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ASCO 2013: le novità in terapia di Astra Zeneca

04 GIU - Sono tre le nuove molecole oncologiche di Astra Zeneca di cui sono stati annunciati avanzamenti in fase III dello sviluppo clinico, in occasione del meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) 2013. Si tratta di: moxetumomab pasudotox, terapia sperimentale per il cancro su pazienti affetti da leucemia a cellule capellute; olaparib, potenzialmente il primo (innovativo) Parp-inibitore orale, in grado di sfruttare i deficit dei meccanismi di riparazione del DNA per eliminare in modo selettivo le cellule cancerogene nel tumore dell’ovaio; selumetinib, inibitore MEK che, dagli studi di Fase I/II, ha dimostrato di essere clinicamente attivo e tollerato come monoterapia e in combinazione con i normali regimi di chemioterapia in studi clinici su una serie di tumori solidi.
 
MedImmune, il ramo di ricerca e sviluppo biologico di Astra Zeneca, ha reclutato il primo paziente per lo studio clinico di Fase III su moxetumomab pasudotox. Lo studio, sponsorizzato dal Cancer Therapy Evaluation Program (CTEP), valuterà moxetumomab pasudotox come potenziale terapia in pazienti adulti affetti da leucemia a cellule capellute che non hanno risposto alla terapia standard o che hanno evidenziato una recidiva dopo tale terapia. Moxetumomab pasudotox è una terapia sperimentale per il cancro, che è stata testata in Fase I su pazienti affetti da leucemia a cellule capellute. Lo studio di Fase I ha dimostrato notevoli percentuali di riposta per moxetumomab pasudotox nella popolazione affetta da leucemia a cellule capellute con un profilo di sicurezza gestibile, accelerando il passaggio alla Fase III Registrativa.

L’endpoint primario dello studio clinico di Fase III sarà di misurare la percentuale di risposte complete durature nei pazienti trattati conmoxetumomab pasudotox per via intravenosa, somministrata nell’arco di 30 minuti nei giorni 1, 3, 5 di ciascun ciclo di 28 giorni, fino a risposta completa,  progressione di malattia, inizio di una nuova terapia anti-tumorale, o tossicità inaccettabile. Gli endpoint secondari comprendono la percentuale di risposte complessive, la sopravvivenza libera da recidiva e la sopravvivenza libera da progressione di malattia.
Moxetumomab pasudotox è un’immunotossina CD22 composta dalla porzione legante di un anticorpo anti-CD22 fusa con una tossina. Dopo essersi legata al CD22, la molecola viene interiorizzata ed elaborata, rilasciando così la sua tossina proteica modificata che inibisce la sintesi proteica, portando alla morte della cellula cancerogena.
 
 
AstraZeneca ha inoltre presentato nuovi dati di Fase II per olaparib, il suo Parp-inibitore orale sperimentale (inibitore della Poli-ADP ribosio-polimerasi – PARP), dimostrando il suo potenziale come terapia di mantenimento per le pazienti platino-sensibili affette da cancro alle ovaie in fase di recidiva, con mutazioni del gene BRCA. In base a questi dati, AstraZeneca ha in programma già dalla seconda metà del 2013,  per questa tipologia di pazienti, l’avanzamento di olaparib alla Fase III dello sviluppo clinico: olaparib è  potenzialmente il primo (innovativo)Parp-inibitore orale (inibitore della Poli-ADP ribosio-polimerasi – PARP), in grado di sfruttare i deficit dei meccanismi di riparazione del DNA per eliminare in modo selettivo le cellule cancerogene. Questa modalità d’azione fornisce a olaparib una potenziale azione in una serie di tipi di tumore con deficit dei meccanismi di riparazione del DNA   . La PARP è associata a vari tipi di tumore, in particolare al carcinoma mammario e ovarico.
Lo studio di Fase II è uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco, con l’obiettivo di valutare l’efficacia della terapia di mantenimento con olaparib, rispetto al placebo, nelle pazienti con carcinoma ovarico sieroso, platino-sensibile, recidivante , ad alto grado di malignità. L’analisi pre-pianificata per sotto gruppi ha valutato retrospettivamente le pazienti con mutazioni gBRCA e tBRCA confermate, da campioni di tumore in archivio.
 
In occasione dell’ASCO sono infine stati presentati anche i dati di uno studio sponsorizzato dal National Cancer Institute su selumetinib, un inibitore selettivo della chinasi (MEK), in pazienti con melanoma uveale in stadio avanzato. Saranno presentati anche i dati di uno studio sponsorizzato da AstraZeneca su pazienti affetti da melanoma cutaneo in stadio avanzato con  mutazione del gene BRAF. Selumetinib è un inibitore MEK che, dagli studi di Fase I/II, ha dimostrato di essere clinicamente attivo e tollerato come monoterapia e in combinazione con i normali regimi di chemioterapia in studi clinici su una serie di tumori solidi. I dati di Fase II derivano da uno studio randomizzato di selumetinib confrontato con temozolomide (chemioterapia) in pazienti con melanoma uveale (occhio) metastatico, sponsorizzato dal National Cancer Institute, e da uno studio randomizzato, in doppio cieco, su selumetinib in combinazione con dacarbazine, come trattamento di prima linea per pazienti con melanoma cutaneo in stadio avanzato con mutazioni BRAF. 
Si prevede, inoltre, che nella seconda metà del 2013 inizierà uno studio di Fase III su selumetinib in combinazione con docetaxelcome terapia di seconda linea per pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico e positivo alla mutazione KRAS.

04 giugno 2013
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