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Corruzione. Quattro arresti a Chieti, 2 medici sospesi per 1 anno. Coinvolto primario del SS. Annunziata

L’accusa è di condotte illecite nelle procedure di approvvigionamento di materiali e dispositivi medici utilizzati all’interno della Cardiochirurgia dell’ospedale. Le indagini hanno fatto emergere un consumo anomalo e spropositato di protesi cardiache e di altri dispositivi medici “approvvigionati dall’Asl al di fuori di qualsiasi procedura di evidenza pubblica, a prezzi più elevati rispetto ad altre aziende e sovente venivano lasciati inutilizzati, lasciati scadere o sperperati di proposito, per fare lievitare il volume degli acquisti”. Tra i benefir ottenuti dal primario del reparto per il suo ruolo, la posa del ‘parquet’ nel suo studio ospedaliero, diversi viaggi a Cuba e numerose cene in rinomati ristoranti della riviera adriatica.

27 OTT - Nella mattinata odierna, militari del Comando Provinciale di Chieti unitamente ai colleghi delle province di Pescara, Teramo, Macerata, Ascoli e Padova hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Chieti su richiesta della Procura della Repubblica di Chieti, nei confronti di 4 persone residenti in Abruzzo e nelle Marche, indagati a vario titolo per corruzione, falso, turbativa d’asta e omicidio colposo per una maxi frode sulla spesa sanitaria nell’ambito delle forniture di materiali e dispositivi medici utilizzati all’interno della Cardiochirurgia dell’ospedale Ss. Annunziata di Chieti. Ad ulteriori 2 medici è stata notificata la misura interdittiva della sospensione temporanea per 12 mesi dalla professione sanitaria. Contestualmente alle misure cautelari si è proceduto anche alle perquisizioni domiciliari e personali nei confronti di tutti i soggetti indagati. A darne notizia un comunicato stampa della Guardia di Finanza.

Le attività investigative, durate circa un anno, hanno atto emergente un “consumo anomalo e spropositato di protesi cardiache e di altri dispositivi medici che venivano approvvigionati dall’ASL 2 Chieti al di fuori di qualsiasi procedura di evidenza pubblica, a prezzi più elevati rispetto ad altre aziende sanitarie e che sovente venivano lasciati inutilizzati, lasciati scadere o sperperati di proposito, per fare lievitare il volume degli acquisti dell’ASL e dunque i guadagni delle imprese fornitrici".


Le successive indagini, condotte anche attraverso l’utilizzo di intercettazioni telefoniche, ambientali e riprese video, hanno consentito di documentare “l’esistenza di un articolato fenomeno di corruzione sistemica che era stato posto in essere dal primario di quel reparto sin dal 2011, attraverso la predisposizione di richieste di acquisto di protesi cardiache attestandone la necessità e l’urgenza mediante false dichiarazioni di infungibilità del prodotto, così inducendo l’azienda sanitaria al loro costante approvvigionamento mediante procedura negoziata (fuori bando di gara) e in conto deposito nell’arco di diversi anni. Tale pratica - spiegano le Fiamme Gialle - è stata ulteriormente favorita dall’inerzia della governance dell’ASL 2 Chieti che, per circa 10 anni (dal 2009 al 2019), non ha mai espletato alcun bando di gara pubblica per l’acquisto di materiali e dispositivi medici per le necessità dell’U.O.C. di Cardiochirurgia”.

Solo nel 2019 veniva infatti predisposta ed autorizzata la procedura per l’espletamento di una gara pubblica del valore di oltre 3 milioni di euro, nel corso della quale, spiega la Guardia di Finanza, “venivano ulteriormente accertate condotte illecite da parte dello stesso primario, che erano volte ad influenzare la scelta dei contraenti mediante indebite pressioni nei confronti delle persone incaricate di redigere il capitolato tecnico della gara con il precipuo fine di favorire alcune ditte”.
 
Secondo i fatti emersi nel corso delle indagini, la genesi del fenomeno corruttivo si fondava sugli stretti rapporti di conoscenza e di amicizia, di cui sono state documentate le numerose frequentazioni, tra il primario del reparto ed alcuni imprenditori che distribuiscono, per conto di note società multinazionali, proprio quelle protesi e quei dispositivi medici che venivano acquistati con procedura negoziata ovvero utilizzati in misura deliberatamente sproporzionata rispetto alle reali esigenze.


“Per consolidare il quadro probatorio - spiegano le Fiamme Gialle - è stato necessario procedere ad una complessa disamina contabile-amministrativa presso l’ASL 2 di Chieti, con il contributo fattivo dell’attuale Direttore Generale, che ha posto in evidenza come le protesi cardiache oggetto di indagine non solo sono risultate essere il dispositivo maggiormente utilizzato negli anni compresi tra il 2012 e il 2019, ma anche quelle più onerose per l’azienda pubblica per un importo complessivo di oltre un milione e mezzo di euro (anche in un’ottica comparativa rispetto ad aziende sanitarie di altre regioni), pur essendo presenti sul mercato analoghe tipologie di valvole a costi inferiori ed inserite all’interno del preesistente bando di gara del 2009”.

La modalità di approvvigionamento di queste protesi, riferisce la nota della GdF, “erano talmente consolidate nel tempo che per gli ordini di acquisto si faceva sempre rinvio ad una delibera del Direttore Generale, risalente al 2011, che eludeva tutte le procedure ad evidenza pubblica attraverso la falsa attestazione che si trattasse di un prodotto necessario ed infungibile, a suo tempo redatta dal primario colpito dalla misura cautelare. Giova evidenziare, altresì, che le investigazioni hanno accertato che quale remunerazione del patto corruttivo l’imprenditore aveva provveduto all’acquisto e alla fornitura in favore del primario del mobilio necessario per arredare il suo studio personale presente all’interno del nosocomio (per un valore di 27.000,00 euro circa). Inoltre, nel tempo, sono stati ulteriormente documentati, quale presunto prezzo per il “pactum sceleris” oltre a regalie varie, anche cene, viaggi e soggiorni all’estero”.
 
Per quanto riguarda l’acquisto di altri dispositivi medici, “il primario aveva instaurato rapporti confidenziali anche con un secondo imprenditore. I loro incontri si svolgevano esclusivamente al di fuori degli ambienti ospedalieri mediante incontri riservati presso ristoranti o durante viaggi all’estero. Al pari del precedente, anche questo secondo imprenditore opera nel settore della distribuzione di materiali e apparati medici e il valore delle sue forniture nei confronti della cardiochirurgia di Chieti, negli anni compresi tra il 2017 e il 2019, ammonta ad oltre un milione di euro”.

Le indagini hanno evidenziato che il primario, nel tempo, aveva beneficiato, quale contropartita per l’utilizzo in via prioritaria dei prodotti distribuiti dall’azienda di proprietà dell’imprenditore, “dell’acquisto e posa in opera della pavimentazione in ‘parquet’ di tutta l’area (ca 200mq) dello studio ospedaliero a suo esclusivo uso e l’allestimento dell’annesso bagno (per un valore complessivo pari a 14.000,00 euro circa), oltre a diversi viaggi e soggiorni a Cuba ed al pagamento di numerosi incontri conviviali in rinomati ristoranti della riviera adriatica. I contatti tra il primario e quest’ultimo imprenditore avvenivano anche attraverso un agente di commercio della predetta società, per il cui tramite si accertavano ulteriori indebite dazioni di utilità varie, quali ad esempio i pagamenti relativi alla riparazione ed al posteggio della barca di proprietà del primario".

Un ulteriore filone investigativo che vede coinvolto il primario del reparto di cardiochirurgia attiene “all’acquisto, con procedura d’urgenza, per una spesa di circa 95.000 euro, di una nuova macchina per assistenza ventricolare denominata Heart Mate 3, sebbene il reparto disponesse di altre due apparati similari. L’acquisto di tale “device” è stato giustificato dalla necessità ed urgenza di un intervento su un paziente il cui quadro clinico sarebbe stato talmente compromesso da non potersi prevedere altra soluzione terapeutica. Il paziente è poi deceduto alcuni giorni dopo l’intervento". In realtà, secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini e sulla base anche di una consulenza tecnica disposta dalla Procura di Chieti, il paziente non solo non era in condizioni di gravità tali da dover essere sottoposto a simile intervento, ma risultava piuttosto candidabile ad una operazione di trapianto presso un centro specializzato.

Dunque le indagini hanno messo in luce che "l’acquisto del macchinario (disposto in assenza di una obbligatoria valutazione del comitato etico-scientifico e inducendo in errore il direttore generale facente funzioni pro-tempore dell’ASL), sia stata fortemente voluta dal primario per consentire ad uno dei due imprenditori sopra richiamati di avviare un “nuovo esclusivo canale” di distribuzione dello specifico apparato nella zona rafforzando, cosi, il rapporto di corruttela già consolidato nel tempo. A questo proposito, sono stati accertati e documentati contatti tra il primario, il direttore commerciale della azienda produttrice della macchina, un cardiochirurgo dell’ospedale di Padova e l’imprenditore finalizzati proprio a favorire quest’ultimo per l’apertura di un nuovo canale commerciale per la distribuzione degli Heart Mate 3”.
 
L’attività di indagine diretta dalla Procura di Chieti ha così permesso di rilevare gravi distorsioni nelle procedure di acquisto dei materiali e degli apparati medicali per le attività dell’unità di Cardiochirurgia dell’Ospedale di Chieti, frutto di un patto corruttivo consolidato nel tempo e che consentiva a tutti i soggetti coinvolti di trarne illeciti vantaggi a spese della collettività ed in danno del Sistema Sanitario Nazionale, che è finanziato, lo si ricorda, attraverso la contribuzione fiscale.

27 ottobre 2020
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