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Ciao 2013/11. Rondini (LN): “Acceleriamo sui costi standard e basta bicameralismo perfetto”

Nel 2013, secondo il deputato leghista, si è perso troppo tempo per cercare di applicare i costi standard, una riforma pronta, mancavano solo i decreti attuativi. Per il 2014 l’auspicio è che ci si arrivi. Ma i dubbi sono molti perché il governo è fragile e sottoposto a veti incrociati e ricatti dei partiti. 

07 GEN - “La lamentazione per il 2013 è di aver sprecato tempo per cercare di applicare i costi standard, una riforma che era quasi pronta a cui mancavano soltanto i decreti attuativi. Per quest’anno appena iniziato invece l’auspicio è che ci si arrivi, ma ne dubito, perché il governo attuale è molto fragile sottoposto, com’è, ai veti incrociati e ai ricatti dei partiti”. Dunque i costi standard sono la priorità del leghista Marco Rondini, membro della Commissione Affari Sociali.
 
Onorevole Rondini, perché i costi standard sono la sua priorità?
Se è vero, in parte, che i tagli alla sanità sono stati limitati è altrettanto vero che per regionalizzare la spesa in materia sanitaria oggi sarebbe opportuno accelerare i tempi per l’applicazione dei cosiddetti costi standard  che permetterebbero di rimodulare gli stanziamenti a favore delle regioni premiando quelle più virtuose che fanno della sanità un’eccellenza, penso a regioni come la Lombardia o il Veneto.
 
Dunque la mancata applicazione dei costi standard va a penalizzare anche le regioni virtuose?

Assolutamente. Oggi si fa un gran parlare di regioni come bersaglio di una spesa quasi inutile. La questione fondamentale non è tanto l’assetto istituzionale perché questo funziona se c’è responsabilità. Noi nella riforma del federalismo fiscale avevamo previsto l’incandidabilità dei cattivi amministratori. Oggi questa cosa viene disattesa in virtù di alcune sentenze della Corte Costituzionale che lasciano perplessi. Ma l’unico modo per controllare deve essere la pena per chi manda in dissesto la propria regione. La Lega ritiene che da un lato l’applicazione dei costi standard e dall’latro l’incandidabilità dei cattivi amministratori certamente è una soluzione.
 
Secondo lei il governo attuale è capace di fare le riforme o è meglio andare al voto?
La Lega non votò la fiducia al governo Letta, ma neanche votò contro. Semplicemente perché volevamo valutare i fatti senza nessuna prevenzione. E i fatti dovevano essere le riforme costituzionali promesse. Il paese non ha bisogno di una legge elettorale, quanto piuttosto dell’eliminazione del bicameralismo perfetto che oggi rappresenta un freno per approvare quelle norme necessarie al Paese. Su questo noi aspettavamo il governo. C’è poi come detto l’applicazione dei costi standard. Queste le due cose fondamentali per far ripartire il Paese e metterlo al passo con le altre democrazie occidentali. Mentre l’unica cosa che gli interessa è la legge elettorale perché preferiscono andare al voto piuttosto che fare riforme strutturali che non vogliono.
 
Per le riforme di cui lei parla però c’è bisogno di maggioranze solide e di numeri di cui questo Parlamento non gode.
Per essere chiari, se questa legge elettorale non va bene perché assegna un premio di maggioranza eccessivo allora rimoduliamo quel punto senza riscriverla. 

07 gennaio 2014
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