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17 DICEMBRE 2017
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Corte dei conti: “Disavanzo sanutà in calo, ma serve maggiore qualità”. Lorenzin: “Priorità sono equità di accesso e standard minimi di qualità”. E lancia la sfida: “L’innovazione in sanità non è un costo. È un investimento e va considerata come tale”

Secondo il Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica illustrato oggi, il deficit sanitario è in calo soprattutto nelle Regioni in piano di rientro, ma il contenimeno della spesa non ha consentito di erogare in modo uniforme e con la stessa qualità numerose prestazioni, specie quelle a favore dei più fragili. Lorenzin: “Per questo dobbiamo fornire a tutti equità di accesso e garantire standard qualitativi minimi” E poi: “Perché quando si parla di farmaci innovativi invece di parlare di spesa non utilizziamo il termine ‘investimento’, come fosse un fattore di produzione ‘a lento rigiro’ che esplica la sua utilità su più periodi?”. RAPPORTO FINANZA PUBBLICA 2017L'INTERVENTO DI LORENZIN.

05 APR - Nel 2016 il deficit sanitario si abbassa ancora, seguendo il trend degli ultimi anni: le perdite delle gestioni sanitarie regionali, passando dai 944 milioni del 2015 a 847 milioni. E va meglio dal punto di vista della spesa in quelle in Piano di rientro, che migliorano i risultati passando da un disavanzo di 396 milioni del 2015 a poco più di 271 milioni del 2016. Le altre peggiorano, anche se di poco, il risultato 2015 con un deficit complessivo di circa 576 milioni.
 
A illustrare i risultati 2016 della sanità pubblica italiana è il Rapporto 2017 sul coordinamento della finanza pubblica, presentato oggi dalla Corte dei conti che giudica il 2016 - tra efficienza e qualità dell’offerta – “un anno impegnativo per il settore sanitario, condizionato soprattutto dal confronto sulla ripartizione dei compiti di governo tra Stato e Regioni”.
 
“Il punto critico non sono solo i conti – ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, intervenendo alla presentazione del Rapporto -. Se analizziamo il sistema dal punto di vista dell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza – spiega il ministro - i progressi non sono stati molti. Anzi, in alcuni casi le Regioni hanno addirittura peggiorato i risultati: insieme alle Regioni, credo, dovremo lavorare per ripristinare un livello essenziale di assistenza e cure uniforme su tutto il territorio italiano”.
 
Non per questo la questione economica è meno importante. Il ministro la mette al secondo posto dopo l’erogazione appropriata e uniforme delle prestazioni, è vero, ma la definisce comunque “la sfida della sostenibilità economica del sistema universalistico nazionale”.
 
Per Lorenzin “è impensabile che si continui a iniettare denaro all’infinito nel sistema: bisogna, prima di tutto, recuperare le risorse all’interno delle risorse esistenti grazie a una forte azione di efficientamento complessivo dei processi organizzativi e di erogazione dei servizi, a una maggiore appropriatezza dei setting assitenzaili, all’introduzione di più ICT in sanità, alla definizione di nuove modalità di pricing dei farmaci innovativi e nuove regole per discriminare puntualmente ciò che è innovativo da ciò che non lo è. Infine – conclude il ministro - è necessario  leggere con occhi nuovi il sistema sanitario: la sanità è un elemento non di costo ma di investimento, di produzione di ricchezza (tangible e intangible) per una nazione e contribuisce in maniera determinante al benessere sociale ed allo sviluppo economico e non solo di un paese”.
 
Il Rapporto della Corte dei Conti – che in termini di assistenza giudica un “progresso significativo” l’approvazione dei nuovi livelli essenziali di assistenza – fa poi i conti considerando i trasferimenti e le coperture aggiuntive già contabilizzate nei conti economici . In questo senso le Regioni in piano di rientro registrano addirittura un avanzo di circa 750 milioni rispetto all’utile di 134 milioni dello scorso anno e solo Puglia e Abruzzo resterebbero in perdita dopo le coperture previste. Gli altri enti invece hanno perdite di 458 milioni, l’84% riconducibile anche in questo caso a due Regioni: Liguria e Sardegna. Tra il 2009 e il 2016 le Regioni in piano di rientro sono passate da una perdita di oltre un miliardo (considerando le coperture e il gettito fiscale da incremento delle aliquote) a un avanzo di circa 750 milioni. Nello stesso periodo sono stati riassorbiti i disavanzi che degli esercizi precedenti per poco meno di due miliardi.
 
Sul versante delle prestazioni Lorenzin conferma il giudizio positivo della Corte dei Conti sui nuovi Lea che aumentano la qualità dell’assistenza sanitaria, secondo il ministro, “prevedendo che siano erogate a carico del Servizio sanitario nazionale nuove prestazioni sanitarie che tengano conto dell’evoluzione scientifica e nuovi dispositivi medici, tecnologicamente avanzati, dotati di componenti innovative e qualità costruttiva (come: ausili digitali, comunicatori oculari e attrezzature domotiche). Ciò pur perseguendo l’obiettivo dell’appropriatezza delle prestazioni erogate e della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, attraverso l’eliminazione di alcune piccole (ma sistematiche) inefficienze organizzative, come l’acquisto di determinate prestazioni di specialistica ambulatoriale e protesica “a tariffa”, piuttosto che con una gara aperta al miglior offerente”.
 
Per Lorenzin, la prima sfida che ci attende nell’immediato futuro è sulla la necessità che il Ssn sia in grado di fornire a tutti i cittadini italiani una equità di accesso ai servizi sanitari ma anche garantire degli standard qualitativi minimi, indipendentemente dal luogo geografico in cui si vive. “Non possiamo consentire – ha detto - che il diritto alle cure e all’assistenza sia regolato dal caso o dalla fortuna di vivere in una Regione piuttosto che un’altra. Se è vero che le Regioni hanno scontato una situazione finanziaria critica, va anche detto che gli strumenti individuati (ad esempio, commissariamenti e piani di rientro) hanno consentito di generare importanti miglioramenti della situazione economica”.
 
Quei miglioramenti, appunto, sottolineati dalla Corte dei conti, che comunque ricorda anche le “profonde trasformazioni sul piano qualitativo” che hanno preceduto i risparmi: razionalizzazione dell’offerta con la rimodulazione dei servizi ospedalieri e processi di concentrazione, accorpamento di strutture organizzative interne e diminuzione dei punti fisici di accesso ai servizi ospedalieri.
 
Ma i dati della Relazione della Corte dei conti evidenziano anche alcune carenze attuali. Come quelle nella rete di assistenza alle disabilità. Le differenze nella dimensione dell’assistenza offerta nelle diverse aree del Paese sono rimaste, sotto questo profilo, rilevanti e in crescita. L’assistenza domiciliare agli anziani risulta ancora insufficiente, anche se in recupero, in alcune Regioni in piano di rientro (Campania, Lazio, Calabria). Insufficiente anche l’offerta di posti equivalenti in strutture residenziali per anziani non autosufficienti (le giornate di assistenza effettivamente erogate), con punte minime dello 0,63 in Campania e 0,72 Molise rispetto a un valore soglia del 9,8 per mille. Il monitoraggio della Corte mette in evidenza carenza nella dotazione di posti equivalenti nelle strutture residenziali e semiresidenziali per disabili, e nella dotazione di posti letto in strutture hospice.
 
Un occhio poi al confronto tra l’Italia e il resto d’Europa. Il rapporto si sofferma sul forte ridimensionamento degli investimenti in capitale fisso nel settore, una spesa che assume crescente rilievo nella qualità delle cure.  In Italia, solo lo 0,36% del prodotto è destinato ad accumulazione nel settore, contro importi doppi nelle principali economie europee (lo 0,75 della Germania, lo 0,65 della Francia). Nel nostro Paese la flessione è stata di circa il 30% tra il 2009 e il 2013, a fronte di aumenti di circa il 10% sia in Francia che in Germania. Anche nel 2016 gli investimenti hanno segnato una flessione molto consistente. I pagamenti per questa finalità delle aziende sanitarie, ospedaliere e degli IRCSS, si sono ridotti, a livello nazionale, di oltre il 16 per cento.
 
D’altra parte, ricorda Lorenzin, l’Italia spende meno in assoluto per la sanità degli altri Paesi. “Tutte le analisi comparate con gli altri stati europei e non solo – ha detto - evidenziano come l’Italia investisse (e continua ad investire) in salute - in rapporto al Pil  molto meno rispetto agli altri. Una tendenza confermata anche per il 2016 e, come indicato nel Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica, rappresenta poco più del 9% a fronte di una media Ue di quasi il 10% e di molto inferiore a quella della Francia (11%), della Germania e della Svezia (entrambe all’11,1%). Anche l’analisi della spesa sanitaria pro-capite 2015, secondo dati Ocse, evidenzia per l’Italia valori molto al di sotto di quelli degli altri partner europei: 1.900 euro contro i 3.400 euro dei tedeschi ed i 2.627 euro dei francesi”.
 
Ma, ha sottolineato ancora Lorenzin “alcune importanti ricerche di prestigiosi centri studi internazionali assegnavano nel 2014 al nostro sistema sanitario il terzo posto al mondo in termini di efficienza, alle spalle di Singapore e Hong Kong e davanti a Giappone, Corea del Sud e Australia. La Francia si posiziona ottava, il Regno Unito decimo, mentre gli Stati Uniti si trovano molto indietro in classifica. La graduatoria, stilata da una prestigiosa società internazionale, aveva preso in considerazione i dati forniti da Banca Mondiale, Fmi e Oms (Bloomberg, 2014)”.
 
Tra le altre misure positive per la sanità, il ministro ha ricordato poi i piani di rientro aziendali che seguono “una logica diametralmente opposta a quella dei tagli lineari, facendo leva su interventi mirati, in grado di colpire, con misure correttive, solo gli enti che presentino effettivamente inefficienze e cattive gestioni”, la riduzione dei comportamenti di medicina difensiva da parte dei professionisti sanitari, in termini di eccessivo ricorso ad indagini diagnostiche sia in sede ambulatoriale che ospedaliera, in regime di ricovero e non, di eccessivo ricorso a procedure chirurgiche in regime di ricovero e di eccessivo ricorso alla prescrizione e somministrazione di farmaci; la riduzione degli oneri connessi alla copertura assicurativa del rischio sanitario (in termini di premi assicurativi e di autoassicurazione) da parte degli enti pubblici del Ssn, per effetto sia del rafforzamento della gestione del rischio da parte della struttura sanitaria pubblica (e privata) che eviterà il manifestarsi del danno, sia dell’alleggerimento dell’onere per il professionista sanitario di provare che il danno è stato determinato a causa a lui non imputabile.
 
Infine il ministro ha sottolineato l’importanza dell’innovazione, “fenomeno più complesso di quanto possa sembrare. E’ sicuramente – ha aggiunto - un’opportunità, in quanto permette di guarire malattie prima incurabili ovvero consente di vivere meglio e più a lungo anche in presenza di patologie gravi; d’altra parte, può diventare anche un vincolo a causa degli alti costi associati ai farmaci di nuova generazione, rappresentando un ulteriore e piuttosto rilevante fattore che mette ancor di più sotto pressione la già precaria sostenibilità economico-finanziaria dei sistemi sanitari nazionali”.
 
“A breve arriveranno sul mercato farmaci per curare le malattie neurodegenerative (ad esempio, l’Alzheimer di cui è di pochi giorni fa la notizia di un importante studio condotto da ricercatori italiani) o alcune malattie croniche che presenteranno prezzi sempre più elevati. Ma perché – ha aggiunto Lorenzin ricordando il fondo per i farmaci innovativi - quando si parla di farmaci innovativi invece di parlare di spesa non utilizziamo il termine ‘investimento’, come fosse un fattore di produzione ‘a lento rigiro’ che esplica la sua utilità su più periodi?”.
 
“Se adottassimo questo approccio potremmo, ad esempio, cominciare a valutare il farmaco innovativo come se ci trovassimo di fronte ad un progetto di investimento, potremmo confrontare il prezzo di acquisto del medicinale (costo) con la sommatoria dei benefici (ricavi appositamente attualizzati su un orizzonte temporale standard) diretti ed indiretti futuri che lo Stato/SSN/SSR ritrarrà dalla guarigione del paziente: se la somma dei vantaggi futuri (in termini di minori costi) dovesse essere superiore al costo, allora l’investimento – ha concluso - non solo consentirà una migliore qualità della vita ai cittadini/pazienti, ma potrà essere effettuato con, passatemi il termine poco tecnico, serenità in quanto anche economicamente sostenibile”, ha concluso il ministro della Salute.
 

 
 

05 aprile 2017
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