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Caro Benci, il medico resta protagonista. Piaccia o no

17 MAR - Gentile Direttore,
abbiamo letto la lettera del dott. Luca Benci giurista, meravigliandoci non tanto per i contenuti, ma per la forma delle sue considerazioni, espresse senza la naturale correttezza che un civile contraddittorio, a nostro avviso, deve necessariamente avere. Crediamo poi che la nostra riflessione sia stato affrontata,  interpretata e sviluppata con considerazioni distanti dalla reale concretezza.
 
Così come ritenendo che - l’art. 348 del codice penale - sia a tutela di tutte le professioni, cosa certamente vera - ma assolutamente opinabile, essendo la norma prevalentemente legata all’esercizio abusivo della professione medica. Ci chiediamo, ad esempio,  se mai sia esistito il reato di esercizio abusivo di professione di agronomo o di dottore forestale, di geologo o di assistente sociale. Il comune sentire, ma soprattutto il buon gusto esercitato con intelligenza, vuole che il parlare di esercizio abusivo di professione avvenga prevalentemente nel contesto dell’esercizio della professione medica. Basterebbe chiedere al Nucleo Carabinieri della Sanità i risultati ottenuti in questo specifico settore, senza dover  scomodare la magistratura inquirente e giudicante. Senza dover ulteriormente aggiungere, quanti si siano mai chiesti - quale se non la professione medica -  possa arrecare danni veri alla popolazione.

 
Segnaliamo a tal fine gli Atti Senato 730, 471 e 596/2013. Relatore sen. Albertini. Modifiche al codice penale concernenti l'esercizio abusivo delle professioni e nuova disciplina dell'esercizio abusivo della professione di medico e odontoiatra. Con  una “nuova fattispecie di esercizio abusivo della professione di medico ed odontoiatra, ritenuta ontologicamente più grave delle altre ipotesi di esercizio abusivo delle professioni, in quanto l'attività sanitaria è di per sé foriera di mettere immediatamente in pericolo la salute o la vita delle persone.”
 
L'Unione Europea dei Medici Specialisti (UEMS) ha pubblicato un documento che contiene la definizione europea di “Atto Medico". Questa definizione, adottata per la prima volta nel 2005, è stata in seguito emendata nel 2006 ed infine espressa nel meeting di Bruxelles del 25 aprile scorso: "L'atto medico è una responsabilità del medico abilitato e deve essere eseguito dal medico o sotto la sua diretta supervisione e/o prescrizione". Nel codice Deontologico, approvato dalla Fnomceo nel 2014, si legge : “La diagnosi a fini preventivi, terapeutici e riabilitativi è una diretta, esclusiva e non delegabile  competenza del medico e impegna la sua autonomia e responsabilità.”
 
Che poi tale norma possa in un futuro, non si sa quanto lontano, “destinata a essere riempita di contenuto dalla normativa di settore extra-penale e, quindi, anche dal “comma 566” della legge di Stabilità 2015 laddove, attraverso l’atto della Conferenza Stato Regioni, spostando il limite delle competenze delle professioni sanitarie”, come sostiene il Benci, questo non significa che il senso e il significato da noi espresso nella lettera precedente sia non presente o non più che valido.
 
Sulla problematica del consenso, infine, invitiamo Benci a collegarsi sulla pagina web del Governo Italiano al seguente link: http://www.governo.it/bioetica/testi/200692.html, dove troverà in maniera terza spiegazioni esaustive e vigenti sull’atto medico ed il consenso, che vedrà essere quest’ultimo sempre in capo al medico e precisamente: “La responsabilità di informare il paziente grava sul primario, nella struttura pubblica, ed in ogni caso su chi ha il compito di eseguire o di coordinare procedimenti diagnostici e terapeutici”. Nessuna professione sanitaria non medica coordina il complesso dei percorsi diagnostico-terapeutici, per non parlare poi del consenso informato in forma orale, a cui fa riferimento il dott. Benci, ormai assolutamente anacronistico nella forma e nella sostanza.
 
In sostanza, il Benci nell’ottica di una visione che ipotizza la medicina allargata a chi non è medico e fondamentalmente low-cost, coglie perfettamente il senso per cui -  come Osservatorio Sanitario di Napoli  - abbiamo deciso di intervenire, ovvero stimolare il dibattito al fine di salvaguardare la salute dei pazienti, in maniera da permettere che i percorsi diagnostico-terapeutici siano sempre affidati a chi ha le competenze mediche idonee e che siano frutto di specifici studi e non per mere considerazioni di mediocre risparmio.
 
dott. Domenico Crea
dott.ssa Maria Ludovica Genna 
Osservatorio Sanitario di Napoli

17 marzo 2015
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