Speciale 8 Marzo. La salute delle donne è sempre più fragile

Speciale 8 Marzo. La salute delle donne è sempre più fragile

Speciale 8 Marzo. La salute delle donne è sempre più fragile
Lavoratrici, madri, mogli e caregiver. Il ruolo delle donne nella società italiana resta di centrale importanza, ma la loro salute - fisica e mentale - è messa sempre più a dura prova. A causa della crisi, che impone alle donne “salti mortali” per gestire casa e lavoro, ma anche dei cattivi stili di vita sempre più diffusi tra il gentil sesso.

Sono quasi 31 milioni le donne in Italia, in media 52 donne ogni 100 abitanti e 93 ogni 100 uomini. Circa la metà delle donne è in età riproduttiva, cioè si trova nella fascia tra i 15 e 49 anni. Hanno una speranza di vita di 84,4 anni in media contro i 79,2 degli uomini. Tuttavia lamentano una qualità della vita peggiore degli uomini. Il 23,7% delle donne soffre di due o più malattie croniche contro il 16% degli uomini e le vivono peggio. Se infatti il 47,5% degli uomini con malattie croniche sostiene comunque di sentirsi in buona salute, la percentuale scende al 38% per le donne.

E le cose rischiano di peggiorare per il gentil sesso. Anche a causa della crisi, che pone sulle spalle delle donne ancora più responsabilità in termini di lavoro (ambito nelle quali restano comunque discriminate in termini di retribuzioni e di qualifiche), gestione dell’ambiente domestico, assistenza ai familiari malati ed anziani, educazione dei figli. Ad interferire anche la diffusione tra le donne dei cattivi stili di vita, a partire da alcol e fumo. Vizi in parte correlati all’evoluzione della società ma che forse la crisi ha ulteriormente acuito. Non stupisce, allora, se dai dati del ministero della Salute (che alle donne dedica uno spazio del proprio portale web) emerge che tra le donne la sensazione di avere una salute più fragile inizia già a partire dalla giovanissima età: tra i 15 e i 17 anni si registra un primo gap, con il 94,9% dei ragazzi che afferma di essere in buona salute contro il 82,2% delle coetanee. Dopo i 65 anni, la distanza supera i 10 punti percentuali, con il 44,8% degli uomini che afferma di essere in buona salute contro il 34,7% delle donne.

Un contesto nel quale cresce anche la solitudine o si sgretola, comunque, quella rete familiare su cui oggi possono ancora contare le vecchie generazioni, ma a cui le nuove e le future dovranno sempre più essere pronti a fare a meno. Nel 2010, sempre secondo i dati del ministero sella salute, si conferma, su tutto il territorio italiano, il trend decrescente dei matrimoni, pari a 217.185, contro i 230.613 del 2009, con un quoziente di nuzialità ancora in forte diminuzione, che passa dal 3,8 al 3,6. La stima del numero medio di figli (che arrivano sempre più in tarda età) per donna è pari a 1,41, lo stesso valore del 2009; si conferma quindi l’arresto della crescita che si era avuta successivamente al 1995, anno in cui la fecondità italiana toccò il minimo (1,19 figli per donna).

Per tutte queste ragioni le istituzioni sanitarie, dall’Oms al ministero della Salute, insistono sulla necessità di sostenere la tutela e la promozione della salute delle donne, sono considerate un importante investimento anche per il miglioramento dello stato di salute del Paese e una misura della qualità, dell’efficacia ed equità dei sistemi sociali e sanitari. Ma la strada è ancora lunga. Come dimostrano alcuni dati sulla salute e l’inserimento sociale della donna in Italia che pubblichiamo negli approfondimenti a fondo pagina.

08 Marzo 2013

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