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Biella. Alcuni reparti passano all’università. Anaao ricorre al Tar, ma Asl difende accordo

Per il sindacato, l’accordo tra Asl e Università, "travestito da collaborazione, tronca le possibilità di carriera ai medici ospedalieri che in questi anni hanno già visto frustrata anche la più timida speranza di migliorare la propria posizione professionale e lavorativa”. Ma per la Asl bisogna andare oltre le “paure” o i “vecchi retaggi” che “vedono solo conflittualità e competizione e non collaborazione e confronto costruttivo tra personale del SSN e Universitario, due mondi che possono solo trarre vantaggi da un confronto sul campo”.

25 OTT - A Biella, quattro reparti subito più altri tre in tempi successivi passerebbero dalla direzione ospedaliera alla direzione universitaria. E l’Anaao Assomed Piemonte, che contesta la decisione, ricorre al TAR. Anche se la Asl di Biella risponde ribadendo ancora una volta che l’accordo porterà numero benefici ai servizi e ai cittadini, ma importante sarà anche il confronto tra professionisti ospedalieri e universitari.
“I Direttori di Struttura Complessa nel 2010 in Piemonte erano 818. Nel 2017 solo 555. Ben 263 in meno, pari a una riduzione del 32%. Un’ecatombe di primariati. Se contiamo i Responsabili di Struttura Semplice, si passa dai 1160 del 2010 a 707 del 2017. Una riduzione in Piemonte del 39%.Il Piano di rientro ha portato a dolorosi tagli e accorpamenti. Ce ne siamo accorti. Ecco che usciti dal Piano di rientro, un nuovo buon motivo arriva a tagliare le legittime aspirazioni di carriera dei medici ospedalieri: la clinicizzazione”, è la posizione dell’Anaao espressa in una nota.

“Di fatto - motiva ancora il sindacato - la cooperazione tra l’AOU Città della Salute e della Scienza, l’ASL di Biella e l’Università degli Studi di Torino si concretizza con l’assegnazione, senza alcuna selezione concorsuale, della direzione di Strutture Complesse a Professori Universitari. I reparti di Laboratorio Analisi, Pediatria, Otorinolaringoiatria, Ostetricia e Ginecologia prima e Oncologia, Ortopedia e Cardiologia a stretto giro, dovrebbero passare dalla Direzione Ospedaliera a Direzione Universitaria. Sette reparti. All’Asl di Biella, in ben sette reparti non ci sarebbe dunque un medico dipendente sufficientemente preparato e competente da poter, non pretendiamo vincere, ma neanche partecipare a un concorso di selezione per Direttore di SC. E’ stato necessario chiedere all’Università un supporto che, travestito da collaborazione, tronca le possibilità di carriera ai medici ospedalieri che in questi anni hanno già visto frustrata anche la più timida speranza di migliorare la propria posizione professionale e lavorativa.



 
Per l’Anaao “la collaborazione dovrebbe invece consistere nello scambio di conoscenze, non nella colonizzazione di primariati, nominati senza concorso. Il corretto convenzionamento della ASL/ASO con le Università prevederebbe infatti di affidare le funzioni didattiche integrative alle strutture ospedaliere e non già di sostituire il personale ospedaliero con quello di estrazione universitaria”.
 
“Gli ospedali piemontesi - prosegue l’Anaao - offrono una Sanità di qualità. Che siano ospedalieri e non, i medici che vi lavorano sono dei professionisti, che si aggiornano, che si confrontano, che lavorano con competenza e abnegazione. Come già detto per la clinicizzazione di alcuni reparti dell’Ospedale di Vercelli, l’idea che avere una direzione universitaria incrementi la qualità delle prestazioni non ha alcuna evidenza. È frutto di un preconcetto, di un pregiudizio. Grave, peraltro”.

Per l’Anaao “nessun dato avvalora questa idea. Non i tempi d’attesa, non gli esiti, non i tassi di complicanze, di re-ricoveri, di mortalità. Ribadiamo con forza che la direzione universitaria di un reparto non migliora necessariamente la qualità del sistema: questa idea lede la dignità dei colleghi che lavorano nel SSN. Infine, è utile ricordare che la mission dell’universitario è prevalentemente didattica e di ricerca, mentre quella del medico dipendente del SSN è l’assistenza e la cura”.

Sette reparti in un’ASL, conclude l’Anaao, “sono preoccupanti. Per questo Anaao impugna davanti al TAR Piemonte questa opera di clinicizzazione. Anaao Piemonte si augura che anche la Magistratura avverta il timore di una progressiva e pericolosa espansione universitaria, che indebolisce ulteriormente, anziché rafforzarlo come viene propagandato, il nostro valoroso e resiliente SSN”.

Non si è fatta attendere la replica della Asl di Biella che cerca di far emergere ancora una volta i vantaggi dell’accordo. “Riteniamo importante intervenire per chiarire ancora una volta la nostra posizione, ma soprattutto le ragioni di un accordo - condiviso già da tempo, approvato con il territorio e validato dai sindacati – che di certo si può considerare un modello virtuoso di sinergia in un momento storico in cui l’attrattività e lo sviluppo di realtà ospedaliere sono sempre più legate alla capacità di innovarsi, ma soprattutto di saper fare rete per sviluppare competenze e attrarre risorse umane”, scrive la Asl in una nota.
 
Inoltre, evidenzia la Asl, “laddove è evidente che l’annoso problema della carenza di medici continua ad essere una grave criticità a livello nazionale - specie nei territori di provincia, lontani dalle grandi città – tale progetto costituisce un’opportunità. La clinicizzazione di alcune strutture è anche l’anticamera per poter contare su medici in formazione che potranno svolgere l’intero periodo di specializzazione a Biella; questo potrebbe significare creare le condizioni affinché gli odierni specializzandi possano anche rimanere in futuro e scegliere l’ospedale come sede di lavoro definitiva, oltre che la città come luogo di vita. Un progetto, come noto, ben visto da tutti i sindaci del territorio che ne hanno condiviso da tempo i principi”.
 
Per la Asl “la presa di posizione, così come espressa, appare più legata a paure o vecchi retaggi che vedono solo conflittualità e competizione e non collaborazione e confronto costruttivo tra personale del SSN e Universitario, due mondi che possono solo trarre vantaggi da un confronto sul campo. L’accordo è anche finalizzato ad ottimizzare al meglio le potenzialità, strutturali e tecnologiche, di un ospedale nuovo come quello di Biella; gli investimenti economici fatti per la sua costruzione, e quelli sostenuti oggi per il suo mantenimento, devono poi trovare un riscontro costante in termini di crescita e di produttività. Peraltro è un ospedale che ha visto investimenti del territorio e di importanti realtà come la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, il Fondo Edo ed Elvo Tempia, l’Associazione Amici dell’Ospedale di Biella, AIL Biella - Fondazione Clelio Angelino, la Lilt Biella”.

25 ottobre 2019
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