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Palermo (segretario Anaao): “Abbiamo bisogno di più diritti, più stabilità nel lavoro, più sindacato”


12 DIC - “Abbiamo bisogno di più diritti, di più stabilità nel lavoro”. Di “più intelligenze messe a disposizione della qualità del lavoro”. Di “più sindacato” che esprima “solidarietà, comunità, partecipazione e antagonismo. Di un sindacato capace di indicare una uscita collettiva ai problemi che oggi vivono i colleghi e con loro il Servizio Sanitario Nazionale”. Questo il messaggio lanciato oggi dal segretario nazionale Anaao Assomed, Carlo Palermo, nella sua relazione alla giornata celebrativa dei 60 anni di fondazione del sindacato.

L’Associazione Nazionale Aiuti e Assistenti Ospedalieri è stata fondata, infatti, il 20 luglio del 1959 a Vicenza. I soci fondatori furono Giorgio Pomerri, Wladimiro Gualandri, Stelio Ferolla, Antonio Scannagatta, Andrea Marsiag. Una storia lunga, vissuta da generazioni diverse di medici e dirigenti sanitari, che ha attraversato l’evoluzione della sanità in Italia e lo sviluppo del Servizio sanitario nazionale e dei suoi principi fondanti: l’universalità dei destinatari delle cure, l’equità nell’accesso ai servizi, la solidarietà nei criteri di finanziamento. Valori che tuttavia, ha osservato Palermo, “oggi sono messi in crisi”.


Secondo il segretario nazionale dell’Anaao Assomed, “la crisi economico-finanziaria successiva al 2008 è stata utilizzata per distruggere i sistemi di welfare universalistici”, in Italia ma non solo. Con la differenza, secondo Palermo, che nel nostro Paese “l’assalto neo liberista non ha trovato un percorso politico e legislativo trasparente. I politici di turno, in particolare in alcune regioni, hanno gettato cortine fumogene per coprire la volontà di trasferire al privato una percentuale sempre più alta di attività sanitarie”.

A spianare la strada al disgregamento del Ssn è stato anzitutto il taglio delle risorse per il Ssn. “Il finanziamento è stato progressivamente ridotto. In due anni addirittura in termini assoluti rispetto all’anno precedente: 2013 con il Governo Monti e il 2015 con il Governo Renzi. Solo con il Governo Letta nel 2014 si è avuta una crescita superiore al tasso inflattivo medio (+ 2,9 mld: + 2,7% rispetto al 2013). Per il resto, il finanziamento è cresciuto di circa un miliardo all’anno, insufficiente a coprire anche il differenziale inflattivo con conseguente perdita di valore in termini reali del FSN. Solo nel 2020 e 2021 avremo una ripresa del finanziamento al di sopra del tasso di inflazione media, risultato ottenuto prima dall’ex Ministro Grillo e confermato nella Legge di Bilancio 2020 dal Ministro Speranza”, ha spiegato Palermo.

Questo ha voluto dire anche limitazione della spesa per il personale sanitario che, ha detto il segretario Anaao, “associata alle politiche dei piani di rientro per le Regioni in deficit di bilancio, ha determinato nel 2017, una carenza nelle dotazioni organiche di circa 8 mila medici, 2 mila dirigenti sanitari e 36 mila tra infermieri, fisioterapisti e tecnici sanitari rispetto ai dati del 2010”. “Regioni e Aziende - ha attaccato Palermo - per raggiungere l’equilibrio dei conti economici hanno risparmiato tagliando sul personale, un Bancomat che è stato ferocemente sfruttato. E non si è trattato solo di blocco del turnover, ma anche di gravidanze o di assenze per malattie prolungate mai sostituite”.

Il leader dell’Anaao ha evidenziato come anche i posti letto negli ultimi 20 anni abbiano subito “una vera e propria falcidia, portando l’Italia in coda alle graduatorie europee nel rapporto PL/1000 abitanti (3,2 per mille in Italia rispetto al 5 per mille medio della UE)”.

E tutti questi tagli alla struttura del Ssn non sono state senza conseguenze sul piano dei servizi erogati e della loro qualità. “Le restrizioni stanno intaccando quel il patrimonio di competenze specialistiche e professionalità di cui il nostro Servizio sanitario è stato sempre dotato e su cui si fonda la sua capacità di erogare cure di qualità”.

Se i cittadini se la passano male, non va meglio ai medici. Perché “la mancanza di una seria politica del personale sta mettendo in ginocchio l’intero sistema sanitario” e medici e dirigenti sanitari, ha chiarito Palermo, “sono oramai in piena sofferenza, potremmo dire sull’orlo di una crisi di nervi”. Diversi i motivi: “Lavorano troppo”, e questo va a discapito sia del lavoro che della vita famigliare. Anche considerato che “svolgono un lavoro non solo gravoso ma anche molto rischioso con ben quattro livelli di responsabilità: penale, civile, disciplinare, deontologica”.

Tutto questo per essere anche “pagati poco”, e “non tanto rispetto ad una indistinta Europa - ha precisato il segretario dell’Anaao Assomed -, dove troviamo comunque stipendi raddoppiati rispetto a quelli italiani, quanto alla concretezza dei punti precedenti. La recente indagine Fnopi ha evidenziato per i medici del SSN una perdita di oltre 6000 € in termini di potere di acquisto, legata in particolare al blocco della dinamica contrattuale sancito dalla legge 122/2010, Governo Berlusconi, Tremonti, Bossi. In realtà, in termini di mancato incasso di quote economiche, il periodo 2011/2015 è stato pesantissimo a causa del blocco delle dinamiche di carriera e le conseguenze le hanno pagate soprattutto i giovani”.

“Sono stati bloccati - ha proseguito Palermo -, con interpretazioni ultra legis da parte delle Aziende, gli scatti di posizione ed esclusività ai 5 anni (- 11.000 € per ogni anno di ritardo) e ai 15 anni (- 6000 € per ogni anno di ritardo). A tutto ciò si è aggiunta la perdita di ogni prospettiva di carriera a causa della vera e propria falcidia di strutture complesse (- 4000) e di strutture semplici (-7000) seguiti all’applicazione del DM 70”.

E in tutto ciò, medici e dirigenti sanitari, secondo Palermo, “contano poco nelle organizzazioni sanitarie, dove tutti possono decidere del loro lavoro tranne gli interessati, non essendo considerati professionisti al servizio dello Stato ma semplici impiegati con funzioni professionali”.

A farsi strada, in questa situazione, anche la sanità integrativa, che però, per Palermo, “ha bisogno di una sostanziale revisione”. Perché “è illusorio pensare che fondi sanitari, assicurazioni e welfare aziendale costino meno e siano più efficaci”, ha detto Palermo. “Possono svolgere un ruolo - ha proseguito -, ma solo nel rispetto dei principi generali di tutela della salute che valgono per tutte le persone”.Allo stato attuale, invece, “sono fonte di diseguaglianze” e “legittimano l’idea che di fronte alla malattia i cittadini non siano tutti uguali”.

Non solo: “L’offerta di prestazioni è in larga parte duplicativa di quelle offerte dal Ssn e promuove consumi superflui o inappropriati con forti incentivi a indirizzare la domanda verso fornitori privati”.
Per il segretario dell’Anaao, se si vuole dare spazio alla sanità integrativa, bisogna però definirne l’ambito di azione “in modo da renderla effettivamente integrativa (e non sostitutiva)”. L’obiettivo, dunque, è “lasciare in eredità alle future generazioni un welfare rinnovato ma non snaturato”.

E se l’abbattimento di disuguaglianze deve restare un obiettivo, per l'Anaao questo significa dire no all’attuale progetto di autonomia differenziata di alcune Regini, “le cui conseguenze sulla salute, e più in generale sul sistema paese, sono ampiamente sottovalutate”, ha detta di Palermo, secondo il quale le criticità legate alle disuguaglianze tra nord e sud del Paese, per Palermo, “non possono essere accantonate riconoscendo alle regioni ricche l’allentamento dei doveri di solidarietà nei confronti delle popolazioni in difficoltà”. “Al contrario - ha detto Palermo - deve essere rafforzato il ruolo concretamente esercitato dello Stato quale garante della coesione sociale e dell’unità giuridica ed economica del Paese".

Come invertire la rotta? Per Palermo è “sicuramente importante dare seguito alle promesse avanzate da parte di esponenti dell’attuale maggioranza governativa per la salvaguardia del SSN”. Ad iniziare dal finanziamento del Ssn. “Avere per almeno un arco temporale, che potrebbe essere un quinquennio, la certezza di un incremento annuale del FSN intorno ai 2 mld può rappresentare il primo passo verso la salvezza, il livello minimo di finanziamento per affrontare le criticità emergenti”, ha detto Palermo.

Il segretario dell’Anaao sollecita poi “un grande piano assunzionale il cui costo è valutabile, per i soli medici e dirigenti sanitari, in circa un miliardo di euro”. Avanti, poi, con il superamento del limite postiate risorse destinate all’incremento delle dotazioni organiche rispetto al 2018. “Senza, le Regioni in piano di rientro impiegherebbero decenni per recuperare il personale perso dal 2009 in avanti”, osserva Palermo. “La proposta del Governo e delle Regioni - è l’analisi del segretario Anaao - è di portare la disponibilità economica dal 5% attuale al 15% dell’incremento del finanziamento del fondo sanitario regionale rispetto all’anno precedente. Per essere efficace tale incremento deve essere mantenuto nel tempo”.

Per Palermo deve essere poi “rapidamente emanato” il regolamento per l’assunzione a tempo determinato degli specializzandi del 4° e 5° anno con un contratto di lavoro a tempo parziale collegato a quello dell’Area della Dirigenza sanitaria. “Ad oggi sono circa 9.000 i medici in formazione interessati, e rappresentano, insieme con i circa 15.000 specializzati degli ultimi tre anni, una platea adeguata per tamponare la prima ondata pensionistica che avremo entro il 2022”. Secondo i dati dell’Anaao, i risparmi derivanti da questa misura “permetterebbe di incrementarne il numero ad iniziare dall’anno accademico 2020/2021 ad almeno 11.000/11.500, di cui 10.000/10.500 statali e 1000 regionali. Innescando tale circolo virtuoso si comincerebbe a rispondere alle attese dei medici intrappolati nell’imbuto formativo” e si porrebbero le basi per dare una risposta alla “seconda ondata di pensionamenti dal 2023 in avanti”.

Per quanto riguarda le condizioni di lavoro e i livelli retributivi del personale, medici, dirigenti sanitari ed infermieri, ecco cosa i dirigenti medici e sanitari si attendono dalla Legge di Bilancio:

    1)    “il superamento del comma 2 art 23 del D.lgs 75/2017, visto che le Dirigenze dell’Area Sanità hanno già ottemperato nel CCNL 2016-2018, e gratis, a quanto richiesto al comma 1 dello stesso articolo, cioè la “progressiva armonizzazione” dei fondi accessori. Chiediamo pertanto la possibilità di utilizzare le risorse derivanti dalla RIA, che rappresentano un patrimonio storico della categoria e appartengono già ai loro fondi contrattuali, per poter completare l’armonizzazione, premiare il merito e remunerare il disagio”;

    2)    “la defiscalizzazione, già concessa al lavoro privato e agli insegnanti pubblici, della produttività aggiuntiva che metterebbe al servizio dell’abbattimento delle liste di attesa milioni di prestazioni in più. Certe e non aleatorie”;

    3)    “un aumento delle ore lavorate, nel sistema 118 e negli ospedali, attraverso il passaggio del personale convenzionato che occupa posti ospedalieri alla dipendenza”;

    4)    “una modifica dei termini temporali previsti dalla Legge “Madia” per permettere la stabilizzazione del precariato ancora presente”;

    5)    “la proroga della validità delle graduatorie fondamentale per far fronte all’elevato turn over che dovremo affrontare nei prossimi anni”.

“In sostanza - fa notare Palermo -, misure per migliorare il lavoro negli ospedali e nel SSN per renderlo attrattivo per i giovani ed i meno giovani, riducendone la precarizzazione e migliorandone la qualità e i suoi contenuti economici. Ridare valore al lavoro”.

12 dicembre 2019
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