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Politiche sociali. Poletti alla Camera: “Allo studio del governo un piano nazionale di lotta alla povertà”

“Perché siamo di fronte ad una situazione di peggioramento significativo di questa condizione, legata alla dinamica economico-sociale degli anni recenti”. Lo ha detto questa mattina in Commissione Affari Sociali il ministro Poletti. Il responsabile del Lavoro ha anche riferito che il nuovo Isee è pronto a partire da gennaio 2015 e che il Fondo nazionale per la non autosufficienza “deve avere fondi certi e godere di una programmazione stabile”. 

02 OTT - Piano nazionale di lotta alla povertà, nuovo Isee a partire dal prossimo mese di gennaio, Fondo nazionale per le politiche sociale e per la non autosufficienza che devono godere di risorse certe e godere di una programmazione stabile “perché non si può in ogni legge di stabilità riaprire la discussione per definire entità e forme di intervento”. Ma anche il Casellario dell’assistenza del sistema informativo dei servizi sociali e della banca dati delle prestazioni sociali agevolate su cui il governo “sta lavorando” insieme al Programma di azione biennale per le persone con disabilità e infine il Piano d’azione per l’infanzia e il tema dell’immigrazione perché ad oggi sono “oltre 3 milioni e 800mila gli immigrati presenti nel nostro Paese”.
 
Su queste direttrici si è mosso l’intervento questa mattina del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, che davanti alla Commissione Affari sociali ha svolto l'audizione del Ministro sulle linee programmatiche del Governo in materia di politiche sociali.
Lotta alla povertà dunque il primo obiettivo dell’esecutivo. E per questo è allo studio un piano nazionale di contrasto al fenomeno. Secondo il ministro, “siamo di fronte ad una situazione di peggioramento significativo di questa condizione, legata alla dinamica economico-sociale degli anni recenti. Da una parte con una apertura di una forbice di distanza tra le diverse fasce della società, ma in particolare con un elemento di impoverimento di un'area sempre più larga di cittadini”.

 
“Con ciò producendo una situazione che tende a differenziarsi nel senso che  abbiamo una serie di componenti sociali che si appalesano oggettivamente più a rischio. Quindi abbiamo problemi che riguardano gli anziani soli, le famiglie monoreddito e monoparentali i bambini, una serie di situazioni insomma che richiedono una fissazione molto più precisa dei criteri delle modalità dei parametri di intervento. Se vogliamo fare un’azione di contrasto efficace occorre fare riflessioni più mirate e più coerenti”.
 
“Detto questo c’è una scelta fondamentale che stiamo cercando di portare avanti in termini generali che riguarda l’idea dell’inclusione attiva della partecipazione responsabile, delle comunità alle politiche. Il trasferimento monetario si è dimostrato nel tempo uno strumento inadatto a fronteggiare problematiche che hanno una specifica complessità, una particolare definizione per singolo caso. Quindi o scegliamo la strada del prendersi carico, definendo dei progetti puntuali, mirati alla condizione specifica oppure con interventi di tipo generale che mirano a trasferire in qualche modo risorse, al di la del fatto che oggi risorse adeguate non ci sono, rischieremmo di fare un’azione poco efficiente perché non andrebbe a mettersi in relazione diretta con la condizione effettiva dei soggetti interessati”.
 
Secondo Poletti, dunque l'attuale sperimentazione del Sia (ovvero il Sostegno per l'inclusione attiva), cioè la sperimentazione della nuova social card, ha raccolto dati importanti, ma ha mostrato anche tutti i propri limiti. “Abbiamo deciso di cambiare alcuni elementi di impostazione - ha spiegato Poletti - La logica del bando dimostra una sua plateale inefficacia. Fa perdere una quantità enorme di tempo, rischia produrre più burocrazia, di quanto sia l'esito. Bisogna costruire strumenti di azione permanente”.
 
Per il ministro, l’attuale condizione spinge a “fare un passo in avanti e guardare oltre le sperimentazioni. Il punto vero è che occorre una riflessione più articolata che abbiamo cercato di definire nella volontà di lanciare un piano nazionale di lotta alla povertà.
La definizione di sperimentazione è servita due volte su tre a fare i conti con risorse limitate. È  poco saggio buttare quanto buono si è fatto con la sperimentazione. Penso che sia giusto utilizzare al meglio gli elementi che abbiamo recuperato. Estendere con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione la nostra capacità di intervento, lavorare a definire un piano nazionale di lotta alla povertà che cerchi di coordinare e connettere e rendere più efficaci tutte le risorse che abbiamo a disposizione. Su questo versante è nostra intenzione aprire un confronto con tutte le organizzazioni che agiscono sul tema che si sono attivate in questa fase avanzando proposte e soggetti per produrre il risultato di lanciare un'idea di piano nazionale”.
 
È necessario “creare un’area larga di soggetti, con il Comune che fa da regia. Che attiva la parrocchia, il terzo settore, l’ufficio del pubblico impiego, l’Asl, tutti i soggetti capaci di prendere in carico quella situazione. Diversamente se noi continuiamoad agire per linee verticali per cui la sanità si occupa di sanità, l’assistenza di assistenza, la scuola di scuola, alla fine non riusciamo a produrre quella massa critica di intervento capace di produrre l’esito ovvero l’uscita dalla condizione di difficoltà”.
 
Fondi Europei
Per quanto riguarda l'utilizzo dei fondi europei Poletti ha spiegato che “siamo stati tra i primi paesi europei a inviare a Bruxelles il programma operativo per l'utilizzo dei fondi”. Però l’Italia si è trovata “di fronte ad uno dei classici problemi: a livello europeo sono cambiati i programmi, se qualcuno non si occupa di seguire la transizione tra la chiusura di un programma e l'apertura di uno nuovo, si apre un buco, e il processo viene rallentato perché ci vogliono circa 12 mesi. Noi abbiamo cercato di fare tutto il possibile anticipando le risorse. quindi il nostro sforzo non è stato banale”.
“L'11 di giugno scorso abbiamo presentato il nostro programma e abbiamo messo a disposizione, anticipando, una somma pari a 40 milioni di euro, quasi la metà del totale assegnato al nostro Paese per la prima annualità". Per il ministro, con il nuovo fondo saranno finanziati, oltre gli interventi per mitigare la povertà alimentare, anche nuovi programmi per combattere la povertà educativa, aprendo le scuole nel pomeriggio nei contesti di maggiore deprivazione economica e per aiutare i senza dimora e le persone più fragili”.
 
Nuovo Isee
“A partire da gennaio 2015 partirà il nuovo Isee. Avremmo potuto partire prima – ha riferito il ministro –, ma su richiesta degli enti locali abbiamo ritenuto non opportuno anticipare la partenza perché' introdurre in corso d'anno il nuovo Isee avrebbe creato problemi per tutti gli enti che hanno l'Isee a base delle scelte delle tariffe. Daremo informazione a tutti gli enti che dal primo di gennaio avremo questa nuova strumentazione, in modo che tutti abbiano il tempo di aggiornare i regolamenti. Metteremo a disposizione nelle prossime settimane i moduli, tutti avranno tempo e modo di affrontare questa questione”.
 
Fondi nazionale per le politiche sociale e fondo per la non autosufficienza.
“Questi fondi – ha ricordato Poletti – sono stati sostanzialmente azzerati al 2012 poi la questione è stata riaffrontata definendo un intervento economico di circa 600milioni nel 2013 e nel 2014 cumulando i due fondi. Il problema è che non c’è una programmazione poliennale e quindi una copertura di bilancio e ogni anno c’è l’esigenza di ridefinire la quesitone. Naturalmente il ministero delle politiche sociali, nelle esigenze delle legge di stabilità, ha fatto presente questa situazione. Stiamo discutendo in questo momento e cercheremo di lavorare affinché la questione venga risolta in via strutturale. Altrimenti in ogni legge di stabilità siamo costretti a riaprire la discussione per definire entità del finanziamento e forme di intervento”.
 
Casellario dell’assistenza del sistema informativo, dei servizi sociali e della banca dati delle prestazioni sociali agevolate
Altro elemento di riflessione sollevato dal ministro Poletti “Io credo che questo sia un passaggio importante perché ci consegna uno strumento che finalmente ci consente da una parte, di combattere fenomeni di frodi e comportamenti legali e illegittimi, e dall’latra ci permette il monitoraggio dei fatti. Oltre ad analizzare la realtà in modo di fare le nostre scelte politiche”.
“Avere uno strumento sistematico automatico di banca dati che ti fa rilevare tutte le prestazioni di tipo sociale che vengono erogate dovrebbe darci più tranquillità nel far le scelte di politica sociale”.
 
Programma di azione biennale per le persone con disabilità
“Qui abbiamo approvato il primo programma di azione del governo e ci sono dentro le priorità: ovvero il tema del lavoro e della vita indipendente, il tema dell’amministratore di sostegno come questione rilevante e il tema dell’accertamento della questione di invalidità”.
 
Piano azione dell’infanzia
“Qui abbiamo definito le linee di azione: contrasto della povertà dei bambini e delle famiglie, i servizi socioeducativi per la prima infanzia e la qualità del sistema scolastico, le strategie e gli interventi per l’integrazione sociale e il sostegno alla genitorialità”.
 
Disegno di legge delega per il ridisegno del terzo settore
C’è poi attenzione del governo al Disegno di legge delega per il ridisegno del terzo settore dell’impresa sociale e la disciplina del servizio civile universale. “Noi – ha detto Poletti – pensiamo che questo sia priorità sulla quale è opportuno lavorare. Su questo è interesse del governo che il provvedimento proceda il più velocemente possibile considerato che sul piano della raccolta delle opinioni c’è stato un lavoro molto importante che ci ha dato una serie di informazioni per una serie complessa di valutazioni che possono essere utilizzati anche nei lavori parlamentar”i.
 
Tema dell’immigrazione.
“Al primo gennaio 2014 – ha concluso Poletti – erano 3 milioni 874 mila i cittadini non comunitari residenti nel nostro paese. L'accoglienza di questi cittadini resta in carico al ministero dell'Interno mentre il ministero del Lavoro ha in carico la tematica dell'integrazione. Oggi il dato più evidente è quello dell'esigenza dell'integrazione sul versante sociale e del lavoro. Problema per tutto il Paese e anche per i cittadini stranieri infatti i problemi di ordine sociale e povertà rischiano di ricadere proprio su questa parte della popolazione”.

02 ottobre 2014
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