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Maternità surrogata. Intellettuali, politici e attori laici e per lo più di sinistra: “Desiderio figli non può diventare un diritto da affermare a ogni costo”. E Scienza & Vita plaude: “Era ora”

"Nessun essere umano può essere ridotto a mezzo. I bambini non sono cose da vendere o da donare". Ha suscitato un certo scalpore l'appello alle istitutioni europee di Se Non Ora Quando Libere affinché la pratica della maternità surrogata sia dichiarata illegale in Europa e messa al bando a livello globale. Scienza & Vita: "Guardiamo con attenzione e soddisfazione a questa iniziativa italiana nata da ambienti ‘laici’".

05 DIC - "Noi rifiutiamo di considerare la maternità surrogata un atto di libertà o di amore. In Italia è vietata, ma nel mondo in cui viviamo l’altrove è qui: 'committenti' italiani possono trovare in altri paesi una donna che 'porti' un figlio per loro. Non possiamo accettare, solo perché la tecnica lo rende possibile, e in nome di presunti diritti individuali, che le donne tornino a essere oggetti a disposizione: non più del patriarca ma del mercato. Vogliamo che la maternità surrogata sia messa al bando". Così SNOQ (Se Non Ora Quando) Libere si appella alle Istituzioni europee chiedendo che la maternità surrogata venga dichiarata illegittima e che possa essere messa al bando a livello globale. 
 
"I bambini non sono cose da vendere o da 'donare'. Se vengono programmaticamente scissi dalla storia che li ha portati alla luce e che comunque è la loro, i bambini diventano merce - si spiega nell'appello -. Siamo favorevoli al pieno riconoscimento dei diritti civili per lesbiche e gay, ma diciamo a tutti, anche agli eterosessuali: il desiderio di figli non può diventare un diritto da affermare a ogni costo. Nessun essere umano può essere ridotto a mezzo".
 
L'appello pubblicato sul sito cheliberta.it è stato già sottoscritto da 178 persone. Tra i firmatari donne e uomini, scrittori, politici, attori, come Dacia Maraini, Stefania Sandrelli, Livia Turco, Cristina Comencini, Dorina Bianchi, Claudia Gerini, Antonella Bertè, Richy Tognazzi, Giuseppe Vacca, Claudio Amendola, Giulio Scarpati e molti altri ancora.
 
Il plauso di Scienza e Vita: "Dopo i tanti richiami in questi anni a contrastare questo fenomeno guardiamo con attenzione e soddisfazione all’iniziativa italiana che da ambienti ‘laici’ muove finalmente contro l’utero in affitto”, commenta la presidente nazionale, Paola Ricci Sindoni.
 
“Combattere la mercificazione della donna e dei bambini non è una battaglia ‘cattolica’ o ‘laica’, ma un’opposizione doverosa a una pratica barbara che riduce in schiavitù la madre surrogata e rende oggetto di commercio il suo bambino. Per questo è inequivocabile che non si tratta di omofobia (la maggioranza delle coppie che fa ricorso all’utero in affitto è etero), ma di giustizia e di rispetto autentico della dignità delle persone. Il fatto poi che siano proprio le femministe di tutto il mondo a mobilitarsi, è un segnale positivo di grande significato: il riappropriarsi della preziosità e dell’unicità della capacità femminile di generare la vita”, conclude Sindoni.

05 dicembre 2015
© Riproduzione riservata


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