Specializzazioni mediche. Miur, Salute e Regioni studiano riforma. Si punta sulla formazione-lavoro. Ma resta un dilemma: contratto unico o doppio binario?

Specializzazioni mediche. Miur, Salute e Regioni studiano riforma. Si punta sulla formazione-lavoro. Ma resta un dilemma: contratto unico o doppio binario?

Specializzazioni mediche. Miur, Salute e Regioni studiano riforma. Si punta sulla formazione-lavoro. Ma resta un dilemma: contratto unico o doppio binario?
È quanto filtrato dall’incontro tra Miur, Salute e Regioni che hanno ripreso le fila per la riforma delle specializzazioni mediche. Sul tavolo due ipotesi anche se su formazione-lavoro, mantenimento della potestà del Miur nel rilascio dei titoli e richiesta di più risorse c'è assenso. Chiaro che servirà un confronto con i sindacati medici e anche il Mef per valutare la possibilità di aumentare il numero delle borse.

Contratti di formazione-lavoro, rilascio titoli di studio che rimane al Miur e, magari, ottenere dal Mef qualche risorsa in più. Su questi punti, per la riforma del sistema delle specializzazioni mediche, Miur, Salute e Regioni sembrano essere d’accordo anche se le ipotesi di lavoro su come arrivarci sono due: doppio binario o contratto unico di formazione-lavoro. Queste le risultanze della prima riunione del nuovo tavolo di lavoro Miur, Salute, Regioni, che riprende in sostanza i lavori sul vecchio art 22 del Patto per la Salute che nonostante vari tentativi non era mai riuscito a decollare negli ultimi anni. È chiaro che dopo questa prima riunione dovranno essere coinvolti anche i sindacati medici e il Mef ma è evidente il nuovo tentativo e la volontà politica di trovare una soluzione alla carenza dei medici nelle corsie ospedaliere e risolvere le distorsioni del sistema delle specializzazioni.
 
La strada del doppio binario. 
A quanto si apprende una delle ipotesi sul tavolo è quella del cosiddetto doppio binario (che tra l'altro era già citato nella bozza del Patto per la salute 2019-2021) che prevede da un lato il permanere delle borse di specializzazione nazionale, e in questo caso lo studente, come accade oggi svolgerà la formazione nei policlinici universitari. Dall’altro lato, quelle che oggi sono le borse aggiuntive regionali verrebbero ‘trasformate’ in percorsi di formazione lavoro con contratti a tempo determinato per lavorare negli ospedali (che dovranno essere definiti in una rete in raccordo con i policlinici universitari). Rimarrà invariata la normativa sul concorso di specializzazione e sulla graduatoria unica e la possibilità degli studenti di scegliere quale tipo di formazione intraprendere.
 
 
Il percorso unico di formazione-lavoro. 
Questa seconda ipotesi prevede una riforma delle specializzazioni mediche introducendo un unico contratto di formazione-lavoro. In questo caso lo specializzando avrebbe un vero e proprio contratto a tempo determinato che gli potrà consentire, previa verifica costante delle competenze acquisite, di progredire step by step nelle responsabilità e poter svolgere, in modo integrativo e non sostitutivo, anche prestazioni assistenziali. Insomma, un professionista in formazione. Anche questa proposta prevede una riorganizzazione delle reti formative che vedrà coinvolti i Policlinici universitari e le altre strutture che rispettano gli standard formativi. In ogni caso la responsabilità rimarrebbe sempre in capo alle Università che continuerebbero ad essere le uniche a poter rilasciare i titoli, vi dovrà essere sempre la presenza dei tutor e sarà costruito un sistema per evitare lo ‘sfruttamento’ nei confronti degli specializzandi.
 
Nella riunione poi si sono affrontate anche altre questioni, al momento ipotesi da prendere con le molle, come quella del concorsone che potrebbe anche non essere più solo uno all’anno e anche della graduatoria unica che potrebbe tener conto della distrettualità e delle aspirazioni dei medici laureati al fine di sedare il fenomeno dell’abbandono delle borse. Al momento, ripetiamo, queste sono solo ipotesi su cui Ministeri e Regioni stanno ragionando e probabilmente serviranno altri confronti per sciogliere i nodi e costruire una proposta unitaria.
 
L’obiettivo del tavolo, in ogni caso, è quello di andare incontro a varie esigenze per contrastare la carenza dei medici nelle corsie e rendere più moderne e operative le specializzazioni. Le Regioni, (oltre ad un aumento borse su cui dovrà essere coinvolto il Mef) sono anni che chiedono di poter utilizzare gli specializzandi nei presidi. Il Ministero della Salute con Giulia Grillo ha sempre puntato sulla formazione-lavoro e il Miur cui resterebbe in ogni caso la potestà del rilascio del titolo di studio e non vedrebbe scalfito il suo diritto di garante della formazione.
 
 
Luciano Fassari

Luciano Fassari

30 Marzo 2019

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