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Formazione in medicina. Se gli Ordini scendono in campo

Considerare gli Ordini solamente più come organi ausiliari dello Stato è riduttivo, non si può più nascondere il loro ruolo sociale, occupazionale e di connessione tra il mondo formativo universitario e quello della professione. Come testimonia la recente presa di posizione Fnomceo

08 GEN - Oggigiorno non si può più parlare di formazione medica senza considerare il  necessario ed auspicato rinnovamento della figura degli Ordini nei confronti della stessa.
Perché questo? Perché ora, considerare gli Ordini solamente più come organi ausiliari dello Stato è riduttivo, non si può più nascondere il loro ruolo sociale, occupazionale e di connessione tra il mondo formativo universitario e quello della professione. Affinché questa proposta diventi costruttiva ci si deve allontanare dalla solita visione dualistica di contrapposizione di poteri: le scuole di medicina da una parte e gli Ordini dall’altra, ma adottare pian piano una visione collaborativa che stabilisca un continuum a beneficio del giovane medico ma anche della complessità "medico-malato-occupazione".
 
Il Comitato Centrale della Fnomceo ha recentemente definito la formazione pre e post-lauream italiana una "palese incoerenza programmatoria" che non ha fatto altro che condannare intere generazioni di giovani medici ad un limbo irrisolvibile e ad uno stallo formativo epocale. Gli Ordini dovrebbero pertanto partecipare attivamente alla formazione e all’' orientamento dei giovani, affinché possano garantire un servizio di qualità ed efficienza al Cittadino, ma anche guidare l’utilizzo delle risorse per la formazione pre e post-lauream in maniera coerente e in linea alle reali necessità del territorio e non solo più in base alle mere strategie universitarie.

 
Recentemente il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone ha dichiarato che l’orientamento attitudinale e vocazionale dei giovani aspiranti medici dovrebbe iniziare già dalle superiori e non solo più tramite selezione al test di ingresso, questo per evitare che molti tentino la professione stimolati più da prospettive occupazionali future che vocazionali, tralasciando pertanto tutto quello che concerne l'essere medico. Si dovrebbe quindi dare la possibilità ai giovani che ambiscono alla carriera medica, di confrontarsi con la professione fin dalle scuole superiori, attraverso un censimento iniziale per sapere quanti sono realmente i giovani aspiranti e successivamente organizzare degli incontri con chi medico lo è già per sapere cosa vuol dire oggi essere medico e da lì proseguire con la compilazione di questionari e colloqui, il tutto con lo scopo di selezionare il reale profilo vocazionale dei giovani. Chi se non gli Ordini, potrebbero avere queste competenze? Agire sullo studente agli ultimi anni, prima ancora che intraprenda i sei anni di studio, potrebbe evitare le problematiche successive che ben conosciamo!
E perché non costituire una commissione studenti sia universitari che degli ultimi anni delle superiori all’interno degli Ordini, con la funzione di raccogliere le reali necessità degli studenti, le perplessità e le lacune formative? In un recente studio  (I valori della professione medica, N Am J Med Sci. 2013 Feb;5(2):134-9; è emerso che molti studenti del primo, quarto e quinto anno di medicina, erano all’oscuro o non ritenevano fondamentali, attitudini e skills proprie del medico: si pensi al conflitto di interessi (vedi art.30 del codice deontologico), alla collaborazione tra colleghi, all’integrazione con le altre figure sanitarie (art. 66, ma anche 58, 59 e 61), alle qualità umane tipo l’empatia, la comunicazione con il malato, la consapevolezza di sé, tutte cose che sono invece necessarie e fondamentali alla professione medica ma che né corsi universitari, né tirocini in corsia, possono infondere, se non l’esperienza e l’attitudine.
 
Le problematiche che si sono evidenziate in quest’ultimo anno (test di ingresso, formazione pre e post laurea, ecc.) non hanno fatto altro che portare alla luce l’inadeguatezza di tutto il sistema, ormai ci si deve rassegnare al fatto che il mondo lavorativo è in rapida evoluzione, che le necessità sono cambiate e che pertanto i vecchi schemi, che purtroppo ancora oggi dominano la scena, sono inadeguati. Chi se non i giovani con le loro idee, la loro voglia di nuovo e di cambiamento, può dare impulso ed essere da "boost" per superare questo periodo di crisi?
 
Eleonora Franzini Tibaldeo
Studente di Medicina
 
Domenico Montemurro
Responsabile Nazionale Settore Anaao Giovani

08 gennaio 2015
© Riproduzione riservata


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