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Giornata mondiale per la pulizia delle mani. L’Oms: “Una semplice abitudine contro le infezioni che può salvare vite umane”

“Il semplice gesto di lavarsi le mani può ridurre sensibilmente il numero di infezioni che vengono contratte dai pazienti nel corso di cure sanitarie”, afferma l'esperto di controllo delle epidemie Mitchell Schwaber, e fa parte di un quadro più ampio di interventi dell’Oms che includono i piani di risposta alle emergenze, il controllo delle epidemie e la lotta alla resistenza antimicrobica.

04 MAG - "La Giornata mondiale per la pulizia delle mani promossa dall'Organizzazione della Sanità che si celebre il 5 maggio è un'occasione per promuovere la campagna 'Clean hands save lives' (La pulizia delle mani può salvare vite) dell'Oms e ribadisce il diritto universale di ricevere cure sanitarie 'pulite', sia che ci si tovi in un ospedale da campo, una casa di cura o in sala operatoria. Il semplice gesto di lavarsi le mani fa parte di un quadro più ampio di interventi che includono i piani di risposta alle emergenze, il controllo delle epidemie e la lotta alla resistenza antimicrobica". È quanto si legge sul sito dell'Oms nello speciale dedicato alla pulizia delle mani in ambito sanitario.

Ecco alcuni dati forniti dall'Oms:
- un paziente su 10 contrae un'infezione mentre riceve cure sanitarie;
- Il 50% delle infezioni contratte durante un intervento chirurgico possono risultare resistenti agli antibiotici;
- I protocolli per la prevenzione e il controllo delle infezioni possono ridurre del 30% i casi legati alle cure sanitarie.

"L'esperto di controllo delle epidemie Professor Mitchell Schwaber - prosegue la nota ha fatto parte della taskforce che ha affrontato la comparsa di una forma letale e resistente ai farmaci del batterio Klebsiella in Israele nel 2006 dove ha acquisito una comprensione straordinaria su come gestirla, usando le metodologie di base dei rudimenti del controllo delle infezioni, come ad esempio una scrupolosa igiene delle mani, cambiando per sempre l'approccio israeliano alla prevenzione e al controllo delle infezioni e contribuendo a prevenire future epidemie".
 
"Si ritiene che la Klebsiella resistente ai carbapenemi (CRK) sia giunta in Israele alla fine del 2005 - spiega l'Oms - e che si sia diffusa a macchia d'olio in tutte le istituzioni sanitarie. Il batteriò può causare, nei pazienti più vulnerabili, infezioni pericolose, infettando ferite e sangue e causando polmoniti. Dato che questa forma di Klebsiella è resistente alla maggior parte degli antibiotici, può diventare molto difficile da trattare. All'epoca, in Israele non era in vigore alcun organismo nazionale per il controllo delle infezioni, cosa che rendeva quasi impossibile farsi un'idea della situazione nazionale. Poi, nel 2007, nel corso di un convegno, i vari specialisti del controllo delle infezioni che si erano riuniti hanno raggiunto una drastica conclusione".
 
"Avevamo portato tutti dati di nostri istituti, e quando ci siamo riuniti in quella stanza abbiamo capito cosa stava accadendo. Ci siamo resi conto che quella forma di Klebsiella stava monacciando l'intera infrastruttura ospedaliera israeliana", spiega il professor Schwaber.
 
"Il gruppo di studiosi ha informato immediatamente il Ministero della Sanità - aggiunge la nota -, formulando due raccomandazioni: quella di emettere provvedimenti nazionali mirati a isolare con efficacia i pazienti vettori di CRK, e quella di creare una taskforce per supervisionare la messa in atto di questi provvedimenti e anche di attuare ulteriori interventi per affrontare l'epidemia. Il ministero ha eseguito entrambi le raccomandazioni e la task force ha preso il nome di Istituto Nazionale per il Controllo delle Infezioni e della Resistenza agli Antibiotici, col mandato di agire da organismo nazionale permanente di controllo delle infezioni, sviluppando una linea operativa che esula dalla CRK".
 
"La prima circolare emessa nel 2009 riguardava l'igiene delle mani", ricorda il professor Schwaber. "Ci siamo resi conto che si trattava proprio dell'ABC: è impossibile tenere sotto controllo le infezioni senza avvalersi di una adeguata igiene delle mani. Da allora, è praticamente diventtaa una legge".
 
La circulare venne diffusa contemporaneamente alle Linee guida Oms sull'igiene delle mani nell'assitenza sanitaria. Entrambi stabilivano i cinque momenti in cui è vitale avere le mani pulite:
- prima di toccare un paziente;
- prima di una procedura antisettica;
- dopo l'esposizione o il rischio di esposizione ai fluidi corporei;
- dopo aver toccato un paziente;
- dopo aver toccato qualsiasi cosa nei pressi del paziente.
 
"L'epidemia di CRK - fa notare l'Oms - ha portato a cambiamenti duraturi. L'istituto effettua visite e ispezioni in loco e si occupa della formazione del personale, insegnando i principi base della vilgilanza dell'igiene delle mani, sottolineando la convinzione che questa sia uno dei pilastri della prevenzione e del controllo delle infezioni".
 
"Il controllo delle infezioni inizia con l'igiene delle mani", insiste il professor Schwaber. "Non è l'unico accorgimento necessario, ma se non si pratica una assidua igiene delle mani, non si sta tenendo sotto controllo l'infezione. Spero che un domani il nostro ruolo regolatore possa diventare superfluo, e che il nostro Istituto non debba più agire da vigile, poiché tutti sapranno cosa devono fare e lo faranno".
 
"Una buona igiene delle mani è il primo strumento a nostra disposizione per la prevenzione e il controllo delle infezioni", dice la dottoressa Dorit Nitzan, direttrice regionale di emergenza ad interim dell'Oms Europa. "L'esperienza israeliana ci fornisce un ottimo esempio di un ciclo efficace di gestione delle emergenze sanitarie, che va dalla risposta iniziale alla fase di recupero, durante la quale i sistemi sanitari vengono rafforzati per far fronte alle esigenze future".
 
"La cura della pulizia è una parte essenziale di questo ciclo", ribadisce la Nitzan. "Protegge chi è più vulnerabile, salva le vite e aiuta a combattere la resistenza antimicrobica e - conclude - parte tutto dalle mani pulite".
 


04 maggio 2019
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