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Anteprima. Il Piano nazionale della prevenzione 2014-2018 in rampa di lancio

Utilizzo delle evidenze scientifiche e misurazione dell’impatto degli interventi. Attenzione alle diseguaglianze e rafforzamento degli interventi per la prevenzione di disabilità. Considerazione dell’individuo e della popolazione in rapporto al proprio ambiente. Sono questi alcuni dei principi ispiratori delle strategie di prevenzione contenute nel Pnp arrivato in Stato Regioni. IL DOCUMENTO

30 SET - Arriva sul tavolo della Conferenza Stato Regioni il Piano nazionale della prevenzione 2014-2018. Un provvedimento atteso da tempo anche perché i tempi stringono: Il Pnp dovrà essere adottato dalle Regioni entro la fine del 2014, ma i criteri per la stesura, la valutazione e la certificazione dei vari Piani regionali della prevenzione dovranno essere individuati con un Accordo Stato Regioni ad hoc, entro il prossimo 30 ottobre. Sul piatto ci sono 200 milioni di euro già destinati alla sua attuazione, come previsto dall’Intesa sottoscritta nel 2005, oltre alle risorse per la realizzazione degli obiettivi del Piano sanitario nazionale anch’esse già previste dalla legge.
 
 
Sono sei i punti cardine del Piano 2014-2018.





 
Sono i cinque macro obiettivi fissati nel Pnp: riduzione del carico di malattia; l’investimento sul benessere dei giovani; il rafforzamento e la conferma del patrimonio comune delle pratiche preventive; la lotta alle diseguaglianze e il rafforzamento degli interventi per la prevenzione di disabilità; la promozione del rapporto salubre tra salute e ambiente per contribuire alla riduzione delle malattie in particolare di quelle croniche non trasmissibili.
 
Ma nell’individuare i macro obiettivi il Piano nazionale prevenzione ha tenuto conto di altrettanti criteri considerati strategici. Si parte con il criterio della “rilevanza”: nell’individuazione degli obiettivi si è infatti tenuto in considerazione non solo il carico di malattia dell’intera popolazione, ma anche lo sviluppo di quelle fasce di popolazione a rischio di fragilità e diseguaglianza.
Il secondo criterio è quello della coerenza con le policy adottate al quale si aggiunge il criterio della governance complessiva del sistema sanitario che chiama in causa tutti gli attori e gli stakeholder. Altro criterio è quello del “stewardship” ossia la promozione del miglioramento del sistema nel suo complesso, in particolare dell’efficienza e dell’efficacia delle azioni messe in campo.
Infine l’ultimo criterio adottato è quello dello sviluppo della prevenzione nel suo complesso in particolare in quelle aree di salute e/o organizzative per le  quale si richiede un salto di qualità attraverso l’utilizzo delle evidenze scientifiche e la misurazione dell’impatto degli interventi.

30 settembre 2014
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