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Nel tumore ovarico prevenzione e diagnosi precoce fanno la differenza

15 MAR - Gentile direttore,
ho letto con attenzione la replica al mio intervento, pubblicata su QS lo scorso 13 marzo, a firma del dottor Battaggia e del dottor Scalisi del Comitato Scientifico Fondazione Allineare Sanità e Salute e mi fa piacere precisare alcuni aspetti per arricchire il confronto con gli autori dell’articolo.
 
Nel mio contributo “La prevenzione è una cosa seria” ho evidenziato il ruolo centrale che la prevenzione deve avere nelle strategie di politica sanitaria, come anche dall’OMS e dalle nostre autorità sanitarie ISS e Ministero della Salute.
 
Condivido senz’altro con gli autori il concetto “che qualsiasi intervento in cui si allochino risorse pubbliche deve essere caratterizzato da un utile rapporto costo/efficacia”.
 
Mi permetto però di non essere completamente d’accordo con alcune conclusioni alle quali giungono il dottor Battaggia e il dottor Scalisi e di seguito proverò ad argomentare il perché.

 
Per offrire un quadro più puntuale ed esaustivo della materia parto dalla normativa in vigore che obbliga i Fondi a destinare annualmente almeno il 20% dell'ammontare complessivo alle prestazioni previste nell'elenco delle prestazioni ammissibili ai fini del rispetto della soglia del 20%.
 
Parliamo di assistenza odontoiatrica, incluse le protesi; prestazioni sociali a rilevanza sanitaria per i non autosufficienti per favorire l'autonomia e la permanenza a casa, ma anche presso strutture residenziali e semiresidenziali non assistibili a domicilio; prestazioni sanitarie a rilevanza sociale da garantire ai non autosufficienti, sia a casa sia presso strutture esterne; prestazioni destinate a recupero di soggetti temporaneamente inabili per infortunio o malattia, dagli ausili ai dispositivi medici fino alle cure termali e alla riabilitazione. 
 
Una volta destinato tale ammontare a queste prestazioni, il restante ammontare il F.S.I. lo può gestire autonomamente per tutte quelle prestazioni che non sono vincolanti e che sono perciò fuori dal 20% già destinato per essere conformi agli obblighi per la classificazione di Fondo Sanitario Integrativo.
 
Entrando nel merito dello screening per il tumore ovarico su cui si concentrano gli autori, è bene ricordare che questa forma di carcinoma oggi colpisce circa 5000 donne in Italia, e la diagnosi precoce e la prevenzione sono lo strumento principale per ridurne la mortalità e migliorare la qualità della vita delle pazienti. Pur essendo, come riportano giustamente dagli autori, una malattia poco frequente si caratterizza per l’aggressività e per tassi elevati di mortalità che dipendono soprattutto dal momento in cui il tumore viene diagnosticato. È  solo questo il motivo che ha spinto RBM Assicurazione Salute a proporre dei programmi di screening integrativi del carcinoma ovarico alle nostre assicurate.
 
Come ricorda infatti il professor Angelo Maggioni, Direttore della Chirurgia ginecologica dello IEO “Sono migliaia le donne in Italia con tumore ovarico, che la rete, troppo limitata, di Centri non riesce ad intercettare. Il tumore ovarico è una malattia insidiosa perché non presenta sintomi e non ha esami di screening di popolazione. Viene quindi diagnosticata in 8 casi su 10 in fase avanzata. In Italia per il 2018 sono stati diagnosticati circa 5.200 nuovi casi di tumore ovarico, vale a dire 3% dei tumori femminili. Gli ultimi dati disponibili (2015) indicano che i decessi causati da questo tumore in Italia sono stati 3.186, pari al 5% dei decessi per tumore nelle donne”. Una buona o una cattiva prognosi dipendono dallo stadio del tumore al momento della diagnosi che deve essere il più tempestiva possibile.
 
Il Servizio Sanitario Nazionale non conosce le singole storie cliniche: se ci troviamo di fronte ad una persona che ha una familiarità con il carcinoma ovarico, ad esempio, credo sia “normale” che se decide di stipulare una polizza che prevede questa opportunità possa, su indicazione e prescrizione del proprio medico decidere di sottoporsi ad un iter diagnostico nell’ambito della prevenzione.
 
L’autodeterminazione di un individuo in una società libera e democratica penso non possa essere messo in discussione, soprattutto se la scelta, come in questo caso è fatta da un clinico sulla base di un’anamnesi a rischio.
 
Da una scoperta precoce del tumore e dal conseguente trattamento farmacologico o chirurgico dipende pertanto la vita delle pazienti. È questo è solo questo il motivo che ha spinto RBM Assicurazione Salute a proporre dei programmi di screening per il carcinoma ovarico alle nostre assicurate.
 
Integrare alle proposte di prevenzione offerte dal Servizio Pubblico quelle della Sanità Integrativa ritengo sia un diritto acquisito e insindacabile di ogni cittadino. Se un’assicurata sceglie di aderirvi è un costo che non grava sulla collettività e a mio parere non può essere “bloccata” nel tentativo di approfondire in tempi e modi individuali informazioni circa il proprio stato di salute.
 
Vorrei anche sgombrare il campo da un’altra questione sollevata nella lettera. Il problema dei costi per gli accertamenti di secondo livello. Questi accertamenti infatti non sono una batteria imprescindibile di esami obbligatori prescritti in un unico momento, immediatamente dopo lo screening nei casi sospetti ma, come gli autori sanno essendo medici, un percorso diagnostico propedeutico svolto con molta attenzione nell’interesse unico del paziente che non deve subire inutili esami se non ritenuti necessari dagli specialisti. Punto questo a volte trascurato quando si parla di Sanità Integrativa quasi intendendosi una sorta di “Sanità fai da te”, mentre invece qualunque atto accade a seguito di una decisione del medico di medicina generale o degli specialisti.
 
I piani di prevenzione anche gestiti dal Fondo Sanitario Integrativo o dalle polizze includono sempre delle specifiche condizioni per essere effettuati. Ciò permette una tutela dell’assistito e una prevenzione specifica e mirata che ne determina un costo e un’efficacia migliori. Dal nostro canto, mi preme anche informare che ogni polizza o piano sanitario che proponiamo comprende sia la prevenzione sia la copertura di ulteriori indagini mediche qualora lo screening risulti positivo. Inoltre facendo la prevenzione in forma diretta, ossia nelle nostre strutture sanitarie convenzionate, qualora si verifichi l’insorgere della patologia, le eventuali altre prestazioni potranno essere eseguite nella struttura stessa con copertura da parte della polizza o del piano sanitario. 
 
I programmi di prevenzione dovrebbero essere argomento comune tra pubblico e privato, poiché l’intercettare preventivamente malattie croniche permette anche al SSN di ridurre i costi per la gestione delle cure. Se ci fosse un coordinamento dei due ambiti, si potrebbe arrivare a una gestione più immediata di patologie che evidenziate in ritardo implicano cure più lunghe e investimenti più dispendiosi, per non parlare del verificarsi di eventi fatali e del peggioramento della qualità della vita.
 
Per noi, che mettiamo al centro della nostra attività l’essere al fianco dei pazienti per rispondere ai loro bisogni di salute anche salvare una vita umana in più, grazie all’adesione ai programmi di screening signifca aver raggiunto un’obiettivo del nostro lavoro, se si lavorerà sulla via dell’integrazione tra SSN e il Secondo Pilastro Sanitario sono certo che questi obiettivi saranno sempre di più alla portata di un Paese civile con una sanità efficiente e sostenibile.
 
Marco Vecchietti
Amministratore Delegato e Direttore Generale di RBM Assicurazione Salute

15 marzo 2019
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