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Per il precariato medico e sanitario serve una svolta

Stiamo parlando di oltre 30.000 unità impegnate nel Ssn e di oltre 3000 unità addette alla ricerca biomedica negli Irccs. La soluzione definitiva al problema è il presupposto essenziale per il rilancio dell’Ssn e la riaffermazione della centralità dei professionisti sanitari per la qualità del sistema salute.

03 GIU - La questione del precariato sanitario, che riguarda oltre 30.000 unità impegnate nell’Ssn e oltre 3000 unità addette alla ricerca biomedica negli Irccs è divenuta problema centrale della complessa vertenza tra Governo e Regioni da un lato e rappresentanze sindacali dall’altro. La politica dilatoria del Governo, caratterizzata dal Dpcm del 6 marzo 2015 prima, e dalla Legge di Stabilità 2016 poi, hanno previsto soluzioni inadeguate per la complessità del problema, e l’esame dei processi attuativi di tali provvedimenti nelle Regioni ne sta evidenziando l’assoluta inadeguatezza.

Permane inoltre la diversità di approccio da Regione a Regione, laddove la maggior parte di esse non ha neanche avviato provvedimenti attuativi per la stabilizzazione. Su tale diversità di approccio, o meglio sulla mancanza di atti concreti per l’avvio della stabilizzazione, serve una azione chiara del Governo, ricordando che il precariato è stato uno dei punti di confronto con il Governo e che il tavolo tecnico per l’art.22 del Patto per la salute ha il precariato tra i punti da affrontare.

Certamente ci sono punti critici da esaminare più a fondo, e tra questi il tipo di concorsualità da prevedere ed avviare concretamente, non pensando a concorsi riservati, ma ricercando una modalità di concorso pubblico cui possano accedere soltanto i precari con determinate anzianità e titoli, la dimensione quantitativa della concorsualità che non può rimanere vincolata al regime delle deroghe, o condizionata al budget per il personale ignorando che il precario è già compreso nella spesa per il personale e che pertanto, stabilizzandone il rapporto, non si determina maggior costo. Inoltre è inaccettabile che il rispetto della normativa europea sull’orario di lavoro venga indicata come dovuta nella Legge di Stabilità con relativa proposta di apertura della concorsualità, e poi negata nelle prime ipotesi emerse dal confronto con il Comitato di Settore che ipotizza deroghe alle norme sull’orario.

Complessivamente l’approccio di Governo e Regioni è palesemente dilatorio, mosso da una sottaciuta volontà di evitare vere soluzioni al problema del precariato, ignorandone la gravità e sottovalutandone l’impatto sul sistema salute nel suo complesso. E’ su tali presupposti che l’iniziativa sindacale, in particolare dell’Anao Assomed quale forza guida della Dirigenza Medica e Sanitaria nel suo complesso, dovrà anteporre la questione del precariato medico e sanitario agli altri capitoli della vertenza con il Governo, compreso il contratto di lavoro che dovrà riguardare anche questo punto di estrema criticità.

La soluzione definitiva al precariato medico e sanitario è infatti il presupposto essenziale per il rilancio dell’Ssn e per la riaffermazione della centralità dei professionisti sanitari per la qualità del sistema salute nel nostro Paese.
 
Alberto Spanò
Responsabile Nazionale Anaao Assomed Settore Dirigenza Sanitaria

03 giugno 2016
© Riproduzione riservata


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