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La lunga marcia delle professioni sanitarie (seconda e ultima parte)

La storia degli ultimi anni dopo la soppressione delle precedenti specializzazioni ed inquadramento sindacale di infermiere di camera operatoria e di terapia intensiva, è andata in direzione opposta nonostante che dalle Raccomandazioni del Consiglio d’Europa in  materia di ruolo e di formazione della professione infermieristica dal 1983, la strada fosse tracciata ed andava percorsa sviluppandola ed adattandola alla specificità italiana, è stata, invece, percorsa da un’altra parte

10 APR - La storia di questi ultimi anni dopo la soppressione delle precedenti specializzazioni ed inquadramento sindacale di infermiere di camera operatoria e di terapia intensiva, previsti nei precedenti contratti ospedalieri, è andata in direzione opposta nonostante che dalle Raccomandazioni del Consiglio d’Europa in  materia di ruolo e di formazione della professione infermieristica dal 1983, la strada fosse tracciata ed andava percorsa sviluppandola ed adattandola alla specificità italiana, è stata, invece, percorsa da un’altra parte.
 
Questa “maledizione” era stata ben individuata nella sua motivazione, dal prof. Giovanni Berlinguer, definito dai i più uno dei padri della riforma sanitaria, da lui definitosi casomai il nonno per via della sua età, al quale chiesi una sua prefazione al libro “EVOLUZIONE DELLA PROFESSIONE INFERMIERISTICA nuove metodologie di lavoro nuove metodologie di formazione”, FRANCO ANGELI editore 1988, che così scrisse:
…omissis…” nelle piattaforme sindacali, inoltre, hanno avuto uno sbocco improprio le giustissime esigenze di qualificazione professionale e di adeguamento retributivo delle categorie più sfruttate e peggio pagate …omissis…ma la linea sindacale…omissis…ha teso più a ottenere la qualifica che ha promuovere la qualificazione…omissis…

 
La tesi più aberrante fu quella dell’operatore unico, discutibile in genere perché livellatrice delle qualità, delle giuste ambizioni e dei meriti, retrograda perché sopraggiunta proprio nel periodo in cui le attività di assistenza e di laboratorio andavano maggiormente specializzando…omissis…
 
Le proposta che descrissi (vedi per es. la relazione di Saverio Proia) mirano a costruire profili per aree specializzate e a rivalutare le funzioni di direzione. La prospettiva è quella di professioni infermieristiche che svolgono una pluralità di compiti, definiti nella relazione di Marie Farrel dell’OMS: assistenza diretta, insegnamento, consiglio, direzione, ricerca…omissis…
 
Il passaggio sindacale non sarà facile, sia per le inerzie interne, sia per le opposizioni esterne: un servizio pubblico più qualificato disturba, purtroppo, tutte le ideologie e i corposi interessi che prosperano sulle sue disfunzioni.
 
Il passaggio richiederà sicuramente cambiamenti di indirizzo - perché non dirlo? - in molti casi anche di dirigenti sulla base non certo di recriminazioni verso chi ha sostenuto il peso delle fasi più difficili, ma di scelta nei quadri più idonei alla fase nuova che si vuole aprire…omissis…

 
Concetti quanto mai attuali, dopo oltre trent’anni da quando fu scritta, ma qual è la mia relazione di cui parla il prof. Berlinguer? Già allora il contratto nazionale aveva istituito una Commissione paritetica per la riformulazione dei profili professionali, allora ancora regolamentati dal DPR 761/70 “Stato giuridico del personale delle UU.SS.LL., la proposta che descrissi, sulla base delle scelte e delle elaborazioni del sindacato, prevedeva una serie di innovazioni per i diversi profili profesionali (vedi testo integrale di quella relazione).
 
Ma anche allora di tutto ciò non vi fu attuazione nelle scritture dei nuovi contratti, frutto della solita maledizione…
 
Giungiamo al passaggio alla formazione universitaria attraverso il 6 comma del dlg 502/92 ed il conseguente varo del decreto ministeriale istitutivo del profilo di infermiere che, tra l’altro prevedeva:

5. La formazione infermieristica post-base per la pratica specialistica è intesa a fornire agli infermieri di assistenza generale delle conoscenze cliniche avanzate e delle capacità che permettano loro di fornire specifiche prestazioni infermieristiche nelle seguenti aree: a) sanità pubblica: infermiere di sanità pubblica; b) pediatria: infermiere pediatrico; c) salute mentale-psichiatria: infermiere psichiatrico; d) geriatria: infermiere geriatrico; e) area critica: infermiere di area critica.

6. In relazione a motivate esigenze emergenti dal Servizio sanitario nazionale, potranno essere individuate, con decreto del Ministero della sanità, ulteriori aree richiedenti una formazione complementare specifica.

7. Il percorso formativo viene definito con decreto del Ministero della sanità e si conclude con il rilascio di un attestato di formazione specialistica che costituisce titolo preferenziale per l'esercizio delle funzioni specifiche nelle diverse aree, dopo il superamento di apposite prove valutative. La natura preferenziale del titolo è strettamente legata alla sussistenza di obiettive necessità del servizio e recede in presenza di mutate condizioni di fatto.


Magistrale e dinamica definizione di quale formazione successiva e complementare post formazione di base dovesse essere prevista per l’infermiere: ma di questa innovativa e funzionale norma dal Ministero della Sanità non fu fatto colpevolmente nulla né colpevolmente fu sviluppato un movimento per reclamarne l’attuazione salvo da chi era contrario ad esempio chi paventava che l’infermiere di sanità pubblica avrebbe fatto scomparire l’ASV e o chi dall’infermiere con la formazione complementare in pediatria vedeva la fine della vigilatrice d’infanzia.

Importante e strategica occasione perduta anche essa…l’iniziativa successiva si concentra sui capisaldi della riforma delle professioni sanitarie: il consolidamento della formazione universitaria, l’abolizione del termine “ausiliaria” nella professione infermieristica, l’equiparazione dei precedenti titoli di infermiere professionale ai nuovi universitari di infermiere, l’abolizione del mansionario sostituito dalla definizione che le competenze sono determinati dai contenuti del DM del profilo e dinamicamente dai contenuti della formazione e dei codici deontologici  alla creazione dei servizi infermieristici, alla conseguente istituzione della dirigenza infermieristica , all’evoluzione da collegio ad ordine.

La questione delle specializzazioni infermieristiche e delle altre professioni sanitarie rientra a pieno titolo in norma primaria nelle fasi preparatorie del varo della legge 43/06 alla cui realizzazione concorsero soprattutto due proposte di legge una dell’allora maggioranza del senatore Tommasini e l’altra dell’allora minoranza della senatrice Bettoni.

Tenuto conto che uno dei capisaldi della legge 43/06 era il ripristino, contestualizzandolo, del ruolo e della formazione della caposala facendola divenire una funzione di coordinamento per tutte le professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione di ostetrica, avendo avuto l’incarico dalla senatrice Bettoni di redigere la sua proposta di legge, tra l’altro, scrissi quello che nel testo unificato che portò all’approvazione della legge 43/06, divenne l’articolo 6 cioè la descrizione della nuova carriera dell’infermiere.
 
Finalmente in una legge della Repubblica Italiana la maledizione dell’operatore unico veniva annullata ma per l’attuazione positiva dei suoi effetti la lunga marcia continuava ancora, infatti, ritornato al Ministero della Salute con il Governo Prodi 2, quale consigliere per le professioni sanitarie riuscii a far approvare la normativa concorsuale per l’assunzione a tempo indeterminato del dirigente infermiere, delega disattesa da sei anni, e quella per l’affidamento dell’incarico di coordinatore infermieristico.
 
Per l’infermiere specialista, avendo avuto l’incarico di rappresentare come tecnico il Ministro alla Salute nel Comitato di Settore Sanità per l’emanazione delle direttive all’ARAN per il rinnovo contrattuale, inserii in tali direttive l’indicazione di dare attuazione a quanto previsto nell’articolo 6 della legge 43/06 per l’infermiere/professionista specialista.
 
Le occasioni perdute
Purtroppo, nell’Accordo contrattuale si preferì rimandare l’attuazione dell’inquadramento economico/normativo dell’infermiere/professionista specialista ai prossimi rinnovi contrattuali il che avvenne dodici anni dopo…

Questi dodici anni sono trascorsi in tentativi di dar attuazione alla norma dell’articolo 6 della legge 43/06 e comunque la possibilità di dar vita ad una progressione professionale dell’infermiere.

In quel periodo, finita l’esperienza al Gabinetto del Ministro alla Salute Livia Turco, il Direttore Generale delle Professioni Sanitarie, Giovanni Leonardi, mi chiese ed ottenne che io rimanessi, in comando dalla mia ASL, come dirigente nel suo staff, da lì iniziò, o meglio continuò, una collaborazione positiva sulla questione delle professioni sanitarie.

Fra le questioni più rilevanti per l’argomento in questione ne segnalo alcune: la prima è l’occasione perduta del disegno di legge sulla docenza infermieristica che l’allora Ministro Fazio, dopo un incontro con l’allora Federazione IPASVI, richiese al Direttore Leonardi che mi chiese di redigere la proposta, che ricevette l’encomio dallo stesso Ministro; purtroppo l’iter successivo costrinse a togliere una parte fondamentale e il MIUR non rispose al confronto, nonostante il parere positivo della Conferenza dei corsi di laurea delle professioni sanitarie ed i Ministri successivi non rinnovarono l’interesse.
 
Ma qual è la parte fondamentale che pur condivisa dal Ministro ebbe obiezioni negative in altri confronti e che, se invece fosse condivisa, avrebbe radicalmente mutato l’evoluzione e la carriera della professione infermieristica? Quella dell'istituzione di tre nuove aree funzionali: Clinica e Assistenza, Organizzazione e Gestione, Formazione e Ricerca che avrebbe senz'altro dato una risposta alla nuova complessità ordinamentale e formativa delle professioni sanitarie (vedi stralcio della proposta).
 
Una proposta del genere, se accettata, avrebbe profondamente innovato e mutato la carriera dei professionisti sanitari in particolare gli infermieri; purtroppo anche in quest’occasione mancò il coraggio politico, eravamo nel 2010…la maledizione dell’operatore unico e polivalente riprendeva vitalità
 
Nel frattempo la Regione Toscana, su proposta dei Direttori medici dei Dipartimenti di Emergenza e Accettazione, per contrastare l’affollamento dei Pronto soccorso ospedalieri, dopo un ampio, partecipato e largamente condiviso confronto con le rappresentanze delle professioni di medico e di infermiere, decise di dar vita alla attuazione del metodo del SEE AND TREAT, formando ad hoc infermieri motivati…scattò la solita denuncia di istigazione all’abuso dell’esercizio di professione medica dal solito denunciante in particolare per la cosiddetta “AMBULANZA INDIA” cioè con personale infermieristico e il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze chiese all’allora Direttore Generale delle Professioni sanitarie Leonardi il parere motivato sulla vicenda, parere di cui fui il responsabile del procedimento, il cui contenuto, tutto basato sull’interpretazione corretta della normativa vigente, insieme al motivato parere della Regione Toscana, dell’IPASVI e dello stesso allora Presidente dell’Ordine dei Medici di Firenze, Antonio Panti, convinse il Magistrato che non riscontrò nessun elemento per dar seguito giudiziale alla denuncia.
 
Il parere espresso dal Direttore Leonardi fu certamente innovativo tale da legittimare con la corretta interpretazione giuridica delle vigenti normative che era ed è legittimo l’implementazione di competenze per l’infermiere senza che vi possa essere riscontro di reato di abuso di professione medica.
 
Un parere ministeriale quanto mai attuale, eravamo nel 2011…nulla di nuovo sotto il sole, salvo che all’epoca con un Ministro della Salute, il prof. Fazio, di professione medico, il Ministero produsse questo avanzato e coraggioso parere, quanto mai legittimo e rispettoso delle norme, non mi risulta che in analoghe vicende più recenti sia stato espresso analogo parere, vorrei sbagliarmi.
 
Successivamente è storia di questi ultimi anni il Ministro Fazio accetta la proposta delle Regioni di dar vita ad un Tavolo tecnico per proporre l’implementazione delle competenze infermieristiche e l’istituzione dell’infermiere specialista i cui lavori hanno visto passare tre Ministri senza che venissero approvati, nonostante le insistenze delle Regioni, sino a che, con la mossa del cavallo, si risolse il tutto con le direttive all’ARAN da parte del Comitato di Settore Regioni-Sanità, nel quale ero presente in rappresentanza del Sottosegretario di Stato alla Salute Vito De Filippo, nonché con la firma del contratto istituendo l’incarico di professionista esperto e di professionista specialista con una norma giuridica ed economica per attivarli, alla cui stesura partecipai quale consulente dell’Aran stessa.
 
Ora si può dar vita ad una carriera professionale …la maledizione dell’operatore unico e polivalente è depotenziata ma non ancora debellata…: i master specialistici sono ancora solo un catalogo di titoli varati dall’Osservatorio delle professioni sanitarie, mancano gli ordinamenti, i decreti interministeriali…per l’incarico di esperto le Regioni stanno lavorando per elaborare modalità omogenee di attuazione della norma contrattuale e di riconoscimento delle esperienze in corso cosi come una prospettiva di consolidamento e di progresso di tale norma potrà venire dai lavori della Commissione paritetica prevista dall’articolo12 del vigente CCNL così come dai protocolli di relazione tra Regioni, FNOPI, FNOPO e FNOTSRM/ PSTP, come ho già descritto nei precedenti articoli scritti in questo autorevole quotidiano.
 
La norma esiste, le vecchie abitudini di dar attuazione alla sola carriera gestionale devono, ora, venir meno e dar corso ad una carriera professionale per gli infermieri, le ostetriche, i tecnici sanitari, i fisioterapisti, ecc, che valorizzi le professioni sanitarie e sociosanitarie, ma soprattutto sia funzionale ad innovativo miglioramento quanti-qualitativo delle prestazioni rese ai cittadini da parte del Servizio Sanitario Nazionale. (Fine, leggi la prima parte).
 
Saverio Proia

10 aprile 2019
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