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Ticket. Nel 2015 ci sono costati 2,857 miliardi tra farmaci, specialistica e pronto soccorso

La compartecipazione fa però registrare una lieve diminuzione per i ticket extra farmaco (- 3,1%) mentre aumentano quelli per l’acquisto di medicinali (+ 1,3%). A livello procapite i ticket pesano 47 euro l’anno (calcolando anche gli esenti). Con punte di 61,6 euro in Veneto e 32,4 in Sicilia. Il calo più vistoso nelle Regioni in Piano di rientro. Ecco i dati della Corte dei conti.

29 MAR - Nel 2015 gli italiani hanno pagato 2.857,4 milioni di ticket sanitari tra compartecipazione alla spesa farmaceutica, specialistica e per l’accesso al pronto soccorso nei casi non gravi (codici bianco e verde).
 
Il dato è contenuto nell’ultimo rapporto della Corte dei conti sulla finanza pubblica pubblicato nei giorni scorsi che mette in evidenza una leggera diminuzione (26,1 milioni in meno pari al -0,9%) dell’importo dei ticket rispetto al 2014, quando l’ammontare dei ticket sanitari era stato di 2.883,5 milioni.
 
La diminuzione si è registrata nonostante la spesa complessiva del Ssn nei due anni sia stata sostanzialmente la stessa. Anzi nel 2015 si è registrato un piccolo aumento (111,289 miliardi contro i 111,028 del 2014).
 
La diminuzione dei ticket si è registrata in particolare nella compartecipazione alle prestazioni non farmaceutiche che ha visto un decremento del 3,1% cui ha fatto riscontro invece un aumento di quella sull’acquisto dei farmaci dell’1,3%.

 
Complessivamente i ticket farmaceutici nel 2015 è stata di 1.454,3 milioni di euro tra quote fisse e differenza tra generico e branded, i ticket per le prestazioni specialistiche ambulatoriali hanno pesato per 1.403,1 milioni, quelli sul pronto soccorso per 43 milioni, più altri 14,4 milioni per le spese di compartecipazioni ad altre prestazioni sanitarie.
 
A livello procapite gli italiani (calcolando anche quelli che il ticket non lo pagano perché esenti) hanno pagato 47 euro a testa, di cui 23,9 per i farmaci e 23,1 per le altre prestazioni.
 
La quota procapite di ticket più alta si registra in Veneto con 61,6 euro a testa e in Valle d’Aosta con 59,5 euro. La più bassa in Sicilia con 32,4 euro e in Calabria con 36,7 euro.
 
A livello di macro aree la media pro capite più alta si registra in quelle del Nord con 51,4 euro per ogni cittadino residente, poi il Centro con 48,4 euro procapite e infine il Sud e le Isole con 40,3 euro a testa.
 
Le variazioni più significative nell’andamento dei ticket si sono registrate, in aumento, nella PA di Trento dove in un solo anni l’importo del ticket complessivo è incrementato del 28,4%. Mentre la diminuzione più vistosa si rileva in Piemonte con un decremento dell’8,8%.
 
A livello macro è il complesso delle Regioni sottoposte a Piano di rientro che ha fatto registrare la maggiore diminuzione della compartecipazione alla spesa dei cittadini con un decremento rispetto al 2014 del 2,6% che arriva al – 6.8% se si considerano solo i ticket extra farmaceutici (quelli sul farmaco sono invece rimasti sostanzialmente invariati in queste regioni segnando un + 0.1%).
 
I ticket sanitari nel 2014 e 2015
 


 
Fonte: Elaborazione Corte dei conti su dati NSISS e Aifa
Nota: i dati relativi ai primi 11 mesi del 2015 sul ticket farmaceutico di fonte Aifa sono stati “portati” ad anno sulla base dell’ipotesi di invarianza dei comportamenti di consumi del 2014 per l’ultimo mese mancante
 
La Corte: ticket troppo elevati favoriscono lo spostamento verso il privato. La Corte dei conti rileva che secondo quanto previsto nel Patto per la salute, il nuovo sistema di compartecipazione “deve muovere tenendo conto della condizione economica dell’assistito o del nucleo di appartenenza e, al contempo, assicurare l’invarianza del gettito derivante dalla partecipazione alla spesa a livello nazionale”.
 
“La revisione del sistema deve, quindi – sottolinea la Corte - prendere in considerazione diversi aspetti: promuovere la consapevolezza del costo delle prestazioni e, quindi, di favorirne una richiesta più appropriata; garantire un gettito finanziario adeguato per le regioni evitando al contempo che livelli di compartecipazione troppo elevati (specie nella specialistica) favoriscano lo spostamento dal Servizio Sanitario Nazionale verso strutture sanitarie private, minando la stessa possibilità di garantire livelli di assistenza adeguati”.
 
“La scelta del Reddito equivalente (RE) per la valutazione della situazione economica dell’assistito, almeno nel breve periodo – concludono i magistrati contabili - dovrebbe renderne più facile l’utilizzo. Esso sarebbe basato sulla somma dei soli redditi prodotti dal nucleo familiare fiscale (non anagrafico), corretta su una scala di equivalenza per tenere conto della numerosità del nucleo, e risultanti presso l’Agenzia delle entrate”.

29 marzo 2016
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