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Audizione Regioni Commisione Sanità Senato: “Governance farmaco, investimenti sul personale e riforma Aifa, Agenas ed Iss per rilanciare il Ssn”

Un pacchetto di sette proposte “incisive” per risolvere la carenza di medici specialisti, ma anche più risorse, maggiori investimenti e una nuova governance del farmaco, oltre alla riforma di Aifa, Agenas e Iss. Queste le richieste che le Regioni hanno presentato nel corso dell’Audizione in Commissione Igiene e Sanità rivendicando la loro piena autonomia programmatoria ed organizzativa IL DOCUMENTO

18 LUG - Due grandi urgenze: carenza di medici specialisti in alcune discipline e insufficienza delle risorse per coprire i rinnovi contrattuali. E poi ancora, più investimenti per rimodernare il patrimonio edilizio del Ssn, governance delle politiche e della spesa per il farmaco, rilancio della medicina generale e delle cure primarie, e dulcis in fundo riforma di Aifa, Agenas e Iss.

Sono questi i temi dell’agenda della Commissione Salute delle Region portati oggi all’attenzione della Commissione Igiene e Sanità al Senato, sui quali è necessario rilanciare un confronto “a tutti i livelli istituzionali”.
 
“Un programma in 7 punti lungo cui articolare il confronto fra le Regioni, il Governo e il Parlamento in questa legislatura”, così Antonio Saitta, coordinatore della commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha definito il documento illustrato oggi, nel corso dell’audizione. All’incontro con i Senatori hanno partecipato, oltre a Saitta, il Presidente della Regione Molise, Donato Toma, e la vicepresidente della Regione Liguria, Sonia Viale.

 
Temi caldi, che abbiamo anticipato la scorsa settimana, raccolti in un documento fitto di analisi e proposte. E con una premessa: le Regioni sono pronte a “consolidare il principio di una leale collaborazione tra i livelli istituzionali e a favorire il pieno esercizio delle responsabilità regionali”, ma non si tocca la loro autonomia nella programmazione e nell’organizzazione dei Servizi Sanitari Regionali, confermata dall’esito del referendum istituzionale del 4 dicembre 2016. In questo contesto, rileva il documento della Commissione Salute “assumono rilievo le richieste di autonomia differenziata da parte di numerose regioni (Veneto, Lombardia e Regione Emilia-Romagna) che rappresentano la risposta a mancate soluzioni su tematiche di grande rilievo e urgenza per il Ssn”.
 
Ma vediamo punto per punto quali sono per le Regioni alcuni dei nodi da sciogliere e, soprattutto, quali sono le indicazioni formulate per sbrogliare la matassa.
 
Risorse finanziarie. Su questo punto le regioni hanno parlato chiaro: le dinamiche incrementali previste per i prossimi anni sono insufficienti a coprire i soli costi dei rinnovi contrattuali. Bisogna quindi intervenire con urgenza, soprattutto considerando che i contratti dei medici sono al palo da più di otto anni.
Per ristabilire un equilibrio, per le Regioni bisogna ripartire dal Patto per la Salute siglato tra Stato e Regioni. Un patto che ha trovato ostacoli oggettivi e contingenti, dovuti anche dalle crisi economica che ha colpito il Paese e che ha trovato le Regioni pronte a rispondere. C’è stato, infatti, si legge nel documento: “Un ridotto incremento delle risorse indistinte, di gran lunga inferiori a quelli contenuti nel Patto, anche perché gli incrementi sono stati quasi sistematicamente vincolati, seppur per tematiche di prioritaria importanza per la salute dei cittadini; c’è stato poi un conseguente e significativo aumento delle risorse vincolate, in particolare nell’area della farmaceutica, e con conseguenze negative. A questo si sono aggiunte alcune importanti iniziative (farmaci innovativi, terra dei Fuochi ecc.), finanziate con risorse dedicate agli obiettivi di Piano, riducendo gli spazi di autonomia delle Regioni”.
 
Cosa fare? “Occorre che sia ristabilita l’applicazione del binomio autonomia-responsabilità, riprendendo gli indirizzi già dettati nel Patto stesso”, sottolineano nel documento le Regioni. Bisogna quindi “garantire l’autonomia, programmatoria ed organizzativa, delle Regioni nella realizzazione dell’obiettivo dell’erogazione dei Lea, in condizione di efficienza, qualità e appropriatezza; garantire l’autonomia regionale nell’utilizzo delle risorse, eliminando sia i vincoli di destinazione - salvo casi straordinari da concordare preventivamente - sia lo strumento, obsoleto e burocratico, degli obiettivi di piano, riportando queste risorse nel ‘contenitore’ del fabbisogno indistinto”.
 
Risorse umane e professionali del Ssn e bisogni formativi. È uno dei temi rilevanti e strategici per le Regioni, che vivono la carenza di medici specialisti di alcune discipline, come una vera e propria urgenza del Ssn. Alla base, c’è il cortocircuito tra chi (le regioni) definisce e finanzia i fabbisogni formativi e chi (il sistema universitario) organizza e gestisce le attività formative, privilegiando altre esigenze. Per questo le regioni chiedono di “definire nuovi criteri di programmazione, gestione e valutazione delle attività formative coerenti alle nuove sfide del Ssn ai nuovi modelli e fabbisogni organizzativi”.

Si propone quindi: la rivalutazione della potenzialità formativa, in termini numerici, dei corsi di laurea, delle scuole di specializzazione, della formazione post laurea; l'introduzione di corsi di specializzazione universitaria anche per la medicina generale al posto degli attuali corsi di formazione organizzati a livello regionale, nonché per la pediatria l’acquisizione di maggiori specifiche competenze riguardanti l’assistenza territoriale all’interno dell’attuale formazione specialistica; la revisione dei contenuti formativi dei corsi universitari, pre e post laurea per renderli coerenti alle nuove esigenze; la revisione degli attuali profili professionali, con l’inserimento delle nuove esigenze anche con riferimento alla ricerca, ed infine la formazione continua, l’aggiornamento e la valutazione continua delle competenze.
 
Ma è sulla formazione specialistica che le Regioni presentano un ricco pacchetto di proposte. Tra le tante anche quella valutare “la possibilità di assumere a tempo indeterminato nelle strutture sanitarie medici laureati e abilitati benché privi di specializzazione per lo svolgimento di attività medico chirurgiche di supporto, in coerenza con il grado di conoscenze, competenze ed abilità acquisite, con autonomia vincolata nell’ambito delle direttive ricevute da un dirigente medico responsabile. In tal caso dovrà essere introdotta anche idonea previsione contrattuale”.
E su questa tematica chiedono “decisioni immediate anche attraverso atti normativi”.
 
Investimenti. Su questo punto, la parola d’ordine è rifinanziare l’ex Articolo 20. Per le regioni bisogna attivare un programma di investimenti che da un lato, nel medio periodo, riqualifichi il patrimonio edilizio del Ssn sull’intero territorio nazionale, dall’altro valorizzi e dismetta quello che è obsoleto e non più utilizzabile. E il programma deve partire dal fabbisogno complessivo a livello nazionale (stime grossolane parlano di 30 miliardi per la sola messa in sicurezza), ma si potrebbe pensare anche a modalità alternative per il finanziamento dello stesso.
 
Governance delle politiche e della spesa per il farmaco. La revisione dell’intero sistema della governance farmaceutica è da tempo uno dei temi caldi tappeto che coinvolgono pay back e tetti di spesa. Per le regioni appare quindi “prioritario prevedere una revisione dei sistemi di payback e di attribuzione dei budget, anche in relazione al rispetto dei tetti, che ne consentano una gestione ‘più semplice’, in considerazione dell’alto tasso di contenzioso che caratterizza questo settore (con ricadute evidenti sulla disponibilità dei ripiani a favore delle regioni”.
 
Registri Aifa. È necessaria una rivisitazione di tutto il sistema dei registri prevedendo la chiusura di quei registri dove le motivazioni per cui erano stati istituiti sono venute meno e un ritorno certo e strutturato delle informazioni alle Regioni, alle Aziende sanitarie e ai medici prescrittori di tutte le informazioni contenute nei registri con conseguente pubblicazione delle stesse.
 
Farmaci innovativi. “È necessario che le fasce di innovatività, i criteri di attribuzione e i benefici che ne derivano per le Aziende vengano stabiliti a livello normativo e non lasciati alla discrezionalità della Commissione Tecnico Scientifica” è questo il suggerimento delle Regioni che sottolineano la necessità di una implementazione delle modalità per un’eventuale riduzione del prezzo di rimborso a carico del Ssn.
 
Oltre che sulla necessità di una ridefinizione delle liste di trasparenza le regioni intervengono sui farmaci biosimilari. In questo caso le “procedure di acquisto andrebbero riformulate rispetto a quanto fissato dalla finanziaria 2017 che pone dei limiti ad una operatività efficace da parte degli Enti del Ssr e delle centrali d’acquisto”.
 
Concorrenza sui prezzi del mercato farmaceutico. Alla luce dellatotale assenza di concorrenzialità fra le aziende farmaceutichenel mercato del farmaco erogato in regime convenzionale e praticamente anche in quello ospedaliero (dove solo il 10-15 % della spesa per l’acquisto dei farmaci in ospedale avviene in regime di concorrenza) è necessario che le valutazioni da parte di Aifa siano tempestive in modo da non rallentare le procedure d’acquisto. Potrebbe essere utile che in forma proattiva l’Aifa proceda alla definizione di classi di equivalenza (o equivalenza parziale o non equivalenza) in modo da facilitare i processi d’acquisto a livello locale/regionale e ridurre contestualmente il tasso di contenzioso”.
 
Riforma di Aifa Agenas e Iss. La missione, le competenze ed il ruolo di ognuno dei tra enti, con conseguente modifica degli atti statutari, vanno ridefinite in maniera puntuale anche per evitare sovrapposizioni e ridondanze. Le Regioni chiedono quindi con forza al Governo di aprire il confronto per la riforma degli enti, elemento di grande importanza per un efficace ed efficiente funzionamento del Ssn. (Es.M)

18 luglio 2018
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