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Congresso Simet. Mazzoni: “Delegittimazione rappresentanze sociali funzionale a mantenimento politiche recessive”

Così il segretario nazionale ha aperto a Milano Marittima il XXV congresso del sindacato che si concluderà il 27 settembre. Non sono mancate osservazioni sul decreto appropriatezza. “Il rischio è che venga frantumato dallo Stato-Regioni e applicato in maniera non omogenea in tutta Italia. Bisogna sapere come sarà gestito il sistema sanzionatorio, che non può essere oggetto di mille interpretazioni”. LA RELAZIONE

25 SET - Ha preso il via, questa mattina a Milano Marittima, il XXV Congresso del Sindacato Italiano Medici del Territorio (Simet) ‘Sanità pubblica bene comune’. I lavori si chiuderanno il 27 settembre. Previsto anche un appuntamento Ecm ‘sulle sfide della cronicità. Al centro della relazione del segretario nazionale Mauro Mazzoni l’esigenza di ribadire il concetto di salute come bene comune con lo sviluppo di tutte le conseguenze operative. “Bisogna partire dall'affermazione che un servizio sanitario pubblico universale ha ragione di esistere se, e soltanto se, è in grado di ridurre gli effetti sulla salute delle disuguaglianze sociali. Questo dice, in ultima istanza, l'articolo 32 della nostra Costituzione, che va difesa ad oltranza”.

Per Mazzoni le organizzazioni sindacali “hanno grandi responsabilità”. Tuttavia, oggi, non è più scontata “ la capacità del sindacato di rappresentare in maniera adeguata il lavoro. Al di là però dell’impasse che stiamo vivendo – si legge nella relazione - non possiamo non mettere in luce l’enorme cambiamento del nostro lavoro di medici, svilito nella sua funzione sociale, impoverito dal punto di vista retributivo e numerico. Il medico, peggio se sindacalista, è oggi nemico da abbattere con tagli lineari, blocco della contrattazione, peggioramento delle condizioni economiche e organizzative”.


Il segretario generale della Simet fa poi notare che “sparare contro il sindacato è oggi una moda, come prima si sarebbe detto ‘piove governo ladro’… L’esercizio sindacale è visto come causa di ritardo nelle riforme, e grande male del Paese. Ma, come ho già avuto modo di dire, la delegittimazione delle rappresentanze sociali è funzionale al mantenimento di politiche recessive, ed è proprio nei momenti difficili che occorre reggere per non tornare indietro su diritti acquisiti”.

Per questo la strada tracciata, “per noi medici prima ancora che sindacalisti” risiede nel recupero del “senso del bene comune nel suo senso più vero e più ampio. Non la difesa sterile di interessi di casta, che casta davvero non lo siamo più ove lo fossimo stati, piuttosto il rafforzamento dell’azione di baluardo a salvaguardia di un’assistenza che sembra sempre più sottratta ai dirigenti medici per essere attribuita a figure che non sono investite istituzionalmente del mandato di diagnosi prevenzione e cura proprie delle nostre professioni”.

Lancia poi un appello a Roberta Chersevani, presidente Fnomceo, affinché “sia al nostro fianco come tutore della qualità delle cure e del diritto alla salute dei cittadini ma anche a garanzia dei medici italiani, in un momento politico ed economico di grande difficoltà professionale mentre si apre un processo di evoluzione della programmazione sanitaria che deve vederli protagonisti”.

Mazzoni sottolinea poi “il mancato coinvolgimento delle organizzazioni sindacali della Dirigenza medica e Sanitaria nella definizione del Patto della Salute, una occasione perduta che non sana le asimmetrie tra ciò che dovremmo fare nella cura e ciò che realisticamente ci è consentito fare”. Tracciando un bilancio del Patto, dopo una buona partenza (standard ospedalieri in testa) è rimasto sostanzialmente inapplicato (niente nuovi Lea né nuovi ticket, per citare solo due esempi). Colpa anche dei tagli di agosto, ai quali potrebbero ora aggiungersi ulteriori sforbiciate con la nuova legge di stabilità che farebbero crollare definitivamente l'impianto dell'accordo. Manca poco infatti al 15 ottobre e all’appuntamento con la nuova legge di stabilità. Tra negazioni e dichiarazioni controverse si parla già di altri tagli fra i 3 e i 5 miliardi alla sanità, che nemmeno le regioni vogliono”.

Riguardo il decreto appropriatezza il rischio è che “venga frantumato dallo Stato-Regioni e applicato in maniera non omogenea in tutta Italia. Bisogna sapere come sarà gestito il sistema sanzionatorio, che non può essere oggetto di mille interpretazioni. Intanto la controrisposta burocratica alle dichiarazioni di Lorenzin conferma le sanzioni previste che riguarderanno il salario accessorio. Non scatteranno solo quando il medico motiverà il perché di una prescrizione apparentemente inappropriata. Stop and go, buoni pensierini estivi rimangiati dalla realtà dei fatti”.

Nel complesso è forte la richiesta di mettere fine “ai tagli, agli gli stop and go,al buonismo che nasconde spesso cattive intenzioni”. Quanto sta succedendo in molte regioni e in ambienti della politica nazionale, “tendente ad umiliare le funzioni ed il ruolo dei medici, deve cessare. Le semplificazioni artificiali, l'attribuzione surrettizia di funzioni proprie dei medici e dei dirigenti sanitari ad altre figure professionali, i tagli e le soppressioni astruse stanno uccidendo quanto di buono fatto per creare uno dei migliori sistemi sanitari del mondo”.

Tuttavia abbandonare i tavoli di trattativa, già in partenza, viene considerato “un segnale di debolezza e si rischia di dare ragione a chi afferma che non ci sia la volontà di confronto tra i diversi professionisti, con il Governo e con le Regioni. Ma i tavoli e le cabine non bastano più. C’è da risolvere urgentemente la questione del comparto di contrattazione che, come ribadito nell’ultimo incontro con i sindacati medici, il Ministero della Salute da sempre e tenacemente vuole distinguere da altri settori pubblici. C’è da risolvere il problema della appropriatezza prescrittiva e della responsabilità professionale”.

Riguardo la sentenza della Corte Costituzionale che ha sanzionato l’illegittimità del blocco della contrattazione per il pubblico impiego anche in relazione alla parte economica “cade l’ostacolo normativo alla riapertura delle trattative a 360° gradi con i sindacati. Ora dobbiamo verificare se il governo intende dare seguito alla sentenza. In caso contrario, sarà sciopero generale. Gli anni che abbiamo alle spalle, che non possono essere cancellati né con un colpo di spugna, né con la sentenza, sono stati durissimi. L’agonia del servizio pubblico va fermata con le buone o con la mobilitazione, se ci vedremo costretti”.

In relazione alla contrattazione di primo livello, si chiede al Governo “semplicemente l’applicazione degli obiettivi di tutele del potere di acquisto degli stipendi come previsto nell’accordo di maggio 2009; dopo diversi anni di blocco degli stipendi vanno recuperati aumenti in linea con l'inflazione registrata e quella prevista secondo le tendenze U.E. per ciascuno degli anni oggetto di rinnovo contrattuale”.

E nella contrattazione per determinare gli aumenti retributivi nazionali “dovremo far pesare i notevoli risparmi di costo per il lavoro registrati negli anni per effetto della riduzione degli organici e del blocco del turnover over, per quantificare somme da distribuire in parte per aumentare i minimi retributivi ed in parte per sostenere e favorire la contrattazione integrativa di secondo livello, che va rilanciata per riconoscere e valorizzare in modo concreto le conoscenze e le abilità professionali dei lavoratori cui corrispondere un’ adeguata retribuzione di risultato che va legata al raggiungimento degli obiettivi definiti e condivisi congiuntamente dalle parti in sede di confronto”.

In definitiva l’avvio di un unitario tavolo di confronto con le rappresentanze sindacali che elabori, realizzi e verifichi intese programmatorie con Ministero della Salute e Regioni, “ritengo sia l’unica strada per la difesa, il mantenimento e, si auspica, il potenziamento e rilancio del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Ma – conclude - è una ferrata colleghi e dobbiamo attrezzarci per la salita!”.

25 settembre 2015
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