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Malattie croniche. Lanciato il progetto InNov@FIMMG. Con le cure a “chilometro zero” risparmi fino a 3 mld di euro l’anno

Da settembre, in Toscana, Marche, Umbria e Puglia, 100 medici di famiglia saranno formati per avviare le prime Unità di Medicina Generale, che potranno erogare esami di primo livello per la diagnosi, il monitoraggio e la gestione delle malattie croniche. Una proposta da trasferire nel rinnovo dell’Acn. IL PROGETTO

03 GIU - Spirometria, elettrocardiogramma, misurazione della glicemia, monitoraggio pressorio e altro ancora, presto potranno essere eseguiti a ‘chilometro zero’ nello studio del medico di famiglia per gestire le malattie croniche più comuni: broncopneumopatie croniche ostruttive, malattie cardiovascolari e metaboliche, terapia del dolore, che oggi riguardano oltre un italiano su tre.
Una medicina di iniziativa dalla quale potrà arrivare un possibile risparmio stimabile in circa 3 mld di euro ogni anno per l’intero Ssn.
 
Parte a settembre in Toscana, Marche, Umbria e Puglia il progetto pilota InNov@FIMMG della Federazione italiana dei medici di famiglia, presentato oggi a Roma alla presenza del Sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo.
Una sfida per i medici di famiglia che puntano a dare l’avvio all’era della medicina di prossimità: offrire ai pazienti le migliori cure a pochi passi da casa nell’ambulatorio del proprio medico di famiglia. Una proposta professionale targata Fimmg per la riorganizzazione e riqualificazione della sanità territoriale da trasferire nel rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale che prevede la riorganizzazione degli studi di medicina di famiglia in Unità professionali di medicina generale. Un nuovo modulo organizzativo dotato di personale appositamente formato e di tecnologia diagnostica di primo livello, nell’ottica di una medicina di prossimità e di iniziativa, che non ‘aspetta il paziente’, ma ‘gli va incontro’ prima che le patologie si aggravino o insorgano, con interventi tempestivi e adeguati.

 
“Non vogliamo più aspettare che i pazienti arrivino nei nostri studi con il loro carico di sintomi – ha spiegato Giacomo Milillo, Segretario nazionale Fimmg –, ma essere noi per primi a individuare tempestivamente le loro criticità e a gestirle correttamente, contrastando efficacemente il loro peggioramento. Questa scelta si rende necessaria per far fronte allo tsunami dei malati cronici che già oggi rischia di travolgere la sanità e che in futuro sarà sempre più difficile da contenere”.
 
Soprattutto, ha sottolineato Milillo,  questo progetto  rappresenta la nuova proposta del sindacato in vista del rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale. “I primi 100 medici che faranno parte del progetto ‘pilota’ e che corrispondono a un campione di 150mila cittadini – ha aggiunto – consentiranno di valutare se tale impostazione possa davvero rappresentare una evoluzione in grado di offrire un concreto contributo alla sostenibilità del Ssn coniugandola con maggiore qualità e fruibilità delle cure ottimizzando l’uso delle risorse. Se il progetto confermerà i risultati attesi sarà replicato anche in altre aree della cronicità”.
 
I medici, aggregati in studi professionali dotati di personale appositamente formato, mediante un percorso condiviso con le Società Scientifiche degli specialisti, saranno in grado di fornire servizi avanzati sul territorio senza oneri aggiuntivi, dotandosi di strumenti diagnostici di primo livello come spirometri, elettrocardiografi, holter pressori, ecografi, nonché dotazioni telematiche. “Esami a basso costo – specifica Milillo – facili da eseguire e replicare, non invasivi e capaci di indicare chi abbia bisogno di un’indagine ulteriore”.
 
Soprattutto, la dotazione di strumenti diagnostici e la riorganizzazione degli studi può essere a saldo invariato della spesa sanitaria nazionale grazie al risparmio di costi diretti e indiretti, con il miglioramento di appropriatezza e aderenza.
 
“Manifesto la mia personale adesione e del ministero a questo progetto – ha detto Vito De Filippo – che ribalta il paradigma che bisogna partire dai soldi per raggiungere gli obiettivi. Questa è una sperimentazione interessante perché ci porterà dati in termine di innovazione: capiremo appunto che si possono raggiungere gli obiettivi anche senza mettere sul piatto budget importanti. Il Ministero sta lavorando da tempo per produrre un avanzamento sistemico di quello che come sappiamo tutti molto bene, essere un pilastro del Ssn: la medicina generale. Inoltre la medicina di prossimità portata avanti con questo progetto – ha aggiunto – produce una forza in termini di empowerment, un vantaggio non solo per il paziente ma anche per il Ssn che acquisisce informazioni preziose. Spero ora che il nuovo Acn sia la base per attuare la riforma Balduzzi che già tre anni fa ha descritto il percorso da seguire.  Dobbiamo procedere velocemente affinché le regioni acquisiscano gli elementi necessari”.
 
Le fasi del progetto. La prima fase sarà formativa, partirà da settembre in 4 Regioni - Toscana, Marche, Umbria e Puglia - grazie al contributo incondizionato della Menarini e durerà un anno. All’interno del team di medicina generale i singoli colleghi dovranno sviluppare specifiche competenze senza però diventare “mini-specialisti”.
“L’obiettivo – ha spiegato Milillo – è sempre e comunque un approccio primario alla cura, con una presa in carico complessiva. Non vogliamo né dobbiamo sostituirci agli specialisti, che tuttavia devono intervenire quando ve ne sia realmente la necessità, mantenendo una costante collaborazione. In caso contrario le risorse del sistema sanitario, sempre più scarse, verrebbero sprecate”.
 
E il caso paradigmatico è la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), che riguarda il 4.5 % della popolazione ed è in costante aumento soprattutto negli over 65, dove arriva a un’incidenza del 20%. L’80% dei casi potrebbe essere gestito dal medico di famiglia per i livelli di patologia di grado lieve-moderata o in fase stabile avvalendosi dell’importante supporto dello pneumologo solo per i pazienti più complessi e “alleggerendo” così il carico di malati allo specialista e contribuendo alla prevenzione come ad esempio un’adeguata lotta al fumo, risparmiando solo per questa patologia una cifra stimata dai 600 ai 900 milioni di euro.

03 giugno 2015
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