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Torino. Città della Salute. Affetto da Parkinson, sottoposto a stimolazione cerebrale profonda, torna a fare il maestro di sci

La terapia prevede il posizionamento chirurgico bilaterale di un sottile elettrocatetere all’interno del cervello, che viene poi collegato ad un piccolo dispositivo chiamato neurostimolatore (simile a un pacemaker) solitamente impiantato sottocute nella regione toracica o addominale. 

21 APR - E’ stato realizzato con successo presso il Dipartimento di Neuroscienze della Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino il 250esimo impianto chirurgico di stimolazione cerebrale profonda - il miglior modo per “festeggiare” i 20 anni di attività chirurgica per il trattamento del Parkinson. L’intervento è stato eseguito grazie alla stretta collaborazione delle equipes dei professori Michele Lanotte e Leonardo Lopiano ed a beneficiarne è stata una paziente di 63 anni, malata da oltre 20 anni con gravi limitazioni motorie.

“La nostra 250esima paziente ha dimostrato fin da subito una ottima risposta all’intervento, con netto miglioramento della sua capacità ed autonomia motoria che risultavano gravemente compromesse prima dell’intervento". Quella che è senz’altro una tra le terapie chirurgiche più affascinanti ed interessanti è oggi una consolidata tecnica, grazie alla ventennale esperienza del Centro che opera all'ospedale Molinette della Città della Salute di Torino e che proprio in questi giorni diventa anche Centro Training per la formazione di medici e specialisti a livello internazionale. 


“Quando nel 1998 iniziammo, tra i primi in Italia, ad interessarci e proporre la stimolazione cerebrale profonda per il trattamento del Parkinson non c’erano evidenze ed esperienze significative. Abbiamo voluto puntare su questa tecnica perché i pazienti avevano bisogno di una valida risposta terapeutica in alternativa al trattamento farmacologico quando questo non è più efficace. Le prime esperienze erano molto promettenti perché fin da subito i risultati erano evidenti, gli arti tornano ad essere meno rigidi, il tremore viene controllato ed i pazienti riacquistano una soddisfacente autonomia funzionale".

Tra i 250 pazienti trattati ci sono molti casi unici ed eccezionali: “Per esempio una delle prime pazienti ad essere trattate era una paziente con esordio giovanile del Parkinson all’età di 27 anni. E’ stata operata quando aveva 51 anni, nel 1999, ed era gravissima perché totalmente incapace di muoversi. Oggi ha raggiunto l’età di 68 anni con una durata di malattia di 41 anni ed una parziale autonomia, una durata impensabile in passato. Un altro caso esemplare è quello di un maestro di sci con l’esordio della malattia all’età di 29 anni. E’ stato sottoposto alla stimolazione cerebrale dopo 12 anni di malattia ed è riuscito a ritornare a svolgere il suo lavoro sugli sci".

La terapia prevede il posizionamento chirurgico bilaterale di un sottile elettrocatetere all’interno del cervello, che viene poi collegato ad un piccolo dispositivo chiamato neurostimolatore (simile a un pacemaker) solitamente impiantato sottocute nella regione toracica o addominale. Quando il neurostimolatore è attivo vengono generati impulsi elettrici che raggiungono il cervello, dove interrompono o riducono i segnali elettrici che causano i sintomi della malattia di Parkinson. Un programmatore consente dall’esterno di regolare gli impulsi. Questa tecnica è oggi approvata anche per altre malattie, quali le distonie, il disturbo ossessivo compulsivo, l’epilessia ed il tremore essenziale.

“Durante l’impianto il paziente è sveglio. Questo permette di registrare l’attività elettrica delle diverse strutture che andiamo ad incontrare ma, soprattutto, di eseguire un test di stimolazione intraoperatoria, che permette di vedere gli effetti terapeutici sui sintomi e verificare che la stimolazione non provochi effetti collaterali”. A seconda del modello utilizzato e dell’intensità di stimolazione elettrica necessaria per il controllo dei sintomi, il neurostimolatore può durare da tre a nove anni (mediamente 5 anni). Quando si deve sostituire, viene riaperta l’incisione a livello toracico ed il “nuovo pacemaker” viene collegato al cavo di estensione e quindi agli elettrodi intracerebrali. Il Centro delle Molinette oltre ai 250 impianti bilaterali (vale a dire 500 posizionamenti di elettrocatetere intracerebrale) ha anche eseguito nel corso degli anni circa 400 sostituzioni di stimolatori.
 

21 aprile 2016
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