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Assenteismo e pubblico impiego. Quanta demagogia dietro la caccia al “fannullone”

I fatti di Roma, Napoli e Bari hanno dato il via a una nuova campagna contro i dipendenti pubblici. Eppure le giornate di lavoro perse per malattia nel pubblico sono meno della metà di quelle nel privato. Continua il pregiudizio ideologico con le sue “leggi speciali” che fanno dei dipendenti pubblici il capro espiatorio di tutti i mali del Paese

08 GEN - L’epidemia "da cotechino" dilagata nello stesso giorno a Roma (753 vigili, poi diventati 99), Napoli (200 netturbini) e Bari (100 autisti del trasporto pubblico) ha dato la stura alla solita criminalizzazione di tutto il pubblico impiego, un vero e proprio processo collettivo per giustificare politiche che hanno ridotto ai minimi termini, sia per numero di occupati che per costi, un settore che svolge funzioni essenziali in ogni paese civile. Si invocano giri di vite e nuove norme più severe per il pubblico, norme che, come è stato già ricordato dal Prof. Benci, già esistono, anche più rigide di quelle vigenti nel privato, in un mare magnum di luoghi comuni e demagogica disinformazione che richiede qualche puntualizzazione.
 
Intanto, occorre ricordare che nel 2013 le giornate di lavoro perse per malattia nel settore pubblico sono state meno della metà rispetto al privato (30,8 vs 77,6 milioni) e nel 2014 ogni dipendente pubblico si è assentato per malattia per 0,55 giorni. Le stesse assenze con prognosi 1-3 gg, potenzialmente opportunistiche, specie di lunedì e venerdì, quando però la visita fiscale è obbligatoria, sono più numerose nel privato. Per le assenze di un giorno, la malattia è di fatto incontestabile, proprio perché su base sintomatica (cefalea, odontalgia, cervicalgia, ecc.) senza possibilità di verifica da parte dei medici, stretti tra l’incudine della facile accusa di compiacenza ed il martello dell’errore e dei giudici, mancando ancora nel crono programma della riforma al mese il turno della responsabilità professionale.

 
Da mesi l'INPS ha praticamente messo sul lastrico un migliaio di medici fiscali, che continua a pagare a prestazione, incolpando la spending review ed un calo della domanda di visite da parte delle aziende che, magari, utilizzano le assenze per malattia come cassa integrazione suppletiva a carico della fiscalità generale.Ragioni di risparmio hanno, di fatto, favorito l’assenteismo, con il passaggio da 78.000 visite di controllo al mese del 2012 alle 5000 del settembre 2013. Ora, sparse le lacrime da coccodrillo, Governo e Parlamento invocano quel polo fiscale che in varie occasioni hanno bocciato, per effettuare quelle visite di controllo, per il pubblico ed il privato, che verificano se il lavoratore è al domicilio indicato, in una fascia oraria che per i dipendenti pubblici è stata estesa ad 8 ore mentre per i privati è rimasta a 4.
 
Il pubblico impiego si trova a subire, dopoaver contribuito all’equilibrio dei conti, un atteggiamento persecutorio, frutto di un pregiudizio ideologico che ha prodotto numerose leggi speciali che hanno indicato nei dipendenti pubblici il capro espiatorio di tutti i mali del Paese, facendo di questo status un reato in sé. E da tempo si è rinunciato al contratto di lavoro come strumento di governo e di innovazione del sistema. Il che, sia chiaro, non giustifica comportamenti irresponsabili che vanno individualmente perseguiti con tutti gli strumenti legislativi e contrattuali esistenti.
 
Come osserva, però, Vladimiro Zagrebelsky, è il senso civico che viene meno, come dimostrano svariati fenomeni di malcostume. Il deficit di etica pubblica non può essere colmato dalla apologia della legge né dai soli strumenti di controllo, visti i fenomeni di illegalità strutturali. L’assenteismo di parlamentari, tra i fustigatori più accaniti dei fannulloni, l’atteggiamento compiacente nei confronti dell’evasione fiscale (si depenalizzano i reati fiscali elevando la soglia di punibilità penale e rischiando di cancellare un terzo dei processi per reati tributari in atto), la diffusa corruzione ed illegalità, sono cattivi esempi che vengono dall’alto, compresa la abitudine recente di promulgare leggi retroattive con buona pace della Costituzione.
 
Esiste indubbiamente un disegno politico di smantellamento dei servizi pubblici, compresi quelli essenziali, a favore di una loro diffusa privatizzazione, e la prontezza con cui vengono colte le buone occasioni costituisce una chiara prova. Ma proprio per questo il movimento sindacale non può sottrarsi dal perseguire opportunismi e ruberie, senza esitazioni e latitanze, contrastando, nell’interesse generale, gli irresponsabili che danneggiano l’immagine e la dignità del lavoro pubblico.
 
Costantino Troise
Segretario Generale COSMED

08 gennaio 2015
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