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Da medico ho provato a prenotare una gastroscopia a Roma. Ecco cosa ho scoperto

21 MAR - Gentile Direttore,
in fase di campagna elettorale, nel Lazio Zingaretti e Lorenzin hanno "battuto" quasi esclusivamente su due argomenti: l'uscita del Lazio dal commissariamento (favore squisitamente elettorale fatto da Lorenzin a Zingaretti) e la drastica riduzione delle liste d'attesa per esami diagnostici e visite, derivata, soprattutto, dall'aver incrementato l'attività delle strutture, persino col ricorso al lavoro festivo e serale. I miei pazienti non hanno visto nulla di cambiato e, anzi, hanno potuto constatare e riferire un notevole peggioramento della situazione, rimarcato anche oggi da alcuni organi di stampa.

Come medico e con le amicizie e conoscenze professionali, finora non ho avuto grossi problemi personali; ma ho voluto constatare di persona la situazione e, per questo, mi sono fatto prescrivere da un collega un esame gastroscopico e, successivamente, ho chiamato il RECUP Lazio al telefono.

Alla risposta parte il solito disco registrato, che dice che “gli operatori sono momentaneamente (?) occupati" e al cui termine la comunicazione cade. Tanto per capire il valore dell'avverbio usato ("momentaneamente") ho provato a chiamare parecchie volte, sempre con lo stesso risultato. Poi, visto che è possibile inviare una segnalazione via internet ho provato anche tale strada.

 
Dopo circa 3 giorni sono stato ricontattato per sapere che la prima disponibilità non solo era per il novembre successivo (8 mesi, periodo molto superiore ai 180 giorni previsti per un esame differito), ma ad una distanza di non meno di 80 Km (Sora, Subiaco, Frosinone) dalla mia residenza; mentre quella più vicina, cioè a 40 Km, era su Roma (Policlinico Gemelli) ma per il 4 aprile 2019, ossia 13 mesi dopo. Nella mia ASL ai Castelli Romani, non c'era disponibilità perché le liste erano chiuse.

La stessa cosa mi è stata riferita sempre dal RECUP (che questa volta, stranamente, ha risposto) a distanza di 4 giorni (20/03/18).

La cosa che "colpisce" è che ci si sente dire che, per molte strutture, le liste sono "chiuse": questo, come tutti, ma, soprattutto, gli operatori sanitari, dovrebbero sapere, è un illecito civile e penale (Legge 266/05, art. 1, commi 282 e 284) e il Direttore della ASL che "chiude" le liste ne dovrebbe rispondere anche penalmente (DPCM 16.04.2002).

Purtroppo, come tutti sanno, l'Italia è una fucina continua di Leggi che nessuno fa rispettare e che pochissimi conoscono: per ogni minima cosa esiste una legge e, spesso anche una legge contraria, ma nessuno la fa rispettare (vedi, ad esempio, le leggi sull'obbligo di raccolta delle deiezioni animali o quella sulle cicche o sugli sputi in strada....per non parlare di chi non paga il biglietto sui mezzi pubblici…).

Tutto questo mentre Zingaretti sbandiera tempi di attesa massimi, per tale tipo di esami, di circa 65-75 giorni (che anch'essi mi sembrano tanti) e, sul sito della Regione compare in bell'evidenza il Decreto del Presidente, in qualità di Commissario ad Acta del 11/04/17 n. 110, circa i tempi di attesa massimi, previsti, perché la  "'garanzia' del tempo massimo di attesa è un elemento che riguarda direttamente il ruolo di tutela della salute della popolazione residente (o assistita) proprio della ASL: ciascuna azienda territoriale deve infatti essere in grado di dimensionare e governare la propria offerta al fine di soddisfare la domanda espressa", addirittura, per gli esami definiti "differibili", in 60 giorni (sic!) invece di 180.

Ora, una EGDS dura, in media, 5 minuti; aggiungendo i tempi di entrata e uscita e preparazione del paziente, nonché il tempo di sterilizzazione automatica dell'apparecchio (ovviamente possedendo almeno 2 endoscopi, che è la dotazione minima), si può arrivare a 15-18 minuti ad esame. Di conseguenza, un centro di endoscopia con un solo endoscopista e due o tre gastroscopi dovrebbe essere in grado di eseguire, in una mattinata (8-14) , cioè in 5 ore, circa 20 EGDS. Non parliamo di un centro endoscopico h12 o di un centro endoscopico "centralizzato", come quello, relativamente nuovo, della RM6, dove, a quanto mi risulta, ci sono 2 endoscopisti, personale ausiliario e numero di apparecchi adeguati.

Così ho fatto una piccola indagine ed ho scoperto che in una struttura privata convenzionata, in effetti, il numero di esami in una mattinata si avvicina molto alla cifra da me calcolata [in genere, essendo un solo endoscopista, si eseguono circa 10-12 EGDS e 2-4 colonscopie (che durano, in media, salvo complicazioni e interventistica, circa 20-30 minuti a paziente)] e, quindi, ci siamo coi tempi. Nelle due strutture pubbliche visitate (tra cui quella citata), invece, il numero di esami eseguiti nella mattina è sempre inferiore alla metà di quelli da me calcolati: in alcuni casi in una mattinata si fanno 1-3 EGDS.

Dato che gli esami endoscopici vengono eseguiti da moltissime strutture pubbliche (praticamente quasi tutte) e in considerazione dei tempi di esecuzione descritti sopra, ne deduco che, nel Lazio, per una EGDS, non ci dovrebbero essere liste d’attesa. Invece abbiamo visto che così non è.

Ho provato a scrivere queste mie considerazioni anche al Direttore della mia ASL e all'URP della Regione, naturalmente senza avere una risposta e ora sto valutando se imporre, tramite il mio avvocato, l'applicazione del DL. 124/98, che, ovviamente, la struttura non ti dice che esiste e che prevede o l'effettuazione degli accertamenti in intramoenia pagando il solo ticket o l'effettuazione degli accertamenti presso una struttura privata con rimborso da parte della ASL, sempre previa diffida a quest’ultima.

Penso che sia ora che questo stato di cose finisca, che i cittadini non vengano trattati come sudditi e facciano rispettare i loro diritti, peraltro sanciti da leggi e norme ben precise quanto misconosciute e che i responsabili, peraltro molto ben pagati e mai effettivamente "responsabili" (nel senso che restano sempre impuniti per le loro incapacità gestionali e, anzi, spesso, vengono anche "promossi"), comincino a pagare, possibilmente di tasca propria.
Distinti saluti

Dr. Mauro Ponzo

21 marzo 2018
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Approfondimenti:

spacer La smentita della Asl Roma 6: "Nessuna lista chiusa"di Narciso Mostarda

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