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Napoli. Sabato delle idee: il 30 gennaio fari puntati su fuga dei cervelli

L’Ottava edizione dell’iniziativa messa in campo da Istituto Sdn e Suor Orsola Benincasa si apre con un confronto di alto livello scientifico tra i rappresentanti di alcuni dei principali centri di ricerca della Campania e i grandi maestri della ricerca biomedica internazionale che lavorano da anni all'estero in stretta connessione con alcune strutture campane.

29 GEN - “Le nuove frontiere della biomedicina e le eccellenze della ricerca in Campania”. Il Sabato delle Idee - l’iniziativa dell’Istituto Irccs Sdn di Napoli e dell’Istituto universitario Suo Orsola Benincasa, giunto alla sua ottava edizione - ricomincia delle bioscienze. “Un tema scelto non a caso – avverte Marco Salvatore già ordinario di Medicina nucleare della Federico II e fondatore del contenitore culturale -  proprio per ripartire da esempi virtuosi, perché la Campania è una delle regioni italiane che può vantare, nonostante lo scarso investimento in ricerca scientifica, centri di biomedicina di rilievo e notorietà internazionale, che possono e debbono rappresentare un esempio vincente di sviluppo economico realizzato grazie alla ricerca e all’innovazione da applicare anche in altri campi”. Sotto i riflettori l’emergenza della fuga dei cervelli e il confronto con l’Inghilterra e gli Stati Uniti. Sul tavolo della discussione - che sarà aperta da Lucio d'Alessandro, Rettore dell'Università Suor Orsola Benincasa, Gaetano Manfredi, Rettore dell'Università Federico II e dallo stesso Marco Salvatore - che sarà coordinata dal presidente del Cnr, Luigi Nicolais, ci saranno, dunque, esempi positivi ma anche una grande emergenza perché nonostante queste eccellenze sono sempre più numerosi i giovani cervelli della Campania, nel settore della biomedicina e non solo, costretti ad emigrare all'estero in cerca di un'occupazione più stabile e di un riconoscimento economico più adeguato. 

 
Confronto tra scienziati
Ecco perché, come anticipa Marco Salvatore, “il Sabato delle Idee ha pensato di promuovere un confronto tra i rappresentanti di alcuni dei principali centri di ricerca della Campania e i grandi maestri della ricerca biomedica internazionale che lavorano da anni all'estero in stretta connessione con alcune strutture campane, un confronto che vuole essere anche una vetrina delle eccellenze della ricerca in Campania non sempre adeguatamente riconosciute e valorizzate”.
 
E così a Napoli sabato 30 gennaio, alle ore 10.30, interverranno nella sala conferenze dell’Istituto Sdn (dove sette anni fa il presidente di Milano Expo 2015, Diana Bracco, lo scrittore Jean Noel Schifano e il compianto scienziato Aldo Pinchera tennero a battesimo “Il Sabato delle Idee”),  Antonello Cutolo, docente di Optoelettronica all’Università degli Studi del Sannio, Pietro Ferraro, direttore dell'Istituto di Scienze Applicate & Sistemi Intelligenti del Cnr, Novella Luciani, direttore dell’Ufficio Ricerca e Innovazione in Sanità del Ministero della Salute, Paolo Antonio Netti, direttore dell'Istituto italiano di Tecnologia di Napoli, Lucio Pastore, docente di biologia molecolare clinica all’Università Federico II e principal investigator del Ceinge e Andrea Soricelli, docente di Diagnostica per immagini e radioterapia all’Università degli Studi di Napoli Parthenope e direttore scientifico della Fondazione Sdn. Un confronto con Matteo Santin, docente di Rigenerazione dei tessuti presso la Facoltà di Farmacia e Scienze Biomolecolari dell’Università di Brighton e con Mauro Ferrari, presidente del Methodist Hospital Research Institute di Houston, fondatore delle nanobiotecnologie a livello mondiale, già premiato in Italia dall’Università Federico II con il primo dottorato di ricerca italiano honoris causa in Scienze biotecnologiche.
 
 “Proseguendo in uno dei nostri tratti distintivi - anticipa Marco Salvatore - che è sempre stato quello di organizzare incontri itineranti alla scoperta dei luoghi simbolo della cultura e della società napoletana da quest’anno allargheremo il nostro viaggio all’intera Campania e stiamo progettando un incontro speciale nel quale mettere all’ordine del giorno del dibattito politico nazionale quella ‘questione meridionale’ che da subito ci siamo impegnati non solo per discutere ma soprattutto per provare a risolvere con la forza delle idee”.
 
 “Il Sabato delle Idee” è un’iniziativa ideata nel 2009 dalla Fondazione Sdn e dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli con l’obiettivo di far sorgere a Napoli nuovi spazi di discussione e di “risvegliare” la riflessione ma soprattutto la produzione di nuove idee nella società civile e nella classe dirigente nazionale, partendo da Napoli.  E già dalla seconda edizione del Sabato delle Idee l’allargamento dei partner dell’iniziativa ha dimostrato come nella città di Napoli vi siano tante realtà scientifiche e culturali che hanno passione e capacità per impegnarsi nel rilancio della città.
Promuovere l'impegno civile, la partecipazione ragionata e la realizzazione di progetti concreti per lo sviluppo di Napoli e del Mezzogiorno contro l’indifferenza, la rassegnazione ed il pessimismo gli obiettivi fondanti del Sabato delle Idee.
 
A Ballabio il premio Louis-Jeantet
Intanto la ricerca genetica in Campania  vede Andrea Ballabio fondatore e direttore dell'Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) di Pozzuoli, aggiudicarsi il premio Louis-Jeantet per la Medicina per il 2016. Il riconoscimento è per il suo contributo alla comprensione dei meccanismi genetici che presiedono alla funzione dei lisosomi, spazzini che ripuliscono e bonificano tutte le cellule da agenti chimici, virus, batteri e altri scarti. Funzione utilizzata, ad esempio, dal sistema immunitario per annientare i tumori ma compromessa in molte malattie da accumulo tra cui quelle neurodegenerative come l’Alzheimer. Del 1986 il premio è stato attribuito a 84 ricercatori di tutto il mondo e dieci hanno poi ricevuto il Nobel. Ballabio è il primo ricercatore che lavora in Italia ad essere insignito del riconoscimento. Napoletano, classe 1957, laurea in Medicina a Napoli Ballabio ha trascorso molti anni negli Usa. Nel 1994 ha fondato il Tigem dove oggi lavorano 16 gruppi di ricerca (200 scienziati) di cui 30 stranieri. È oggi ordinario di Genetica Medica alla Federico II di Napoli e visiting professor sia negli Usa che in Inghilterra.
 
Scoperto un gene architetto dell’ippocampo
Sempre presso il centro di ricerca del Cnr di Pozzuoli il gruppo di ricerca guidato da Elvira De Leonibus ha scoperto il ruolo di un gene architetto della corteccia cerebrale (Coup-Tfi, identificato nel 2007 dalla fondazione Theleton) nel condizionare anche forma e sviluppo dell’ippocampo giocando un ruolo chiavo nei meccanismi della memoria. La mancanza di questo tratto di Dna, e delle proteine per cui esso codifica, aumenta il volume della corteccia disperdendo però le funzioni cognitive superiori. “Ora abbiamo scoperto che questo stesso meccanismo – dice De Leonibus - condiziona anche la forma dell’ippocampo, una struttura cerebrale profonda, a forma di cavalluccio marino, dove hanno sede i circuiti nervosi che consentono di fissare i ricordi e dunque considerato a buona ragione la sede della memoria. In particolare la disfunzione di questo gene determina una riduzione di volume della testa dell’Ippocampo”.
 
La scoperta ha molteplici implicazioni cliniche, prima fra tutte la possibilità di intervenire su questo gene e di migliorare le funzioni cerebrali e la memoria. Il nuovo lavoro, condotto con Gemma Flore dell'Istituto Telethon di Pozzuoli, aggiunge un altro tassello.  L'assenza del gene nei topi, e la conseguente alterazione morfologica dell'ippocampo, causa nell'animale la difficoltà per esempio di memorizzare la posizione di una piattaforma all'interno di una piscina. Un problema di navigazione spaziale, mentre non vi sono alterazioni nei livelli d'ansia oppure nell'apprendere come evitare un pericolo. Il lavoro, oltre al finanziamento della Fondazione Telethon, è stato supportato anche da altri enti finanziatori governativi francesi (National Research Agency), italiani (Miur, Cnr, Progetto di interesse invecchiamento) ed europei (Pon).  La ricerca è ancora nelle fasi iniziali, limitata alle cavie di laboratorio, ma aggiunge nuove preziose informazioni sul nostro cervello e sulle modalità con cui esso si sviluppa e invecchia,. Per gli esperti l’attività di questo piccolo tratto di Dna neuronale è cruciale per il corretto sviluppo delle aree cerebrali minate delle malattie neurodegenerative in cui c’è però anche quasi sempre un accumulo di sostanze e un difetto delle attività spazzino, linea di ricerca su cui è al lavoro, sempre al Tigem, il gruppo di Andrea Ballabio. Più in generale la scoperta potrebbe avere interessanti ricadute per la comprensione di tutte le patologie in cui si manifesta una riduzione del volume dell'ippocampo, quali le malattie neurodegenerative e dell'invecchiamento che provocano gli stessi difetti di memoria osservati nei topi mancanti del gene Coup-Tfi.
 
“Fino a oggi – conclude De Leonibus - si sapeva che eventi come gli ictus possono causare  disturbi cognitivi distruggendo porzioni specifiche dell'ippocampo, ma non era mai stata identificata alcuna causa genetica che potesse influire sulla formazione dei ricordi”. Gli esperti hanno anche osservato come anche in assenza del gene custode del Gps cerebrale, mantengono dimensioni normali il corpo e la coda dell'ippocampo, sede dei ricordi fissati grazie ai vissuti emotivi, quelli più conservati nelle malattie neurodegenerative e su cui interferiscono disturbi come l'ansia. Nel mirino dei ricercatori ci sono ora molecole in grado di modulare l'espressione del gene Coup-Tfi.
 
 
 
Ettore Mautone

29 gennaio 2016
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