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Faraone (segreteria Pd) a tutto campo. "In sanità necessaria una rivoluzione copernicana"

Spostare sul territorio l'asse principale della strategia di tutela della salute, incentivando la medicina d'iniziativa. Sul testamento biologico "c'è necessità di una legge che tuteli il diritto di disporre della propria esistenza". Necessario anche "rivedere la legge 40 per allinearsi ad altri Paesi europei". La sanità secondo il neo responsabile welfare del Pd in un'intervista all'Adnkronos Salute.

07 GEN - "Si tratta di avviare una vera e propria 'rivoluzione copernicana' che sposti sul territorio l'asse principale della strategia di tutela della salute. Con la drastica riduzione delle risorse disponibili, è chiaro che non possiamo più pretendere nè garantire un ospedale in ogni comunità. Ciò significa sviluppare concretamente la rete dei servizi del territorio, garantendo la medicina d'iniziativa, incentrata sui servizi primari, piuttosto che la medicina, alla quale siamo abituati, che trova nell'ospedale la struttura di riferimento per una risposta affidabile ai propri bisogni di salute". Questa la direzione che il neo responsabile welfare della segretaria del Pd, Davide Faraone, vorrebbe che il Ssn intraprendesse nei prossimi anni, così come delineato in un'ampia intervista rilasciata ad Adnkronos Salute.
 
"Bisogna, soprattutto - ha spiegato - evitare che i Pronto soccorso continuino a rappresentare l'unica risposta immediata di una sanità malata, ma per raggiungere questo obiettivo è necessario impegnarsi a fondo sviluppando prioritariamente la medicina delle cure primarie e della prevenzione, promuovere l'associazionismo dei medici di base, realizzare strutture e presidi rivolti in particolare ai pazienti cronici e agli anziani che, per loro peculiare condizione, rappresentano le fasce piu' deboli della popolazione che, a oggi, fanno registrare il più altro tasso di ospedalizzazione e il più alto consumo di risorse sanitarie".

 
Questo processo, però, come spiegato dal responsabile welfare del Pd, non implica necessariamente la chiusura dei piccoli ospedali, quanto piuttosto la loro "riconversione in strutture di accoglienza e di cura, in quelle strutture che, in un passato recente, abbiamo prefigurato come vere e proprie case della salute". "D'altra parte - ha proseguito - l'esperienza dei Paesi anglosassoni ci insegna come la chiusura degli ospedali rurali si sia tradotta in un depauperamento socioeconomico del territorio, con aumento dei tassi di disoccupazione locale e abbassamento del livello culturale e ambientale. In altri termini, la possibilità di mantenere i presidi ospedalieri nel territorio riconvertendoli, oltre a garantire più adeguati livelli di assistenza, contribuirebbe anche ad assicurare gli equilibri socioeconomici del territorio".
 
Per Faraone c'è la necessità di porre fine "agli sprechi, ancora presenti, superando le ridondanze che appesantiscono il sistema, intensificando monitoraggio e controlli, responsabilizzando gli operatori, ma anche intervenendo sulla giungla dei prezzi che talvolta nasconde truffe e ruberie. Penso, ad esempio, a quanto va denunciando il governatore della Sicilia Rosario Crocetta a proposito degli scandali riferiti a gare truccate o ad appalti gestiti in maniera disinvolta, senza alcun rispetto delle finanze pubbliche e in dispregio del pubblico interesse".
 
"La prospettiva dei prossimi anni, in un clima di austera spending review - ha spiegato - richiede, quindi, una politica che, in ambito sanitario, sappia coniugare due diverse strategie: da un lato togliere in termini di sprechi e di malaffare, dall'altro, aggiungere in termini di qualità e sicurezza dei servizi, ed efficacia ed appropriatezza delle prestazioni garantite. Come dire, in estrema sintesi: spendere meno, spendere meglio".
 
Faraone ha poi precisato che, in tema di sostenibilità del Ssn, bisognerà da un lato trovare nuove forme di finanziamento, dall'altro pensare a delineare una diversa politica di tutela della salute, una politica che sappia garantire di più a chi più ha bisogno e richiedere una partecipazione contributiva differenziata: chi più ha, più deve pagare". L'esponente Pd, in questo senso, si è detto non contrario all'assistenza sanitaria integrativa. "E' chiaro - ha precisato - che i fondi integrativi, comunque, debbono intervenire a copertura di quelle prestazioni che non rientrano tra i Lea, continuando a rappresentare il Servizio sanitario nazionale il pilastro fondamentale per la tutela della salute dei cittadini".

Passando poi al testamento biologico, Faraone ha evidenziato come il nostro Paese "necessiti di una legge che, come in altri Stati europei, tuteli concretamente il diritto dei cittadini di disporre della propria esistenza, garantendo loro, in particolare, l'autodeterminazione in materia di consenso informato e di dichiarazione anticipata di accettazione di trattamenti terapeutici nel caso di una successiva intervenuta impossibilità di scegliere in libertà". Un tema delicato, che, per Faraoni, "deve essere affrontato nel rispetto delle diverse sensibilità e culture presenti nel nostro Paese".
 
Anche la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, "va certamente rivista". "In particolare - ha spiegato - oltre alla pretesa di individuare nell'embrione, rispetto ai diritti degli altri soggetti coinvolti, il soggetto più debole da tutelare, uno dei limiti che maggiormente caratterizzano l'impostazione della legge sta nel divieto alle coppie fertili, affette o portatrici sane di malattie genetiche (come la fibrosi cistica o la talassemia), di ricorrere alla procreazione assistita per una diagnosi di preimpianto". Un altro aspetto critico della legge il divieto assoluto della cosiddetta fecondazione medicalmente assistita di tipo eterologo che "penalizza, di fatto, i soggetti più deboli sotto il profilo economico e sociale, in quanto induce molte coppie a recarsi all'estero".
 
Infine, sul caso stamina, Faraone ha parlato di "una vicenda altamente complessa non solo per la tipologia dei pazienti coinvolti, ma soprattutto perchè mette a nudo tutte le criticità e le debolezze del sistema della ricerca in Italia". "Dovremmo fare tesoro delle esperienze passate come nel caso della terapia Di Bella e del siero Bonifacio - ha concluso - che tante speranze hanno alimentato e tante risorse hanno bruciato, a fronte degli scarsi, quanto contraddittori risultati raggiunti". 

07 gennaio 2014
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