancora migliorare”

Liste d’attesa. Gerosa: “In Veneto tempi congrui per la maggioranza, ma possiamo ancora migliorare”

Liste d’attesa. Gerosa: “In Veneto tempi congrui per la maggioranza, ma possiamo ancora migliorare”

Per il cardiochirurgo, nominato assessore, occorre puntare sulla prevenzione ma anche sull’appropriatezza delle prescrizioni. E poi su un modello di ospedale “liquido”, capace di adattarsi ai cambiamenti della società, di usare le tecnologie e di lavorare in rete con i medici di famiglia e l'assistenza domiciliare.

“Amo le sfide” ma “non personali”, bensì “raggiungere obiettivi concreti e dare corpo ai progetti”. Questo quando il neo presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, gli ha proposto di diventare assessore (“Cercava un tecnico con esperienza nel sistema sanitario pubblico e attenzione all’innovazione), Gino Gerosa ha accettato. Lo spiega nelle sue prime dichiarazioni rilasciate all’Adnkronos e al Gazzettino.

Chirurgo di fama, già Direttore dell’UOC di Cardiochirurgia e del Programma Trapianti di Cuore e Assistenze Meccaniche dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova, il neo assessore Gerosa sostiene che “se vogliamo garantire il sistema universalistico sanitario, dobbiamo reingegnerizzare l’organizzazione sanitaria, oltre che fare informazione e formazione sui cittadini. Ci sono molte idee in cantiere, vediamo se riusciremo a dare loro corpo”, spiega al Gazzettino. Sottolinea come i dati sulle liste d’attesa in Veneto non siano drammatici (“secondo il monitoraggio della Direzione Sanità della Regione del 2025, una larga maggioranza dei cittadini riceve risposte in tempi congrui per visite ed esami specialistici urgenti (entro 24 ore), a breve attesa (entro 10 giorni), differiti (entro 30 giorni) e programmabili”) ma “possiamo sempre migliorare” e “il Veneto merita una sanità sempre più efficiente”, dice all’Adnkronos.

Per ridurre le liste d’attesa, secondo Gerosa la prima cosa su cui puntare è la prevenzione, “con il coinvolgimento di enti pubblici, privati e di comunità”, ma occorre anche intervenire “sull’appropriatezza prescrittiva e sulle richieste dei pazienti, per questo i cittadini devono essere più informati”.

E poi occorre innovare, non sono in termini strumentali. Gerosa accenna anche a un nuovo modello di ospedale che definisce “liquido”; un ospedale “meno legato alle mura e ai mattoni” e “più vicino” alle persone, “capace di unire innovazione tecnologica e attenzione umana”, capace di “adattarsi ai cambiamenti della società”. È necessario, sottolinea l’assessore, “rafforzare la sanità di prossimità”. L’ospedale moderno “deve dialogare con l’innovazione e con la sostenibilità del Servizio sanitario regionale – afferma l’assessore – ma deve anche lavorare in rete con i medici di famiglia e l’assistenza domiciliare, perché il paziente vuole sentirsi seguito e preso in carico anche dopo il rientro a casa”.

13 Gennaio 2026

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