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Def. Anaao: “Medici e dirigenti della sanità pronti a difendere stipendio e dignità professionale”

Allarme per le voci insistenti sui tagli ai dirigenti pubblici con stipendi sopra i 70mila euro. I medici e gli altri dirigenti del Ssn non ci stanno: “A differenza di altri settori del pubblico impiego, sono sottoposti a blocco dei contratti di lavoro e dei livelli retributivi dal 2009, con perdita del loro potere di acquisto superiore al 20%”.

08 APR - “Non possiamo stare tranquilli se notizie di stampa includono anche i medici ed i dirigenti sanitari dipendenti del SSN tra i destinatari del taglio degli stipendi superiori a 70.000 euro che il Governo prepara per i dirigenti pubblici". Lo stop arriva dall’Anaao Assomed che si dice pronta a riunire “i propri organismi dirigenti per decidere le modalità attraverso le quali difendere dignità professionale e livelli retributivi dei medici e dirigenti sanitari dipendenti chiedendo alle altre organizzazioni sindacali di categoria di concordare iniziative unitarie”.
 
“La Commissione Europea – sottolinea una nota del sindacato - ha già chiarito, pronunciandosi in merito al rispetto della direttiva in materia di orario di lavoro e sicurezza delle cure, con la bocciatura di una inverosimile assimilazione della dirigenza sanitaria al management pubblico e privato, la natura atipica della qualifica dirigenziale in sanità, come ben sa chiunque conosca il funzionamento degli ospedali, alla quale manca ,tra l’altro, la prerogativa di autodeterminazione di orario ed organizzazione del lavoro”.
 

“Per di più – prosegue la nota -  i dirigenti medici e sanitari, a differenza di altri settori del pubblico impiego, sono sottoposti a blocco dei contratti di lavoro e dei livelli retributivi dal 2009, con perdita del loro potere di acquisto superiore al 20%. Considerarli alla stregua dei manager delle società pubbliche o di altri settori di dirigenza del pubblico impiego di tipo amministrativo, senza tenere conto delle loro specificità e della quantità e qualità di un lavoro che non è “un mestiere normale” se svolto in un settore di particolare rilevanza per i cittadini, è segno di pregiudizio ideologico”.
 
“E nessuno creda, o lasci credere, che colpire gli stipendi di medici e dirigenti – rincalza l’Anaao -  non equivalga a colpire la sanità, che non è un puro agglomerato di beni e servizi. Non si salva il sistema pubblico delle cure lasciando massacrare chi quelle cure è chiamato ad assicurare e trionfare il messaggio che non è in grado di consentire una crescita, professionale ed economica, dopo un periodo formativo di lunghezza senza eguali: si vada nel privato”.

“Chi ritiene che in tempi di crisi non possiamo permetterci un Servizio sanitario pubblico – prosegue - ci spieghi come possiamo permetterci costosissime armi da guerra senza avere dichiarato guerra a nessuno. E come sia possibile garantire gli attuali risultati di salute in un confronto internazionale impietoso per i nostri livelli di spesa pro capite ed in rapporto al PIL”.
 
“Altro che cambiare verso. Siamo a rifare il verso ai Governi precedenti – conclude l’Anaao - con un attacco a chi lavora in nome e per conto dello Stato ed ha la colpa di pagare le tasse prima ancora di ricevere lo stipendio avendo in cambio una aliquota fiscale ad personam”.

08 aprile 2014
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