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Punti nascita: parte la rivoluzione siciliana. Chiuse 23 strutture entro luglio

Presentato in anteprima al congresso Sigo il decreto per il riordino dei punti nascita in Sicilia. Entro luglio 2012 la rete passerà da 70 a 43 strutture. Salvi i punti nascita delle aree disagiate. Surico (Sigo): “La Sicilia esempio per le altre Regioni”.

29 SET - È arrivata a meno di 24 ore la risposta dell’assessore alla Salute siciliano Massimo Russo alla mozione di censura approvata due giorni fa dall’Assemblea regionale siciliana.
Ieri, nel corso del Congresso Sigo, Russo ha infatti presentato il nuovo piano di riordino dei punti nascita nella Regione. Il decreto sarà ufficialmente firmato nei prossimi giorni e prevede, entro il luglio 2012, la chiusura per 23 punti nascita: un intervento che farà passare la rete materno infantile siciliana da 70 a 47 strutture.
La presentazione in anteprima davanti ai ginecologi non è stata casuale: è un coup de théâtre dell’assessore. Ma suggella anche una collaborazione che, ha sottolineato Russo, non ha precedenti.
“Per la prima volta la Sicilia si avvale di chi è esperto della materia, della scienza. Non ci siamo arrogati una conoscenza che non abbiamo”, ha detto. Il documento è infatti il frutto del lavoro di un tavolo tecnico di cui i ginecologi sono stati larga parte. “A qualcuno che mi ritiene presuntuoso e arrogante - ha sottolineato l’assessore - vorrei dire che quello che abbiamo fatto è la più grande espressione di umiltà: cioè rivolgersi a chi sa. Sta poi alla politica mettere la faccia su una scelta di responsabilità”.

Per Russo è l’occasione di togliersi qualche sassolino dalla scarpa e il ricorso ai tecnici diventa l’emblema della contrapposizione a una logica clientelare. Quelle che abbiamo compiuto “non sono scelte fatte per tutelare questa o quella comunità che è il serbatoio elettorale di questo o quel politico. Sono scelte che guardano all’interesse generale della comunità”, ha precisato. E ciò non significa ignorare le comunità: “la democrazia è ascoltare anche la voce che viene dal basso, ma rischia di diventare demagogia se non si ha la capacità di scegliere direzione verso cui bisogna andare”.

CHIUSI I PUNTI NASCITA SOTTO I 500 PARTI - Il decreto è improntato a una logica di progressività: per ora, in deroga al Piano Fazio che prevedeva la chiusura dei punti nascita con meno di 1000 parti l’anno, si limita a dismettere soltanto quelli al di sotto dei 500. A essere interessati dal provvedimento sono i punti nascita di Licata, Cefalù, Petralia, Alcamo, Pantelleria, Niscemi, Mazzarino, Leonforte, Piazza Armerina, Paternò, Giarre, Lipari, Barcellona Pozzo di Gotto, Mistretta, più alcune case di cura private.
Nè questa è l’unica deroga. Sei strutture resteranno in vita nonostante siano ben al di sotto degli standard stabiliti: la loro localizzazione avrebbe reso troppo difficile e poco sicuro per la popolazione raggiungere gli ospedali vicini. Quindi, si potrà continuare a partorire negli ospedali di Santo Stefano di Quisquina (153 parti l’anno), Marsala, Lentini, Mussomeli, Bronte e Nicosia.
Per altri piccoli ospedali, il salvataggio è stato ottenuto grazie all’accorpamento con altre strutture vicine preferendo la struttura che offrisse i maggiori standard di sicurezza.
A questi interventi - ha aggiunto Russo - si è aggiunto un rafforzamento della rete territoriale e del sistema dell’emergenza. Insomma, ha precisato, “non abbiamo tagliato senza riorganizzare”.
Quello che ne verrà fuori, per l’assessore, sarà un sistema in grado di garantire i valori fondamentali “che sono la sicurezza della madre e del bambino e dei professionisti”

UN AIUTO DAI GINECOLOGI - Russo sa già che la scelta è impopolare. E che la mozione non è che la prima delle difficoltà che incontrerà il piano di riordino. Il prossimo segnale di contestazione arriverà di certo dalle comunità: “Vi chiedo di aiutarmi”, aveva detto ai ginecologi nella cerimonia di apertura del congresso “È uno di quei provvedimenti che crea dissidi, reazioni nelle comunità. Ma le donne devono capire che partorire sotto casa non è garanzia di sicurezza”. E dai ginecologi ha avuto una mano tesa.
“Tenga duro”, ha esortato il presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia Nicola Surico, auspicando che il processo innescato in Sicilia sia di esempio per le altre Regioni dove, a 9 mesi dal varo del Piano Fazio sui punti nascita, ancora poco si è mosso. Un processo che, oltre “a garantire migliore assistenza alla madre e al nascituro” potrebbe consentire di liberare risorse e riorganizzare il personale dei punti nascita mettendo una pezza alla carenza divenuta ormai strutturale.
Il sostegno a Russo è arrivato anche dall’ala ospedaliera dei ginecologi italiani. Lo storico segretario dell’Aogoi Antonio Chiantera ha scomodato la tradizione cinese per confermare il loro appoggio: “in questo momento c’è vento forte. Ma quando il vento soffia sulla casa del Taipan, il Taipan si rafforza se ha amici fidati”, ha detto.

OLTRE IL GATTOPARDO - Di certo sembra che qualcosa si stia muovendo in Sicilia. “Quando ci siamo insediati - ha sottolineato Russo - non conoscevamo nemmeno il numero dei posti letto, né quali fossero i nostri debiti. Abbiamo fatto una politica della conoscenza”. Che, insieme a interventi mirati, sembra stia producendo frutti.
Il decreto che ha equiparato il DRG del parto fisiologico con quello cesareo approvato lo scorso luglio, a quanto pare, sta già cominciando a incidere. “È ancora presto per dare numeri - ha precisato Russo - ma possiamo osservare un’inversione di tendenza”. Certo, nella Regione continua a nascere con il cesareo un bambino su due, ma c’è aria di cambiamento. E sembra si stia riuscendo ad andare oltre a “quello stereotipo culturale per cui se fai ti macchi dell’imperdonabile peccato del fare e l’alternativa è che si faccia perché tutto rimanga come prima”, ha concluso Russo.

Antonino Michienzi 

29 settembre 2011
© Riproduzione riservata


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