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25 AGOSTO 2019
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Piemonte. Sanità in rivolta. Gallone (Anaao): “Basta risparmi sulla pelle di cittadini e lavoratori”

Le scelte della Giunta Cota stanno mettendo in ginocchio il sistema sanitario regionale. Ne è convinta l'intersindacale medica e sanitaria che manifesterà a Torino il 15 febbraio. Intervista al segretario Anaao Piemonte, Gabriele Gallone: "Colpa dell'incompetenza ma anche della cattiva politica".

13 FEB - La sanità piemontese è in rivolta. Perché “sappiamo che molti cambiamenti debbono essere introdotti, che va usato bene ciò che abbiamo a disposizione, che eliminare gli sprechi ci permette di dare un servizio migliore ai cittadini. Non ci tiriamo indietro. Ma diciamo: basta ai tagli lineari ed alla continua riduzione di risorse, basta al blocco indiscriminato del turn over, basta all’incompetenza” e alla “continua svalutazione della professionalità degli operatori della sanità da parte di chi dovrebbe, invece, tutelare il proprio patrimonio umano”.
 
È quanto si legge in uno dei manifesti che annuncia la grande manifestazione che venerdì prossimo, 15 febbraio, vedrà tutte le professionalità della sanità piemontese (Fp Cgil – Uil Fpl – Fials – Fsi – Cimo Asmd - Nursing Up - Anaao Assomed – Aaroi Emac – Cgil Medici – Uil Medici – Fvm - Aupi – Snabi - Sinafo - Cosmed - Fesmed – Anpo-Ascoti-Fials - Snr – Sidirss) scendere in piazza per protestare contro la politica regionale (vedi il secondo manifesto contenente le "bugie" dell'assessore Monferino).

 
Un’iniziativa che punta il dito contro il presidente della Giunta, Roberto Cota, e l’assessore alla Sanità, Paolo Monferrino, per avere preso “ogni decisione con arroganza e senza confronto con le parti sociali, con le associazioni professionali e con i sindaci che rappresentano i cittadini”.

In questa intervista Gabriele Gallone, segretario regionale dell’Anaao Assomed Piemonte, ci spiega tutte le ragioni di una protesta che, in mancanza di risposte serie, è destinata a continuare, fino anche all’autogestione delle aziende.

Dottor Gallone, l’ampia partecipazione di sigle alla manifestazione di venerdì è il segnale che non si tratta di una battaglia di categoria, ma di un allarme condiviso da tutta la sanità piemontese?
Assolutamente sì. Venerdì saranno in piazza tutte le professionalità che operano in ospedale, ma a nostro fianco ci saranno anche i cittadini, le associazioni di volontariato e quelle dei pazienti, nonché i medici precari e gli studenti dei corsi in Medicina e in Infermieristica. Le sigle presenti sui volantini sono infatti quelle dei promotori della manifestazione, ma il sostegno e le adesioni che abbiamo ricevuto sono molto più ampie.

Mancano solo i politici…
Non li abbiamo voluti, né di destra né di sinistra. Nessuno di loro parlerà dal palco. Abbiamo così eliminato a priori ogni tentativo di cercare di strumentalizzare la nostra protesta a scopi elettorali. I politici non avranno diritto di parola. Però sono inviati a scendere tra la folla per sentire quel che abbiamo da dire noi.

Uno degli interventi che più criticate riguarda l’istituzione delle Federazioni sovrazonali, di cui non solo contestate l’utilità ma a cui attribuite anche uno spreco di risorse. Può spiegarci in che modo?
Le Federazioni sovrazonali sono state un pallino dell’assessore Monferino, che peraltro si definisce un “tecnico” ma certo non di sanità, visto che proviene dalla Fiat. Proprio per questo l’assessore si è convinto che la sanità potesse essere gestita come una fabbrica in cui girano trattori e mezzi di ricambio. Ha così pensato di ridurre il numero di magazzini della sanità, centralizzando gli acquisti, le scorte e la gestione delle forniture in poche società di committenza, convinto così di ottenere efficienza e risparmi. Purtroppo, però, quel che vale per una fabbrica non vale per un ospedale, che ha bisogno di una disponibilità di farmaci e prodotti continuativa. Se in una fabbrica un giorno non arrivano i pezzi di ricambio, la produzione si interrompe e questo è sicuramente un danno. Ma se a causa della neve o di uno sciopero del trasporto un ospedale non viene rifornito di farmaci o di dispositivi salvavita, il prezzo che la cittadinanza paga è molto più alto.
In sanità non ci si possono permettere ritardi o interruzioni delle forniture.

Tuttavia la centralizzazione degli acquisti e delle forniture è tra le misure più sollecitate per migliorare la gestione dei prodotti e delle risorse…
Sicuramente, ma questo deve essere fatto in altri modi, non si possono completamente chiudere i magazzini ospedalieri. Si dovrebbe piuttosto pensare di fare collaborare le aziende che fanno parte di un quadrante geografico e senza bisogno di istituire un altro organo burocratico – con personale, beni mobili e immobili annessi – ci si dovrebbero dividere le gare così che ogni provveditore abbia il coordinamento di una parte. Questo permetterebbe di avere un sistema meno costoso e più efficiente.

Cosa hanno fatto invece le Federazioni?
Il problema è che le  Federazioni da maggio ad oggi non hanno fatto nulla. Alcune non hanno indetto neanche una gara, altre hanno indetto un paio di gare ma non le hanno ancora aggiudicate. Monferino ha avuto però il coraggio di presentarsi davanti alla stampa affermando che grazie alle Federazioni erano già stati ottenuti 10 milioni di euro di risparmi e altri 4 milioni si sarebbero ottenuti in prospettiva. Non c’è nulla di più falso. Quello di cui parlava Monferino, in malafede, sono infatti i risparmi ottenuti con la spending review, che prevedeva la rinegoziazione dei contratti già in atto. Risparmi che hanno ottenuto le aziende, non certo le Federazioni. Che anzi, finora sono costate un milione di euro di stipendi, a cui vanno ad aggiungersi costi di gestione.

Ulteriori costi mentre, invece, si taglia sul personale ospedaliero e sui servizi….
Parliamo di 2.700 dipendenti in meno in 21 mesi, oltre ai tagli dei posti letto e ai mancati ricoveri nelle strutture per non autosufficienti e così via. Purtroppo anche questa è la conseguenza di una gestione della sanità con una mentalità industriale, che non considera come il taglio del personale in sanità porti a conseguenze nefaste, non riuscendo a far fronte ai bisogni di salute dei cittadini. Pensi che in Piemonte un anziano deve aspettare circa 3 anni prima di trovare un posto in una Rsa. Un'attesa che al paziente e alle famiglie costa cara, in termini di spese assistenziali indirette.
Questo è intollerabile, soprattutto quando altrove si aumentano le unità e i costi di gestione, come nel caso degli amministratori delle Federazioni.

C’è un grave problema di liste d’attesa in Piemonte?
Per dare un quadro della situazione, sono solito dire che le liste di attesa in Piemonte sono come i tracciati radar di Ustica, cioè non se ne conosce alcun dettaglio. In questo modo si tagliano servizi e strutture senza una accurata analisi alla base e si mente ai cittadini dicendo che si possono chiudere alcuni servizi perché gli altri sono in grado di sopperire alla richiesta di assistenza, però si tengono nascoste le liste di attesa che invece dimostrano tutto il contrario. Ma noi sappiamo come stanno le cose, perché siamo quotidianamente a contatto con persone che hanno bisogno di prestazioni e non trovano risposte adeguate e tempestive.

Ma voi pensate davvero che, come scrivete nel manifesto, la bancarotta sia solo “una minaccia”?
Siamo consapevoli che la sanità deve essere riformata, ma siamo anche convinti che la politica metta continuamente in atto una tecnica di terrorismo psicologico per far credere alle persone che sia necessario mettere approvare misure estreme. Lo stanno facendo ora anche con i nostri stipendi, che minacciano di non pagarci per l’assenza di risorse. E'inaccettabile, perché forse il Piemonte non è in una condizione brillante, ma neanche così drammatiche da giustificare tali minacce, che hanno il solo scopo di fare accettare ai lavoratori interventi che altrimenti non sarebbero mai stati accettati.

Però un problema di bilancio c’è, quindi delle misure andranno sicuramente prese. Dopo di che si può parlare di quali siano giuste e quali sbagliate…
Lo so bene. In Piemonte si sono susseguite giunte di destra e di sinistra che hanno portato la sanità allo sfascio, anche se non in modo così grave come in altre Regioni. Ci sono però quei 900 milioni di euro da recuperare. Il ministero dell’Economia aveva suggerito di aumentare l’Irpef al 2,5% per arrivare al pareggio in 8 anni, ma la Giunta purtroppo ha rifiutato questa soluzione perché poco strategica dal punto di vista politico, decidendo piuttosto di investire in fondi immobiliari vendendo i beni dello Stato a delle locuste che nell’immediato ti prestano dei soldi per tirare avanti, ma poi ti mandano in bancarotta. E vedremo quanti danni provocherà questa decisione nei prossimi anni. Sono certo che ricadrà in maniera fragorosa sui piemontesi dopo che Cota se ne sarà andato via. Ho chiesto peraltro alla Corte dei Conti di verificare la presenza di eventuali conflitti di interesse, dal momento che a gestire questo grande mostro giuridico-finanzario è stato chiamato Ferruccio Luppi, membro del Cda del più grande ente di gestione di fondi immobiliare e del direttivo di una società con 110 strutture di cura private.

Tutto questo, come avete denunciato sui manifesti, è accaduto senza alcun confronto.
Nessuno, nonostante le ripetute richieste. E badi bene, non abbiamo rivolto all’assessore e al presidente sollecitazioni di tipo sindacale, ma abbiamo chiesto loro semplicemente di riflettere su cosa stava accadendo alla sanità piemontese. Nessuno ha considerato le nostre proteste. Da Cota e Monferino abbiamo solo continuato a sentire proclami e affermazioni su quanto tutto andasse bene. Ora abbiamo deciso di smentire i nostri politici. Sul manifesto abbiamo inserito 10 bugie, ma ne abbiamo pronte almeno un’altra quarantina.

Non avete ricevuto alcun segnale neanche rispetto alla protesta di venerdì?
Abbiamo chiesto al presidente Cota un incontro, ma non abbiamo ricevuto risposta.

Crede che la Giunta pensi che la protesta si smorzerà e sarà dimenticata?
Probabilmente sì, ma si sbaglia. Noi non dimentichiamo e non ci fermeremo se non avremo risposte serie. In 60 anni, in Piemonte, non era mai avvenuto che i sindacati, indistintamente, medici,  infermieri, dirigenti sanitari, tecnico-professionali e amministrativi, tutto il comparto sanitario, autonomi o confederali, si trovassero tutti insieme a protestare e a difendere il sistema sanitario pubblico contrastando una politica sanitaria pressapochista, arrogante e incompetente. Probabilmente i nostri politici non si rendono conto del significato di questa unione.

E se le risposte non dovessero arrivare?
La mia proposta è di arrivare anche all’occupazione delle direzioni generale e all’autogestione degli ospedali.

I problemi della sanità piemontese, insomma, dipendono anche dalla cattiva politica, chiusa al dialogo e agli approfondimenti.
E dalle cattive intenzioni, perché la sensazione è che queste decisioni sbagliate siano prese per motivi che vanno oltre l’incompetenza.
Mi ha molto deluso la politica. Purtroppo dobbiamo costatare che nonostante l’insoddisfazione generalizzata del consiglio regionale nei confronti dell’assessore Monferino, né i consiglieri di maggioranza né quelli opposizioni hanno il coraggio di chiedere a Cota di liberarsi di lui. La sensazione è che anche i consiglieri regionali vivano in condizioni di costante minaccia e con il costante timore di perdere i privilegi di cui godono.
 

13 febbraio 2013
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