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Riforma terzo settore. M5S: “Così cambia il volto dell'intero welfare. Penalizzato il volontariato medio-piccolo”

I deputati del Movimento 5 Stelle puntanto il dito contro la Riforma del Terzo settore: "cambiarà il volto del welfare italiano - hanno detto - proiettandolo verso un modello di investimento finanziario di tipo anglosassone". I pentastellati, intervenuti in commissione Affari Sociali, hanno sottolineato come "di questa degenerazione del nostro sistema si siano accorte molte realtà di settore, prima fra tutte Cittadinanzattiva".

07 GIU - “La riforma del Terzo Settore che il governo sta per mandare in porto è una delle più grosse opere di mistificazione compiute dal governo Renzi e portata a compimento dal suo successore Gentiloni. Un cavallo di troia realizzato per snaturare il comparto al fine di mettere le mani su un settore avendo come finalità esclusiva quella del profitto". Così i deputati del Movimento 5 Stelle hanno commentato le novità introdotte dalla Riforma, in commissione Affari sociali.
 
La Riforma cambia il volto del welfare
Novità che per parlamentari pentastellati "non si limita a riordinare gli enti del terzo settore ma che, di fatto cambia il volto del nostro welfare, traghettando il nostro Paese in un modello di investimento finanziario sui servizi sociali che deriva da esperienze anglosassoni. Di questa degenerazione del nostro sistema - hanno continuato - si sono accorte molte realtà di settore, tra cui Cittadinanzattiva che, dopo l’audizione tenuta ieri alla Camera, oggi ha scritto al sottosegretario Bobba pe chiedere la rimozione di criticità niente affatto secondarie”.


"In particolare - hanno sottolineato i deputati - Cittadinanzattiva pone l’accento sul passaggio del decreto dove sono elencate le attività che si considerano di interesse generale, premessa necessaria per l’inserimento nel Registro unico degli enti di Terzosettore. L’associazione sottolinea come nel Registro vengano poste in una posizione di subordine le attività di advocacy e di tutela rispetto a quelle legate all’erogazione di prestazioni e servizi. In sostanza, queste ultime sono prevalenti secondo una deriva che sta spostando sempre di più di sussidiarietà verso l’erogazione di prestazioni e servizi verso il privato".
 
Il volontariato medio-piccolo sarà penalizzato
La parte centrale di questo progetto di riforma del governo, secondo il M5S "sono gli strumenti meramente finanziari e bancari e a trarre i maggiori benefici di questo modello sarà l’impresa sociale che, non di rado, coniugherà il no profit con il profit. Imprese che vedranno protagoniste le grandi reti associative e non certamente le realtà del volontariato di dimensioni medio-piccole".
 
A questo aspetto, poi, i deputati ne aggiungono un altro: "la assoluta necessità di escludere con chiarezza dalterzo settore tutti quegli enti che siano stati creati o istituiti o che abbiano qualsiasi forma di collegamento, diretto o indiretto, con amministrazioni pubbliche , partiti, sindacati. Attualmente infatti il decreto parla soltanto di escludere quelle realtà sottoposte a direzione e coordinamento o controllati da tali enti. E’ evidente infatti che tale precisazione consente di aggirare statutariamente l’ostacolo e consentirebbe a chi nulla ha a che fare con il modo del no profit di entrare in un business che può anche rappresentare un grande bacino di voti. Se così avverrà -hanno concluso gli esponenti del Movimento - lo svuotamento di senso del sistema del terzo settore sarà totale”.

07 giugno 2017
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