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La riforma sanitaria della Sardegna. Un bilancio a fine legislatura

Parte nel 2014 il percorso tracciato dal governatore Pigliaru e dall’assessore Arru. La strada è ancora lunga, ma nel frattempo c’è stato, tra le altre cose, il riordino delle Asl, l’istituzione dell’Areus e dell’Azienda sanitaria unica regionale, l’avvio di riorganizzazione degli organici e una proposta di riordino della rete ospedaliera che mira a fare da scudo alla scure del DM70 sui piccoli ospedali

12 DIC - Il primo tentativo di una legge regionale sulla riforma del sistema sanitario della Sardegna risale nell’ottobre 2012, avrebbe dovuto definire l’Accordo di un programma con lo Stato e recuperare per l’isola finanziamenti sanitari per circa 250 milioni di euro. La norma approvata nella legislatura dell’allora Presidente di Regione Ugo Cappellacci non ebbe però un seguito e la rete ospedaliera di riordino del sistema della sanità sarda rimase soltanto un grande annuncio su qualche articolo di giornale.

Ecco che nel 2014 è il governatore Francesco Pigliaru con l’Ematologo al comando dell’Assessorato per la Sanità, Luigi Arru, a tentare di recuperare il forte ritardo di attuazione della riforma e traghettarla secondo indicazione di nuove normative regionali e più recenti decreti nazionali.

Nel novembre 2014 ha avuto così inizio l’introduzione nell’ordinamento regionale di nuove norme finalizzate a rispondere con adeguatezza, e nel tempo, alle sempre più frequenti criticità dei servizi e delle prestazioni sanitarie per far fronte, con interventi di potenziamento o di significativi cambiamenti, alle numerose ed esigenti richieste di pazienti ed utenti tutti.


Lo studio e la definizione di questi interventi hanno seguito le indicazioni, come per tutte le Regioni, del Decreto Ministeriale 2 aprile 2015, n. 70, con eccezioni su alcuni punti che sono stati oggetto di importante confronto e discussione politica, sia per la parte riguardante la rete ospedaliera regionale, sia per la parte organizzativa del sistema terapeutico volt a sviluppare una più forte organizzazione territoriale della degenza ed identificare l’organizzazione ospedaliera in sistemi di alta, media e bassa intensità di cure dipendentemente dalle prestazioni proposte.

Non è mancata la premessa sulla spesa sanitaria che rispetto a diversi anni precedenti nel 2014 risultava significativamente aumentata. Si è reso dunque necessario intervenire su un adeguamento dei modelli assistenziali con logiche proiettate verso una maggiore efficienza, in un ragionamento di ottimizzazione dei costi possibili, garantendo nel contempo i livelli essenziali di assistenza (LEA).

Oltre ciò, l’esigenza della riforma nasce anche dal progetto di una riorganizzazione degli enti locali in conseguenza degli effetti del referendum del 6 maggio 2012 che ha disposto l’abolizione di alcune province sarde e che erano anche il punto di riferimento delle aziende sanitarie locali. Il riordino delle province della Sardegna avverrà nel febbraio 2016, la norma approvata dal Consiglio regionale cancella quelle di Cagliari, Carbonia-Iglesias, il Medio Campidano, Olbia-Tempio e dell’Ogliastra ed istituisce la città metropolitana di Cagliari e la provincia del Sud Sardegna, in aggiunta alle province già esistenti di Nuoro, Oristano e Sassari.

Viene così avviata la riforma del sistema sanitario regionale nel presupposto di quella che sarebbe potuta essere qualche anno dopo una definizione dei nuovi confini territoriali, con riguardo alla dislocazione delle aziende sanitarie locali e al dimensionamento del numero dei posti letto in seno alle disposizioni del D.M.70, ricorrendo all’occorrenza ad accorpamenti di reparti ospedalieri.

La nascita dell’Asur e dell’Areus
In virtù della legge regionale 17 Novembre 2014, n. 23, hanno origine in un’unica sede la Centrale regionale di committenza e l’Azienda regionale dell’emergenza-urgenza (AREUS), vengono inserite le sedi principali di organizzazione territoriale di degenza extra ospedaliera, nonché le case della salute e gli ospedali di comunità, già introdotti da delibere di Giunta, ma che necessitano di essere migliorate sotto l’aspetto dell’efficienza organizzativa.

Per quanto riguarda invece l’Azienda sanitaria unica regionale (ASUR), viene prevista successivamente con legge regionale 28 dicembre 2015, n. 36, che proroga il commissariamento delle aziende sanitarie locali al fine di garantire l’adeguata efficienza dell’assetto istituzionale e organizzativo del servizio sanitario regionale avviato in sinergia con una più efficace attuazione del piano di rientro del disavanzo in sanità, nonché al fine di attendere l’evoluzione due mesi dopo del riassetto territoriale degli enti locali.

Gli obiettivi dell'Asur
Nel luglio 2016 l’Azienda sanitaria unica regionale viene formalmente istituita diventando titolare di compiti e attività dirette a garantire un idoneo funzionamento del sistema sanitario territoriale complessivo, mirando a migliorare gradualmente le evidenti carenze di una governance unitaria del Sistema con riferimento a diverse funzioni. Tra queste si ricordano quella di committenza, per esempio non erano stati ancora stipulati gli accordi previsti dalle normative nazionale e regionale tra le aziende sanitarie locali e le aziende ospedaliere, la funzione di governo della domanda, conseguente al ritardo dei processi di riorganizzazione della rete ospedaliera, della rete territoriale e della rete di emergenza-urgenza, che ha determinato livelli di ospedalizzazione superiori allo standard nazionale ed elevati indici di inappropriatezza delle prestazioni, la funzione di collaborazione/cooperazione organizzativa e gestionale tra le aziende sanitarie, e altre ancora.

Con l’Azienda sanitaria unica regionale si è espressa dunque l’esigenza di rafforzare le funzioni di committenza, di gestione e di valutazione dell’appropriatezza delle prestazioni sanitarie attraverso la stipula di contratti con gli erogatori privati e di accordi con le aziende ospedaliere (AO e AOU) e di rilevare le funzioni di programmazione, gestione e di controllo aziendale. Le Asl diventano per così dire Aree socio-sanitarie locali (Assl) con funzione sia di supporto tecnico-amministrativo alle attività assistenziali, sia di fungere da raccordo organizzativo tra la direzione dell’ASUR e i territori, come tra i distretti afferenti alla stessa Assl e tra i distretti e gli ospedali.

I primi passi della riforma della rete ospedaliera
Andando avanti, con la riforma prende avvio la ridefinizione della rete ospedaliera, una tra le più importanti misure più discusse. Nel merito, oltre a norme regionali ed al parere dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), essa non poteva non prescindere dal D.M. 70 e dal Regolamento recante la definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera. Quest’ultimo prevede che le Regioni adottino un provvedimento di programmazione finalizzato a ricondurre la dotazione dei posti letto ospedalieri accreditati ed effettivamente utilizzati a carico del Servizio Sanitario Regionale (SSR) ad un livello non superiore a 3,7 posti letto per mille abitanti, di cui 0,7 per la riabilitazione e lungodegenza post- acuzie (disposizione contenuta nella legge n. 135/2012), garantendo il progressivo adeguamento agli standard previsti nell’arco di un triennio.

La proposta sulla ridefinizione della rete ospedaliera presentata dall’Assessore per la Sanità nel febbraio 2016, viene approvata dal Consiglio Regionale oltre un anno e mezzo dopo, a fine ottobre 2017.
 
Piccoli ospedali a rischio chiusura
Secondo i parametri previsti dal DM70 ben quattordici piccoli ospedali dell’isola avrebbero rischiato la chiusura, quali il Segni di Ozieri, il Marino di Alghero, il Merlo a La Maddalena, lo Zonchello di Nuoro, il Nostra Signora della Mercede a Lanusei, il San Camillo di Sorgono, il Mastino di Bosa, il San Giuseppe di Isili, il Binaghi di Cagliari, il Santa Barbara e il Cto di Iglesias, il San Marcellino di Muravera, il Microcitemico di Cagliari, il Delogu di Ghilarza.

Al declassamento dei su indicati ospedali, di cui alcuni caratteristici di territori disagiati, la Giunta Regionale si è opposta con una ridefinizione della rete che ha portato alla riqualificazione degli stessi in reparti adibiti a servizi sanitari ed in degenza ordinaria, Day Surgery e Day Hospital, tesi a rispondere a criteri di efficienza, qualità e sicurezza come da norme, intensificando il sistema di integrazione secondo il modello di ospedali in rete (Hub&Spoke) ed il sistema emergenza-urgenza della centrale operativa del 118 con l’introduzione dell’ Aw139 di Areus, elicottero idoneo al soccorso anche notturno e di efficiente alta prestazione nell’eventualità di mal tempo.

La revisione delle piante organiche
In aggiunta si sottolinea l’attuale iter di riorganizzazione del personale sanitario che fa seguito ad una rivisitazione dell’organico carente di specialisti in determinate discipline, ad es. anestesisti, ed altre professioni sanitarie, penalizzato per troppi anni dal blocco del turn over e dal frequente ricorso a chiamate interinali, che ha necessitato di uno sguardo volto a seguire iniziative di stabilizzazione di numerosi precari assunti con selezione e di nuove prossime assunzioni.

E il percorso continua…
Se è vero che la fase di cambiamenti e transizioni di un iter tutt’ora in atto non hanno fatto mancare in Sardegna accese critiche di comitati cittadini e politici opinionisti pro e contro una riforma che ha visto operare per riqualificare servizi e prestazioni su più attenti criteri standard di qualità e di efficienza per la salute degli stessi cittadini, è altresì vero che l’accettazione al cambiamento è per natura elastica all’evidenza progressiva degli effetti. Ma per questo soltanto la continuità ad operare verso una rinnovata sanità ed il tempo potranno fare la loro parte.

Elisabetta Caredda

12 dicembre 2018
© Riproduzione riservata


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