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Convenzione medicina generale. Le Regioni: "Nessun aumento economico"


Il presidente del Comitato di settore, Montaldo ha incontrato oggi i rappresentanti dei medici convenzionati per illustrare le linee guida dell'Atto di indirizzo. Ribadito che si discuterà solo della parte normativa della convenzione. Ma per i sindacati serve un confronto politico con i presidenti delle Regioni su tutta la riorganizzazione delle cure primarie. 

09 OTT - È stato un vis à vis tra il solo Presidente del Comitato di Settore delle Regioni-Sanità, Claudio Montaldo e i rappresentanti dei medici convenzionati quello organizzato oggi per discutere del rinnovo degli Accordi collettivi nazionali della medicina territoriale.
Ma ai sindacati non è stato dato alcun documento. Montaldo si è infatti limitato ad illustrare verbalmente quelle che saranno le linee guida dell’atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione (Acn). A partire da quella dei medici di medicina generale.
 
Ecco in sintesi alcuni dei punti illustrati. Il rinnovo normativo sarà senza aumento di spesa e procederà nell’alveo della discussione, tra Stato e Regioni, per il nuovo Patto della Salute. Ci sarà la revisione globale dell’Acn secondo quanto previsto dall’art. 8 del Decreto Balduzzi. Ribadita la centralità del Mmg nello sviluppo del territorio con una forte innovazione del ruolo del medico stesso. Altri punti all’indice sono poi: la definizione, l’organizzazione e le modalità sulla realizzazione del ruolo unico come presupposto indispensabile per continuità dell’assistenza; l’obbligatorietà alla partecipazione a livello organizzativo e di rete informatica decisa dalle Regioni; il riferimento organizzativo nelle Aft e Uccp con il superamento delle forme attuali. E ancora, la revisione dei criteri per il rapporto ottimale e la definizione e le modalità per la rappresentanza con la conseguente applicazione nell’area convenzionata dei Diritti sindacali.
 
“Apprezziamo il lavoro svolto dal presidente Montaldo che con il suo operato apre schiarite nelle tempestose relazioni fra sindacati e Regioni – ha dichiarato Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg – apprezziamo il metodo e auspichiamo che sia mantenuto nei prossimi incontri. Purtroppo abbiamo dovuto prendere atto dell’assenza di tutti gli altri assessori del comitato di Settore. Un’assenza che, salvo le sacrosante giustificazioni di ciascuno, comunque si prestano ad essere interpretate come disinteresse delle Regioni per momenti che possono essere sorgenti di importanti innovazioni per il Ssn”.
La Fimmg si riserva ogni valutazione nel momento in cui sarà reso disponibile il testo dell’atto di indirizzo. Nel frattempo, continua Milillo, nonostante gli ammirevoli sforzi di mediazione del presidente del Comitato di Settore, non possiamo non tenere conto dell’assenza di confronto e di relazioni fra categoria e Conferenza dei presidenti delle Regioni, soprattutto per quanto riguarda la riorganizzazione dell’assistenza territoriale.
 
“Agli osservatori esperti risulta palese la contraddizione fra quanto ufficialmente espresso dalla Conferenza e quanto messo in atto dalle singole realtà. È evidente da parte della maggioranza delle Regioni una delega in bianco a una minoranza di esse riguardo la riorganizzazione dell’assistenza primaria, dai cui lavori traspaiono ipotesi di programmazione che minerebbero sostanzialmente il rapporto fiduciario fra medico di medicina generale e assistito, ponendo come interlocutore diretto del cittadino l’Azienda e la sua struttura a gestione pubblica. Un orientamento – conclude Milillo - che riteniamo molto più grave per la sostenibilità del Ssn di qualunque sottofinanziamento”.
 
Più duri i toni dello Snami, pronto a dichiarare lo stato di agitazione da subito “ qualora ci fosse dal versante parte pubblica una chiusura al confronto”. “Abbiamo chiesto che venga una volta per tutte resa chiarezza sul ruolo giuridico della figura del medico di medicina generale – ha detto Angelo Testa, Presidente dello Snami –  perché incertezze ed interpretazioni varie ci hanno creato nel tempo non pochi problemi. Abbiamo inoltre domandato un comportamento univoco, in buona sostanza la massima trasparenza, sulla rappresentatività sindacale”. Lo Snami è intervenuto anche sul ruolo unico. Abbiamo fermamente ribadito, ha aggiunto Testa “che c'è un “no” secco del nostro sindacato alla obbligatorietà ad aderire a forme strutturali complesse di assistenza territoriale: hanno dimostrato, dove sono state poste in essere, di essere costose e fallimentari per l'assistenza sanitaria ai cittadini. Ho avuto mandato dal congresso nazionale, che si è appena concluso a Salerno, di dichiarare lo stato di agitazione da subito qualora ci fosse dal versante parte pubblica una chiusura al confronto ed il tentativo di trasformare in peggio e senza investimenti il comparto della Medicina Generale, che se reso debole, trascinerebbe con se nel baratro tutto il sistema sanitario nazionale”.

Non concorda su un accordo a “costo zero” la Fp Cgil Medici. “Non si può pensare di cambiare l’organizzazione dell’assistenza territoriale senza investimenti, da inserire nel Patto per la salute – ha sottolineato il sindacato – l’assistenza territoriale richiede un intervento in sintonia con il resto del Ssn e coerente in tutte le Regioni, perché la sostenibilità del sistema e la modernizzazione dell’assistenza ai cittadini passa dal territorio. Abbiamo messo in campo la nostra proposta, chiesto che l’Atto si muova su un pensiero riformatore basato su una rinnovata visione dell’assistenza territoriale: l’obiettivo è raggiungere una nuova organizzazione orientata a garantire qualità e assistenza h24 all’interno dei Distretti”.
 
Per la Fp Cgil Medici servono interventi sull’organizzazione, sul ruolo e sulle funzioni dei medici convenzionati: centri territoriali di coordinamento, che non  lascino mai solo il cittadino; l’istituzione del ruolo unico per tutti i medici convenzionati a partire dalla abolizione della figura del medico di guardia medica, non certo del servizio; rendere i medici di fiducia del cittadino anche medici di riferimento del territorio in cui operano, in una logica di integrazione tra i servizi. “Va poi abbandonata – ha concluso - la volontà di innalzare il numero ottimale, puntando invece a una riduzione del numero massimale di assistiti per garantire un’equa redistribuzione del lavoro a vantaggio della qualità dell’assistenza ai cittadini. Vedremo se l’Atto di indirizzo conterrà la volontà di cambiare effettivamente l’assistenza territoriale per disegnarla a misura del cittadino”.

09 ottobre 2013
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