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Manovra 2016. Intervista a Chiamparino. “Non credo che il Governo voglia far cassa con la sanità. Ma in ogni caso ogni risparmio deve restare nel settore e il Fondo 2016 non si tocca”

Per il presidente delle Regioni non bisogna fare dietrologia su possibili nuovi tagli che potrebbero arrivare con la prossima stabilità. Anche perché le Regioni hanno lavorato senza sosta al tavolo Gutgeld proprio per ridurre gli sprechi e risparmiare. Ora bisogna solo attendere la convocazione a Palazzo Chigi per affrontare questo tema sul piano politico. Un confronto al quale le Regioni si presenteranno con le idee chiare: “Quello che è della sanità rimane in sanità”

01 SET - Il Governo non intende fare cassa sulla sanità. E se anche questa fosse l’intenzione, di certo dalla sanità non si può più attingere. Ne è convinto il presidente delle Regioni, Sergio Chiamparino che in questa intervista a Quotidiano Sanità, allontana lo spettro di nuovi tagli paventati recentemente sia dall’attuale commissario alla spending review Yoram Gutgeld che dal suo predecessore Carlo Cottarelli. Certo, questo non cancella la necessità di una revisore profonda del sistema per restringere le molte sacche di inefficienza e aggredire gli sprechi. Per questo, non si possono più fare prigionieri.
 
Via libera quindi e senza indugi a una riduzione delle Asl, alla centralizzazione degli acquisti e all’applicazione dei costi standard, come suggerito anche dal premier Renzi. E poi ricorda Chiamparino, le riforme ormai “sono un passaggio obbligato”.
 
Ma per il presidente delle Regioni i patti si devono rispettare, a cominciare da quello sulla Salute. Anche perchè come ha ricordato con una frase ad effetto, in occasione della sigla del patto non si sono buttate cifre “a capocchia”. Tradotto: “Le risorse risparmiate, almeno nell’ammontare previsto dal Patto per la salute e dal tendenziale del Fondo, devono rimanere nella sanità”. E i 3miliardi in più previsti per il 2016 “devono assolutamente essere confermati”. Pena la insostenibilità del Ssn.

 
Presidente Chiamparino, la sanità non ha ancora ammortizzato la pesante sforbiciata dei 2,350 mld, che già si inizia parlare di ulteriori tagli con la prossima legge di stabilità. Cifre importanti, tra i 3 e i 5 miliardi. Il premier Renzi, nella sua recente intervista al Corriere della Sera, ha affermato che in realtà ci saranno solo tagli agli sprechi. Possiamo intonare il de profundis del Ssn?
Francamente non credo che il Governo voglia fare cassa sulla sanità. E le dichiarazioni del primo ministro non mi sembra vadano in questa direzione. In ogni modo, anche se si volesse fare cassa, di certo non la si può fare sulla sanità. Quindi non corriamo dietro alle dietrologie. In queste ultime settimane abbiamo lavorato senza sosta al tavolo Gutgeld. Mi aspetto quindi di essere convocato a breve a Palazzo Chigi per affrontare questo tema sul piano politico. E in ogni modo la posizione delle Regioni è molto chiara.
 
Ossia?
Riteniamo che gli sprechi vadano tagliati, ma le risorse risparmiate, almeno nell’ammontare previsto dal Patto per la salute e dal tendenziale del Fondo, devono rimanere nella sanità. Quindi, per quanto riguarda la riduzione delle Asl, che peraltro molte Regioni hanno già attuato, la centralizzazione degli acquisti e l’applicazione dei costi standard, al quale ha fatto riferimento il premier, siamo tutti d’accordo: sono interventi che vanno realizzati e che in parte lo sono già. Lo dimostra l’investimento che abbiamo fatto lavorando incessantemente al tavolo Gutgeld. Ma, ribadisco, è indispensabile che i risparmi della sanità rimangano nella sanità se vogliamo investire in tecnologie, innovazione farmacologica e anche in adeguamento delle strutture sanitarie. E d’altro canto questi sono passaggi previsti dal Patto per la Salute che è stato siglato dalle stesse persone che sono ora al Governo, non da marziani. In quell’occasione non si sono buttate cifre “a capocchia”. Per il 2015 abbiamo dovuto rinunciare all’aumento di 2miliardi e 300milioni previsto dal Patto per la Salute, cosa che ha significato una riduzione di quasi mezzo miliardo del fondo esistente dovuta all’irruzione sul mercato dei farmaci cosiddetti innovativi che non possiamo non erogare ai nostri cittadini. È un fenomeno destinato a crescere ed è anche per questa ragione che i 3miliardi in più previsti per il 2016 devono assolutamente essere confermati, perché consentono di sostenere la sanità, il settore con il più alto rating dell’attività pubblica italiana, e con un grado di sostenibilità finanziaria tra i migliori al mondo. Si tratta quindi solo di realizzare un cambiamento interno, una riorganizzazione della spesa nella sanità agendo sulle inefficienze del sistema.
 
Mi consenta però di esprimere qualche perplessità: le inefficienze non si curano damblè. Servono interventi mirati e complessi che richiedono tempo.È perciò difficile immaginare un recupero di risorse nel breve periodo.
Siamo d’accordo, ci vuole tempo. Le riforme sono un passaggio obbligato, ed è quanto ci chiede anche l’Unione europea. Ma è fondamentale dare il senso del percorso che si vuole intraprendere. Noi dobbiamo riorganizzare, superare le inefficienze e impostare un piano di medio periodo che sposi le risorse della sanità laddove servono per il futuro.
 
Ma a bocce ferme non si corre il rischio che venga tolto ossigeno anche a quanto funziona? Pensiamo alle molte Regioni che hanno dimostrato, già da tempo, di avere razionalizzato e reso efficiente il sistema.
No, non si rischia di togliere ossigeno, anzi. Facendo infatti affidamento su quanto deciso nell’ambito del Patto per la salute e contrastando le inefficienze e le ridondanze, si spostano risorse da quanto non funziona a quanto invece funziona ma può funzionare ancora meglio.
 
Ma se il Patto per la Salute è uno dei caposaldi del riordino della sanità, perché due dei grandi tasselli che lo compongono ossia i nuovi Lea e la questione dei ticket sembrano persi nel nulla? Siamo all’ennesima dichiarazioni di intenti?
Purtroppo la vacatio delle elezioni regionali ha giocato la sua parte sospendendo dalla scorsa primavera temi politicamente significativi. Ma ora riprenderemo i lavori insieme alle riforme dell’Aifa, dell’Agenas e dell’Iss. Temi peraltro già all’attenzione del Parlamento e sui quali erano stati presi impegni ben precisi alla presenza del primo Ministro in sede di riunione con il Mef e il ministero della Salute. 
 
Quindi quanto dovremo aspettare per avere novità salienti?
Per quanto mi riguarda, dobbiamo solo attendere di ridefinire gli assetti della Conferenza delle Regioni e nominare i nuovi responsabili delle Commissioni. Direi quindi ancora qualche settimana.
 
Passiamo a un altro argomento: rinnovo dei Contratti e delle Convenzioni. Le Regioni non sono la fondamentale contropartita, ma sono sicuramente l’ago della bilancia. Cosa si devono aspettare i tanti lavoratori del Ssn?
Sono convinto che bisogna tornare ad assumere e rapidamente. Ci sono funzioni importanti che vengono svolte dai professionisti che lavorano in sanità. Penso a quanti lavorano nelle camere operatorie: un lavoro indiscutibilmente usurante. Però dal punto di vista negoziale ritengo che le tematiche contrattuali debbano essere coerenti con il superamento delle inefficienze. Per il momento non posso dire di più.
 
Ester Maragò

01 settembre 2015
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