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Medici stranieri. Aodi incontra Sileri su diritti e doveri di cittadinanza

di Lorenzo Proia

“Non è una questione di riconoscimento della qualità professionale, moltissimi infatti hanno studiato e conseguito i rispettivi titoli nelle università italiane e ad oggi tutti lavorano presso le strutture sanitarie private. È prima di tutto una questione di interpretazione amministrativa delle procedure di accesso al SSN e di volontà politica di chiarirle”, dice Aodi.

06 APR - Incontro tra il presidente dell'Amsi Foad Aodi e il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. Al centro del colloquio le problematiche dei professionisti della sanità di origine straniera e alcuni punti su sanità, integrazione e internazionalizzazione del SSN.
 
“Oggi in Italia operano 77.500 professionisti della sanità di origine straniera - sottolinea Aodi in una nota - che presto saliranno a 80.000 quando saranno terminate le procedure di riconoscimento dei titoli, distribuiti in molte specialità: 22.000 medici, 5.000 odontoiatri, 38.000 infermieri, 5.000 fisioterapisti, 5.000 farmacisti, 1.000 psicologhi e altri 1.500 tra podologi, tecnici di radiologia, biologi, chimici, fisici”.
 
“Sono numeri importanti, soprattutto in un settore che come ci ha insegnato la crisi della pandemia rivela una carenza strutturale di professionisti, che potrebbero contribuire attivamente. ‘Potrebbero’ ma non ‘possono’ perché alla maggior parte di costoro non è stata concessa la cittadinanza italiana”, dice ancora Aodi.
 
“Non è una questione di riconoscimento della qualità professionale, moltissimi infatti hanno studiato e conseguito i rispettivi titoli nelle università italiane e ad oggi tutti lavorano presso le strutture sanitarie private. È prima di tutto una questione di interpretazione amministrativa delle procedure di accesso al SSN e di volontà politica di chiarirle”, dice Aodi.
 
“Infatti - prosegue - nella ricerca di medici e infermieri per affrontare la crisi del covid-19 (art. 13 del Decreto Cura Italia) è stata autorizzata senza problemi l’utilizzazione di medici stranieri provenienti dall’estero e alcune Regioni hanno permesso l’inserimento anche ai professionisti senza cittadinanza italiana”.
 
Tuttavia “ad oggi solo il 10% dei professionisti di origine straniera lavora in strutture pubbliche, soprattutto nei pronto soccorso, nella medicina interna e in chirurgia. Gli altri - dice il presidente dell'Amsi - sono spinti verso la sanità privata che apre volentieri loro le porte (80%) o iniziano a rimpiazzare i vuoti nei medici di famiglia (10%)”.
 
“A fronte di questa realtà e in attesa che la cultura istituzionale si adegui, abbiamo proposto al Ministero della Salute alcune azioni immediate, tutte possibili a legislazione vigente, al fine di ridurre il danno al SSN e in fin dei conti ai cittadini italiani:
1. Consentire, in applicazione dell’art. 13 del Decreto Cura Italia, anche ai professionisti della sanità di origine straniera che hanno esercitato 5 anni in Italia, di partecipare ai concorsi del SSN senza l’obbligo della cittadinanza.
 
2. Riattivare presso il Ministero della salute il “Gruppo di Lavoro sanità e integrazione”.
 
3. Concedere alle strutture sanitarie pubbliche l’autorizzazione alla pratica della circoncisione rituale, al fine di ridurre i rischi alla vita di un numero sempre maggiore di bambini visto le richieste negli ultimi 3 anni sono aumentate del 30% .
 
4. Riattivare la collaborazione diretta con il Dipartimento delle Professioni Sanitarie al fine di coordinare all’interno del SSN e in tutto il territorio nazionale l’informazione sul riconoscimento dei titoli ottenuti all’estero.
 
5. Intensificare la collaborazione tra il Ministero della Salute e le strutture formative di AMSI, UMEM e Uniti per Unire finalizzate alla diffusione dei corsi in Ecm per l’aggiornamento professionale in sanità e immigrazione a tutti i medici in attività sul territorio nazionale.
 
6. Promuovere politiche a favore dello scambio socio sanitario tra l’Italia e l’estero per maggiore internazionalizzazione del servizio sanitario italiano e consentire ai professionisti della sanità italiani di arricchirsi con esperienze sanitarie e scientifiche .
 

“Quello con il sottosegretario Sileri è stato un incontro molto importante - ha detto Aodi a QS - e voglio ancora una volta ringraziarlo perché ci ha ‘messo la faccia’ in varie occasioni valorizzando il ruolo dei medici e dei professionisti della Sanità di origine straniera”.

“Per quanto riguarda l’integrazione intendiamo far valere l’art. 13 del Cura Italia inserito grazie ad una nostra richiesta, ma bisogna impegnarsi affinché valga anche per i Medici ‘stranieri’ di cittadinanza italiana e non solo per quelli che vengono dall’estero", un paradosso, conclude Aodi.

Lorenzo Proia

06 aprile 2021
© Riproduzione riservata


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