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Questione Medica. Come uscire dalla palude”. Il nuovo e-book di Cavicchi. Da oggi sul web in omaggio per i nostri lettori

Alla vigilia dello sciopero nazionale dei medici del 16 dicembre è on line, e scaricabile gratuitamente dal web in formato elettronico, il nuovo saggio di Cavicchi sulle prospettive del lavoro medico in Italia. Dalle nuove forme contrattuali all’appropriatezza. Passando per un necessario ripensamento del ruolo del medico nella società. SCARICA L'E-BOOK

14 DIC - Questione medica è il titolo che abbiamo scelto per l’e-book di Ivan Cavicchi, da oggi disponibile in rete gratuitamente per i nostri lettori, che raccoglie in modo ragionato diversi articoli già apparsi su Quotidiano Sanità a partire dal 2012 fino alla fine del 2015, più nuove riflessioni utili a tenere il tutto sotto forma di un unico percorso di tesi, analisi e sintesi.
 
Questione Medicava infatti letto e “usato” (o almeno questo è il mio consiglio) nel suo significato derivante dalla quaestio latina, e dalle quaestiones che si dipanavano come oggetto di una discussione scolastica dove gli studenti potevano offrire i loro diversi punti di vista su una determinata “questione”.
 
In questo caso (sempre che stiate al gioco) il docente è Cavicchi e gli studenti siamo noi e i tanti interessati al tema e stimolati dalle tesi del nostro autore che, come sempre, offre una sua chiave di lettura “compiuta” a una tematica, quella del medico oggi in Italia, troppo spesso affrontata sull’onda delle emozioni e dei fatti del momento e nella quale si rischia di perdere il “chi”, il “come” e il “dove” di una categoria di professionisti “atipici”, per ruolo e missione.

 
Ruolo e missione così peculiari che ne fanno un genere professionale unico nel panorama delle “arti e dei mestieri” moderni.
 
Il medico ha infatti mantenuto nei secoli, e anche in questi ultimi decenni di straordinaria evoluzione del sapere scientifico, una sua peculiarità che è quella di essere, seppur umano, portatore di speranze e soluzioni percepite come “ultra umane” al confine con il mistero della vita e della morte, e cioè dell’essenza dell’uomo.
 
Al medico, ancora oggi, si chiede la “guarigione” dal male, la “liberazione” dalla sofferenza, il “prolungamento” della vita. Da lui ci si aspetta un sapere superiore, simboleggiato tutt’ora da una lingua (quella scientifica) che solo gli adepti conoscono compiutamente nei suoi termini oscuri e derivanti da lingue “morte”, di un’altra epoca dell’umanità.
 
Ma questa mitologia del medico, è indubbio, oggi non regge più. E i primi a rendersene conto sono proprio i medici che, da protagonisti assoluti della scena, si sentono ora sempre più minacciati.
 
Dalle altre professioni emergenti, che li fanno sentire come tanti generali Custer accerchiati a Little Big Horn.
 
Dalla politica, che li ha sempre amati (e temuti) ma che ultimamente, al di là delle dichiarazioni di rito sulla loro indispensabilità, sembra averli abbandonati (o almeno così si sentono loro).
 
E poi accerchiati da quella che negli anni ’90 del secolo scorso definimmo aziendalizzazione della sanità, con il fiorire di figure bifronte come quella del “medico manager”, dalla quale molti camici bianchi sono stati abbagliati per poi rendersi conto che le due cose, insieme, erano molto più difficili da gestire di quanto si potesse pensare, senza rinunciare alla mission primaria della “cura”.
 
Ma in ultima analisi, il medico si sente oggi abbandonato anche dai suoi pari. I giovani dai vecchi, e tutti dai loro riferimenti associativi, professionali e sindacali che, come gran parte delle istituzioni rappresentative del Paese, vivono anch’essi questa terribile stagione della “diffidenza” da parte di coloro che dovrebbero rappresentare.
 
In questo scenario Cavicchi/Virgilio prova a guidare noi novelli Dante nei diversi gironi infernali nei quali si dibatte una professione ferita. Ma ci conduce anche nelle paludi nebbiose di un purgatorio professionale nel quale molti si sentono incastrati a vita, offrendoci però una (o più di una) via d’uscita alla nostra “quaestio” iniziale che, se paragonare al Paradiso rischia di essere blasfemo, certamente rappresenta una speranza e una cura al malessere e alla crisi medica.
 
Cesare Fassari

14 dicembre 2015
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