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Rapporto Intramoenia. Nel 2013 ricavi per 1,15 miliardi, in calo del 6,2%. La esercitano 3.500 medici in meno rispetto al 2012. Scendono i costi per le Asl e la spesa media dei cittadini. Regioni in ritardo sulla “Balduzzi”

Anche nel 2013 si registra il calo nei ricavi dell'attività libero professionale intramuraria già evidente negli ultimi anni. Sette medici intramoenisti su dieci la svolgono all’interno della struttura. Valle d’Aosta, Lazio, Liguria, Piemonte, Marche e Lombardia le Regioni dove si esercita di più. Il compenso medio annuo dei medici scende sotto i 17 mila euro. Ma metà delle Regioni non ha aggiornato le norme.  IL RAPPORTO 1 - 2

11 SET - Prosegue anche nel 2013 il calo dei ricavi delle Asl dall’attività intramuraria. Dagli 1,22 mld del 2012 si è scesi a 1,15 mld (-6,2%). Ma sono scesi anche i costi sostenuti dalle Asl per pagare i dirigenti medici per cui il saldo per le casse regionale sostanzialmente rimane invariato. Relazione al Parlamento del Ministero della Salute sullo stato di attuazione dell’esercizio dell’attività libero - professionale intramuraria per l’anno 2013. L’indagine ha toccato tutte le Regioni e come novità presenta per la prima volta anche lo stato di attuazione delle norme sull’intramoenia previste dalla Legge 189/2012 (Balduzzi).
 
Ricavi e costi in calo. Dal 2009 – 8,9%. La serie storica dei ricavi aziendali associati all’intramoenia evidenzia un cambiamento di tendenza a decorrere dall’anno 2010: dopo una progressiva e continua crescita registrata fino all’anno 2009, (variazione 2006-2009 pari a +10%), i ricavi per prestazioni ALPI subiscono una battuta di arresto ed iniziano a diminuire a decorrere dall’anno 2010, passando da 1.265 milioni di euro del 2009 a 1.152 milioni di euro dell’anno 2013 (variazione 2009-2013 pari a -8,9%) corrispondenti, rispettivamente, ad una spesa pro-capite (calcolata sulla popolazione residente al 1° gennaio 2009 ed al 1° gennaio 2013) di 21 euro/anno per il 2009 e di 19 euro/anno nel 2013. In realtà, gran parte del suddetto decremento è spiegato dal dato relativo all’anno 2013, in cui si registra una significativa riduzione (-6,2%) rispetto ai ricavi dell’anno 2012.


Parallelamente alla diminuzione dei ricavi, si registra un costante decremento nella serie storica del valore dei costi registrati nei bilanci delle Aziende Sanitarie come “compartecipazione al personale”, ossia come quota dell’introito spettante ai medici per le prestazioni da essi erogati in regime di intramoenia: tali costi tra il 2009 ed il 2012, diminuiscono di oltre 15 punti percentuali.

Essendo quest’ultima variazione più che proporzionale rispetto alla riduzione dei ricavi, necessariamente la differenza tra le due grandezze, ossia il saldo ricavi-costi per prestazioni intramoenia, aumenta significativamente, passando da 162 milioni di euro del 2009 a 218 milioni di euro nel 2012, con un incremento di oltre 34 punti percentuali nell’intero periodo. Viceversa ed in controtendenza, nell’annom2013 la riduzione osservata dai ricavi è analoga alla riduzione dei costi, lasciando il saldo corrispondente ( pari a 219 milioni di euro) pressoché identico a quello registrato nell’anno precedente.
 
Scende spesa dei cittadini. Il dettaglio territoriale dell’informazione sulla spesa pro-capite - fatta eccezione per le due Province autonome di Trento e Bolzano e per le Regioni Marche, Molise ed Emilia Romagna - mostrala diminuzione della spesa dei cittadini per prestazioni in regime di intramoenia avvenuta, in tutte le realtà regionali nel corso dell’anno 2013 rispetto al 2012. Particolarmente rilevante è il decremento registrato nella Regione Lazio, in cui la spesa pro-capite per prestazioni intramoenia passa da 26,0 euro nell’anno2012 a 21,9 euro nell’anno 2013.
 
Sempre meno i medici che fanno intramoenia. In media, nel Servizio Sanitario Nazionale, il 49,8% dei Dirigenti medici, a tempo determinato e a tempo indeterminato con rapporto esclusivo, esercita la libera professione intramuraria (pari al 46,1% del totale Dirigenti medici), con punte che superano quota 55% in Valle d’Aosta, Lazio, Liguria, Piemonte Marche e Lombardia, viceversa, toccano valori minimi in Regioni come la Sardegna (32%) e la Provincia Autonoma di Bolzano (15%). In generale, al di sotto della media nazionale si collocano gran parte delle Regioni meridionali ed insulari. Si tratta complessivamente di un contingente di circa 55.500 medici a livello nazionale, in calo rispetto ai 59 mila del 2012.

Sempre in media, circa il 70% dei Dirigenti medici esercita l’ALPI esclusivamente all’interno degli spazi aziendali, il 17% esercita al di fuori della struttura ed il 13% svolge attività libero-professionale sia all’interno che all’esterno delle mura aziendali (ad esempio attività in regime ambulatoriale svolta presso il proprio studio professionale ed attività in regime di ricovero svolta all’interno degli spazi aziendali).

Le percentuali maggiori di attività intramoenia svolta esclusivamente all’esterno si registrano in Calabria (49% su totale ALPI), Campania (47%) e Lazio (35%) e in generale nelle Regioni meridionali, mentre l’ALPI esercitata al di fuori delle mura è pressoché assente o nulla in Toscana, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Valle d’Aosta e nelle P.A. di Trento e Bolzano e presente in misura residuale come in Emilia Romagna (3,7%).

Mediamente, circa il 49% dei medici che esercitano ALPI esclusivamente al di fuori degli spazi aziendali svolge tale attività in studi privati collegati in rete o presso altre strutture pubbliche, previa stipula di una convenzione.

Compenso medio nel 2013 a 16.800 euro. Trecento euro in meno rispetto al 2012. Mediamente, il compenso annuo percepito del professionista che eroga prestazioni ALPI è pari a circa 16.800 euro, pur evidenziandosi, anche in questo caso, una forte variabilità tra le Regioni. In particolare, i guadagni maggiori si registrano in Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana e Marche. In linea con la media nazionale sono, invece, gli introiti percepiti dai medici della Provincia autonoma di Trento e delle Regioni Lazio, Liguria e Friuli Venezia Giulia. Nettamente sotto la media nazionale risultano i guadagni registrati in Calabria, Basilicata, Campania, Sardegna, Puglia, Sicilia, Molise e nella Provincia Autonoma di Bolzano, nella quale però, la libera professione non è molto diffusa (la quota dei dirigenti medici che esercitano ALPI è pari solo al 15%).
 
La visita ginecologica la più richiesta. La visita ginecologica rimane la prestazione ambulatoriale con frequenza maggiore sul totale delle 43 prestazioni monitorate, seppur la richiesta di prenotazione nei monitoraggi 2013 sia leggermente diminuita (11.614 visite ad aprile rispetto alle 11.057 visite ad ottobre). Tale prestazione ambulatoriale risulta essere, inoltre, sempre quella con i tempi di attesa più lunghi.

Poi c’è la mammografia ed ecografia alla mammella: circa il 45% delle prenotazioni di queste prestazioni si trovano nella categoria di attesa tra i 10 e i 60 giorni; la maggior parte delle restanti prenotazioni, invece, vengono evase entro 10 gg. Pertanto, i tempi di attesa per queste due prestazioni risultano essere piuttosto lunghi (rispetto alle altre prestazioni monitorate) sia nel monitoraggio di aprile che in quello di ottobre 2013.

A seguire la colonscopia e sigmoidoscopia con endoscopio flessibile: si rilevano percentuali tra il 33% e il 47% nella categoria di attesa tra i 10 e i 60 giorni.
 
Nel report è stato presentato anche lo stato di attuazione delle norme previste dalla legge Balduzzi. Dall’analisi è emerso come :
- 10 Regioni (Piemonte, Valle d’Aosta, Veneto, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Abruzzo, Campania, Calabria, Sardegna) hanno provveduto ad emanare o aggiornare gli indirizzi regionali, successivamente all’entrata in vigore del citato decreto di riforma;

- 15 Regioni (Valle d’Aosta, Veneto, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna) hanno provveduto a predisporre l’infrastruttura di rete .Tuttavia dal monitoraggio a livello aziendale emerge che solo in 10 Regioni (Valle d’Aosta, P.A. Trento, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Campania, Puglia, Basilicata)  tutte le aziende hanno provveduto ad attivarla, e in alcune regioni, pur mancando la predisposizione dell’infrastruttura a livello regionale, questa è stata ugualmente attivata a livello aziendale;

- in 7 Regioni/Province Autonome (Valle d’Aosta, P.A. Trento, P.A. Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Molise, Basilicata) tutte le Aziende dispongono di spazi idonei e sufficienti a garantire l’esercizio dell’attività libero-professionale. Le Aziende che hanno segnalato la carenza di spazi interni hanno fatto ricorso all’acquisizione di spazi ambulatoriali esterni (tramite acquisto, locazione e convenzione) e/o all’attivazione del programma sperimentale presso gli studi privati dei professionisti collegati in rete, previsti dal decreto legge n. 158 del 2012;

- 10 Regioni (Piemonte, Lombardia, Liguria, Umbria, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna) hanno evidenziato la necessità di adottare  il programma sperimentale  sul proprio territorio.

11 settembre 2015
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